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La saggezza dei “barbari”

Da diversi millenni, e così nel presente, assistiamo a un eterno scontro tra nomadi e sedentari; con questi ultimi perennemente impegnati alla costruzione dell’impero.

di Angelo Giubileo | 29 Ottobre 2018

Ho letto in questi giorni, tradotto in italiano con il titolo “Paura”, il libro di Bob Woodward (uno dei

due giornalisti premio Pulitzer per lo scandalo Watergate che portò alle dimissioni dalla carica di presidente USA di Richard Nixon), dal titolo originale Fear.Trump in the White House (2018).

Questo titolo è tratto da un’espressione confidenziale che, è scritto nel libro, Trump avrebbe rivolto “a un amico che aveva ammesso comportamenti scorretti nei confronti delle donne”, e cioè: “Il vero potere è paura. E’ tutta questione di forza. Non bisogna mai mostrare debolezze, essere sempre forti e non farsi angariare”. Il titolo, specie quello in italiano, costituisce quindi senz’altro una forma vera e propria di “adattamento”, una sorta anche di “accomodamento”, in definitiva una rabberciatura rispetto ai fatti viceversa narrati nel saggio.

Infatti, leggendone il testo, a me pare che emerga piuttosto la personalità di un uomo, più volte descritto dai media come un “barbaro”, in lotta contro un destino, non tanto suo quanto sopra tutto di una nazione e un popolo, quello naturalmente statunitense, che pare non debba mai aver fine. Così che, almeno nella prima parte del libro, la storia narrata è direi anche in certa parte essenziale la storia della nomina, da parte dell’attuale presidente Usa, di James Mattis a Segretario della Difesa. Di Mattis, nel libro è detto: “ex generale a quattro stelle dei marines”, “troppo liberale nelle politiche sociali”, “globalista nell’anima”, “una brava persona”, “un veterano di lungo corso, sia in Afghanistan sia in Iraq”, “molto stimato, nell’esercito e fuori. Infine, un uomo ponderato e cauto”. E invece, appellato dai media con i nomignoli di “Mad Dog” (Cane pazzo) e “Chaos”.

Comunque si consideri l’uomo, non c’è dubbio che la vicenda dell’importantissima nomina a Segretario di Stato si sia concretizzata nella scelta presidenziale di “un militare”, forse in vista delle sfide che, in prospettiva, più delle altre Trump, in primis, riteneva avrebbero dovuto affrontarsi. Semplificando enormemente, una risposta in termini diversi, definita dai media “interventista”; invece che continuare con la strategia “pacifista” di Obama, ispirata al principio, che potremmo dire semplificando ancora enormemente, del quieta non movere et mota quietare (Non agitare ciò che è calmo, ma calma piuttosto ciò che è agitato). Il tutto, quindi, dentro tali apparenti confini di una scelta, “interventista” o “pacifista”, che fosse e che sia. E invece, una scelta di cui si potrebbe cogliere senz’altro meglio il significato; magari anche leggendo un altro libro appena uscito in edizione italiana dall’Einaudi, dello storico, anch’esso americano, James C. Scott, dal titolo in italiano: Le origini della civiltà. Una controstoria.

Questo saggio, innanzitutto smentisce e quindi inverte il canone classico della Tradizione, qui intesa con la T maiuscola, e sostiene, con prove e dati di fatto, o come si suole dire “alla mano”, quanto errata sia, come in effetti è, la visione “evoluzionista” che dice dello sviluppo e del progresso come di un percorso univoco e unidirezionale dalla “barbarie” alla “civiltà”. Sul numero #361 di La Lettura, in edicola questa settimana, il commento al saggio da parte Di Adriano Favole evidenzia infatti come “popoli statali e non statali, agricoltori e raccoglitori, ‘barbari’ e ‘ civilizzati’ sono gemelli”. Così che, sullo stesso numero #361, il più ampio commento e la più ampia analisi di Alessandro Vanoli testimonia altresì il fatto incontestabile che talvolta, nel lungo cammino della storia, sono stati piuttosto i “barbari”, altrimenti “nomadi”, a “prosperare lungo le grandi vie di commercio o negli spazi aperti della pastorizia”. E, a dispetto dello Stato: che, da sempre invece, chiude i “cittadini” all’interno delle proprie mura o confini, non solo al fine di garantirne la sicurezza e la difesa ma anche al fine di garantirsi la loro obbedienza e rispetto di “sudditi”.

Ritornando a Trump, e – cosa che  avete ormai capito bene – non solo, e facendo ancora un passo più indietro all’epoca delle presidenziali, si legge nel libro di Woodward che Steve Bannon abbia detto all’allora candidato: “Su questi tre temi (immigrazione illegale di massa, perdita dei posti di lavoro dell’industria manifatturiera, inutili guerre all’estero) la Clinton non può difendersi. Lei stessa appartiene al sistema che ha aperto le frontiere, stipulato pessimi accordi commerciali e permesso la dislocazione dei posti di lavoro in Cina. Di fatto è una neocon, giusto?”.

Giusto.

Angelo Giubileo

Pubblicato in : Metamorfosi, Primo pianoTag: afghanistan, cina, dimissioni, immigrazione, lavoro, massa, nazione, obama, posti di lavoro, sviluppo, usa

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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