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La rottamazione definitivamente rottamata da Verdini

di Nicola Cariglia | 26 Luglio 2015

Il treno che doveva portare al rinnovamento della politica, nei metodi e negli uomini, che già era in affanno, si è definitivamente fermato.

Fosse per me, Renzi potrebbe fare non uno ma cento accordi con Denis Verdini. E Verdini appoggiare non uno, ma cento governi Renzi. Il giudizio lo darei alla fine, misurando la coerenza dei risultati rispetto agli impegni professati.

Ma Renzi ci ha fatto i marroni quadri a furia di dire che voleva mandare al macero il vecchio modo di fare la politica. E ci ha costruito una carriera. La sua “rottamazione” non era un metodo, era un fine. Non forma ma sostanza. Tanto che la gente lo ha osannato ed elevato alla segreteria del PD e poi del governo senza minimamente chiedergli cosa volesse fare, in concreto, una volta raggiunto il potere.

Renzi, poi, è anche il capo di un partito che raccoglie assieme a persone per bene e sinceramente appassionate alla politica ed al bene comune, una massa elevata di moralisti cipigliosi, convinti di rappresentare la parte eletta dell’Italia: la parte onesta, virtuosa, a fianco dei magistrati, non mafiosa, ineccepibile, seria, e via farneticando. Tanto che Deborah Serracchiani, la sua vice, si è affrettata a precisare che i voti di Verdini arriveranno a dare una mano ad una maggioranza che, soprattutto al Senato, è pencolante. Ma solo per aggiungersi. Roba da ridere e da fare cadere le braccia al tempo stesso. Come se la maggioranza di Renzi già non fosse in contraddizione con l’esito del voto e, soprattutto, con la declamata “nuova politica” dell’attuale presidente del consiglio. Una maggioranza nata grazie alla scissione di Alfano e compagni e sopravvissuta grazie ad altre decine di cambi di fronte!

Ora, a mettere l’ennesima toppa, ecco le truppe di Verdini. Che non mi scandalizzano. Mi fa solo ridere pensare ai tanti severi censori, che dovranno ingollare i tanti delitti e le grandissime meschinità che inesorabilmente accompagnano le vite dei docenti in moralismo d’accatto.

In politica contano i risultati: la capacità di raggiungere gli obbiettivi annunciati. Per quanto riguarda Matteo Renzi, il suo primo e unico obbiettivo è già stato mancato. Il treno che doveva portare al rinnovamento della politica, nei metodi e negli uomini, che già era in affanno, si è definitivamente fermato. Alla stazione Verdini.

Pubblicato in : EditorialeTag: denis verdini, governo, massa, matteo renzi, pd, persone, presidente del consiglio, renzi, rottamazione, treno, verdini

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    31 Luglio 2015 alle 17:19

    Caro, Anggiub, ascolto le sue convinzioni e le rispetto, ma quando ci si trova lontani anni luce è pure inutile confutare. In fondo il problema sta sempre nell’accontentarsi o meno.
    Caro Paolo, Prodi ha ragione a esigere una politica che sia pensiero e ragionamento, ma secondo lui come si esce da twitter e followers? E a infognare la politica dentro twitter e followers non è stata una certa storia che pure ogni giorno ci compra e ci fa felici, e ci convince d’essere baciati dal destino al vertice della storia umana?

    Rispondi
    • paolo francia

      31 Luglio 2015 alle 17:59

      Prodi si astiene dal commentare, si arrende quindi all’anagrafe, come se twittare o facebookare fossero i soli parametri per interagire e dire la propria. L’Uomo ha sempre creduto d’essere al “sommo” di qualcosa, in realtà la strada da fare è sempre maggiore e in salita, io sono talmente indietro o avanti che penso si tratti di una moda come tante e che passerà per sfinimento, ma lascerenno il posto ad altre corbellerie fatte passare per genialate, essendo in estinsione pure gran parte del mondo lavorativo come lo abbiamo conosciuto, le persone inventano strategie che paghino e li facciano sentire importanti e a galla di qualcosa, ma vedi che contrariamente a quanto Facebook e le altre genialate si erano prefissate, le persone sono molto piu sole e senza amici di una volta, a profittarne sono coloro che ci fanno i soldi, come al solito. Anche il PC portatile che stiamo usando è considerato ormai obsoleto, ci saranno solo tablets presto……

