Càpito a Torino, Salone del Gusto. La sagra della lingua e del palato. La fiera nazionale ed internazionale dei gusti e dei sapori. Anni di esposizioni dei prodotti tipici e dei prodotti internazionali di Slow Food, dove Carlin Petrini è una autorità indiscussa. Ci càpito con una delegazione della mia regione lavorativa: quelli di Piacenza, con una loro fetta alimentare di eccellenza, la Coppa Piacentina. Chi non la conosce, deve rimediare. Come dice il mio amico giornalista agroalimentare, già del Corriere della Sera, Nico Silvestri: un sapore da provare. Trovo a Torino anche il mio predecessore a Linea Verde il tosco-fiesolano Sandro Vannucci allo stand dell’Esercito Italiano per l’Afghanistan: più zafferano meno guerra. Una, o meglio due fette di coppa di Piacenza sono più di un elisir di lunga vita: fa bene al gusto e alla salute. Profumo e sapori di vera tipicità, carezza del palato e della lingua. A Torino il presidente della Camera di commercio di Piacenza, Giuseppe Parenti, che di mestiere fa l’ingegnere ma che ha sposato la qualità come passione, annuncia la quarta edizione della Coppa d’oro. Gioco di parole. Coppa come premio e coppa come prodotto salumiero. E’ una prelibatezza. Anche proposta con salse alla frutta fa una certa impressione. E’ una coppa artigianale, ne fanno poche, tutte a mano, come la affetti ti sembra di stare ad una cerimonia di norcineria. Abbinata con una Malvasia secca ti sembra di riscoprire gusti della nonna e di quando abitavi in campagna. Stagionatura minimo sei mesi, meglio di più. Coppa morbidissima. Il 22 novembre assegneranno la Coppa d’Oro a personaggi della politica, dello sport e della società che meritano. Intanto si parla di coppa. Chi l’avrebbe mai detto, Piacenza, città di centrali e di snodi autostradali, capitale anche del buon mangiare. Anche se loro ci badano poco. A pranzo non vanno nei ristoranti ma a casa, pranzo domestico, un’ abitudine. Ma i ristoranti di valore e di tradizione propongono piatti tradizionali del territorio, tra riso e carne di cavallo e coppa. Son bravi. Poche robe, pochi piatti ma assolutamente valorizzati e promossi. Dalle valli alla città. Da scoprire. Per anni, anche durante le stagioni mitiche di Linea Verde, abbiamo celebrato prodotti di Cinta Senese e il Lardo di Colonnata e poi scopri che nella industriale e artistica Piacenza c’è una coppa che fa la differenza. Non si finisce mai di scoprire, direbbe nonna. Slow Food e giacimenti alimentari e culturali si giustificano anche per questo. Al Salone del Gusto di Torino, un vero labirinto di sapori e di prodotti, tra Italia ed estero, molta Austria, ti sembra di entrare in un girone dantesco di sapori e prodotti. Arrivi e vedi tutti a correre ad assaggiare formaggi e vini, caffè e salumi, olio e salse. C’è uno stand anche della Brioschi, tutto serve a digerire. Piatti e vassoi di salumi e formaggi, vetrine di tisane e liquori, pani e salumi che nella vita -fuori- non incontreresti mai. Per questo un salto al Lingotto di Torino, una volta, fa la differenza. Così si pensa alla miriade di piatti e prodotti tipici italiani che fanno la differenza, dal pistacchio di Bronte al pomodoro di Pachino dall’olio di Salento al limone di Sorrento, e non è solo una questione di rima. C’è un’Italia da scoprire e che per la sagra della lingua si evolve continuamente, dall’Alto Adige alla Sicilia. Vanno bene i salami mantovani e il nostro cotechino, come la finocchiona toscana a cui daremo una grande rilevanza di tipicità, potremmo provare ribollite di Signa e paste alla Norma, chianine alla brace e fettunte senza confini, minestre friulane e polente conce piemontesi (Ceresole Reale, che ricordi) e Valdostane, e poi le focacce di Genova e tanti piatti umbri e Casentinesi, e poi si scopre la nicchia, la grande piccola produzione di una coppa che diventa d’oro, un vero giacimento di una Italia che è magica perché ti fa scoprire sapori e produttori fuori da ogni percorso, fuori da ogni rito. Dai proviamo una tappa a Piacenza e proviamo a chiedere la coppa. Se poi ha meno di sei mesi di stagionatura. Lo diciamo all’ingegner Parenti . E chiediamo i danni. Al palato.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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