      Rispondi
  2. @anggiub

    31 Luglio 2015 alle 13:23

    Il teorico per eccellenza della decrescita, il francese Latouche sostiene che “L’economia ha fallito, il capitalismo è guerra, la globalizzazione violenza”. Ecco, io viceversa credo, spero e mi auguro che accada l’esatto contrario di quanto sostiene Latouche. Che sia il mio un atto di fede? Assolutamente no, direi piuttosto un atto di ragione. Che sia miope e patetico? Relativamente no, in quanto (almeno) finora si è rivelato senz’altro meno miope e meno patetico rispetto alle attese, viceversa, di chi in epoca precedente ha vissuto l’esperienza di due guerre mondiali … Complessivamente, non siamo mai stati meglio. E questo, che piaccia o no, è comunque un fatto. Incontestabile. Si potrebbe stare meglio, ma è quello che in fondo tutti ci auguriamo …

    Rispondi
  3. paolo francia

    31 Luglio 2015 alle 10:26

    Appunto Marzio, una guerra vecchia di piu di 400 anni la si dimentica, tranne quando la si vede dipinta in qualche quadro di qualche museo…e poi, non avevano internet, ma avevano la peste e altre schifezze di quel tipo. La seconda guerra invece è troppo recente….forse nel 1720 ancora ne parlavano di quella dei 30 anni? La cosa semmai da dire è che, per converso, come controparte alla tiritera e ai filmati dati e ridati su Hitler l’economia sta esasperando i popoli al punto da spingerli proprio nella direzione opposta della pace, solo che i potenti (di allora e di oggi) si salvano quasi sempre.
    Prodi, che non ho mai sopportato con quella bonaria tempra del Don Abbondio, ha detto che non commenta la politica attuale basata sui twitter e i followers, che per lui la poltica è pensiero e ragionamento. Qualcosa di buono esce anche da lui.

    Rispondi
  4. marzio siracusa

    31 Luglio 2015 alle 10:00

    Guarda Paolo, che la guerra dei Trentanni fu infinitamente più bestiale del secondo conflitto, ma poiché allora non c’erano i mezzi del rimbecillimento di massa, non se ne poté fare una ” ab urbe condita “. E Hitler affascina come pericolo eternamente scampato proprio i rimbecilliti da Internet e dal cellulare, ribadendo l’eternità dei fondamenti di una storia che non è affatto eterna. In poche parole la mitizzazione orrifica del secondo conflitto ha lo scopo di spengere il pensiero critico e i risultati sono sotto gli occhi, vedi nel nostro piccolo chi è arrivato a piantare il culo a Palazzo Chigi.

    Rispondi
  5. paolo francia

    30 Luglio 2015 alle 12:03

    Marzio, in effetti c’é da chiedersi cosa programmerebbero tante emittenti TV se non ci fosse stata la guerra….che evidentemente è molto vicina ancora, ci vorranno forse 500 anni per non sentirne piu parlare? Alcuni SS sono ancora in vita e sotto processi, segno che le piaghe non sono neppure rimarginate, ma purulente e aperte. Credo che una testimonianza di quel periodo storico sia utile, a piccole dosi, anche per la generazione internet che crede in un mondo facile, veloce e senza problemi, e poi il “fascinamento” provocato da Hitler è lontano dall’attenuarsi, sia per i detrattori che per i fanatici, i programmi sui bunker, sui disegni di guerra e le strategie, insomma, questo affascina ancora, di ritorno dalla Bretagna ho visitato il castello di Angers con una mostra dedicata al pittore e vignettista Maurice de la Pintière, deportato e sopravvissuto ai campi di concentramento, una lunga serie di disegni dei campi, realizzati in maniera sublime, danno l’idea di quello che tanta gente ha vissuto in quegli anni ancora cosi vicini, ed è bene anche non dimenticare.

    Rispondi
  6. marzio siracusa

    29 Luglio 2015 alle 17:47

    Caro anggiub, mi sembra che la sua non sia una critica alle mie considerazioni ma solo un atto di fede a prescindere, come se quanto ho detto non valesse un domani per la costituzione di qualsiasi nazione o confederazione di nazioni violentemente alterate nel connotato storico e culturale. Questa fede nell’Europa come panacea contro tutti i mali per me ha qualcosa di veramente miope e patetico, nutrito com’è dagli incubi del secondo conflitto che ad arte giorno dopo giorno ci sono descritti e prescritti in ogni dove da mane a sera.

    Rispondi
  7. marzio siracusa

    28 Luglio 2015 alle 14:27

    Le mie considerazioni in forma di domanda non presumevano davvero una risposta, ma semplicemente mettere in guardia su ciò che realmente oggi appare non rinviabile. Perciò, perché lo spunto critico non si perda in ultima fila, ripropongo il pezzo nella speranza che susciti qualche riflessione, fosse pure contraria.

    Ma a parte le miserie della politica italica che non cambierà mai, come valuta Pensalibero la mutazione del quadro etnico nazionale sulle cui base storiche fu concepita la Costituzione vigente? Si dovrà sempre seguire gli adattamenti della costituzione materiale fino a sottaciute forzature anticostituzionali, o si rispolvereranno le astrattezze del quadro illuminista in cui operavano i costituenti ma sempre nella prospettiva di una etnia ben definita e culturalmente omogenea? Se nell’imminente morìa generazionale dei nati tra i venti e i quaranta, la base etnica della nazione muterà per oltre un quarto seppellendo le ragioni storiche della Costituzione del 1947, valuta Pensalibero che in un imprevisto contesto di acostituzionalità sia sempre valido il giuramento di fedeltà alla repubblica reso delle alte cariche dello stato e dell’amministrazione? Questi sono i problemi che urgono, non le flatulenze mentali delle centinai di Verdini e Renzi che grazie alla concezione cattolica della democrazia hanno occupato una stato di cui si stanno sbriciolando le fondamenta storiche e materiali. E si capisce perché ci si attacchi disperatamente all’Europa, per nascondere che il crollo è interno alla ex nazione.

    Rispondi

    @anggiub

    Rispondi
    • @anggiub

      28 Luglio 2015 alle 17:18

      Rispondo a titolo personale, sottolineando come premessa maggiore la scelta, che giudico positiva, dell’ingresso del paese nell’Europa dell’euro. Altra premessa, consequenziale, è la costruzione di una politica fiscale comune. In fine, in base alla realizzazione di queste premesse, la costruzione di una vera e propria “casa” comune. Si può senz’altro obiettare sulla costruzione di questo percorso, che altri hanno immaginato ed avrebbero costruito al contrario. E tuttavia, le ragioni dell’economia hanno comumque prevalso su quelle della politica, divisa dai soliti egoismi nazionali, sia interni ad ogni nazione che tra nazioni. Recuperare lo spirito dei costituenti aiuterebbe senz’altro il processo d’integrazione europea: prima monetaria, poi fiscale e quindi definitivamente politica

      Rispondi
  8. paolo francia

    28 Luglio 2015 alle 00:39

    si, uno schifo totale che non farà che aumentare la percentuale dei non votanti. Si riassume in un, predicare bene, razzolare male, anzi….rottamare bene, applicare male.
    Triste per coloro che fin qui hanno sostenuto la persona e le sue idee, io ho la coscienza apposto.

    Rispondi
  9. michele

    27 Luglio 2015 alle 11:51

    ma che tristezza ma soprattutto che delusione questa sinistra che cerca di raccattare voti ovunque essi si trovini scendendo a biechi compromessi spartitori con personaggi più radioattivi di un chilo di plutonio! Non sono mai stato d’accordo con una contrapposizione netta destra/sinistra perchè ho sempre ritenuto che la Politica, nel senso più alto della parola, fosse fare buone o almeno discrete leggi aldilà degli schieramenti così come avviene in tutte le democrazie ( vedi Germania, Belgio, Stati Uniti ecc:) ma questo alla luce del sole e senza secondi fini. Questo affannoso razzolare nel buio del sottobosco politico invece non mi sembra avere a che fare con la Politica ma con la logica delll’affarismo più bieco, della spartizione delle ” cadreghe” più sporca. Poi si dice del successo dell’antipolitica!

    Rispondi
  10. marzio siracusa

    27 Luglio 2015 alle 09:13

    Ma a parte le miserie della politica italica che non cambierà mai, come valuta Pensalibero la mutazione del quadro etnico nazionale sulle cui base storiche fu concepita la Costituzione vigente? Si dovrà sempre seguire gli adattamenti della costituzione materiale fino a sottaciute forzature anticostituzionali, o si rispolvereranno le astrattezze del quadro illuminista in cui operavano i costituenti ma sempre nella prospettiva di una etnia ben definita e culturalmente omogenea? Se nell’imminente morìa generazionale dei nati tra i venti e i quaranta, la base etnica della nazione muterà per oltre un quarto seppellendo le ragioni storiche della Costtuzione del 1947, valuta Pensalibero che in un imprevisto contesto di acostituzionalità sia sempre valido il giuramento di fedeltà alla repubblica reso delle alte carche dello stato e dell’amministrazione? Questi sono i problemi che urgono, non le flatulenze mentali delle centinai di Verdini e Renzi che grazie alla concezione cattolica della democrazia hanno occupato una stato d cui si stanno sbriciolando le fondamenta storiche e materiali. E si capisce perché ci si attacchi disperatamente all’Europa, per nascondere che il crollo è interno alla ex nazione.

    Rispondi
  11. @anggiub

    26 Luglio 2015 alle 22:45

    L’accordo è già stato sperimentato con successo per le regionali in Campania sull”asse De Luca-D’Anna …

    Rispondi

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