La società liberale è costruita su una piramide di deleghe successive che portano gli elettori, cioè il popolo, a esprimersi anche rivoluzionariamente ma attraverso il voto.

Purtroppo la storia ha dimostrato che il popolo intanto non esiste perché si tratta solo di élite sovversive che si impadroniscono del potere con la forza e inoltre spesso sbaglia con risultati gravemente lesivi non solo dei principi democratici ma anche della salute materiale dello stesso Popolo Rivoluzionario. Ho cercato di contrapporre al pensiero del taxista e, più nobilmente, di Michelet quello di Max Weber ( “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”) e alla necessità di formare classi dirigenti e di costruire con determinazione l’istituto della delega. In realtà ho detto al marchese Carlini, penso senza essere completamente compreso, che la società liberale è costruita su una piramide di deleghe successive che portano gli elettori, cioè il popolo, a esprimersi anche rivoluzionariamente ma attraverso il voto. Gli ho detto anche che tutto questo stava venendo meno in Italia dove il così detto popolo, vociante e sovra eccitato, veniva chiamato a scelte scarsamente comprensibili dal punto di vista della logica politica e perciò destinate ad essere momenti di pura infiammazione demagogica: situazione che già nella storia aveva portato al disastro molti paesi e all’arretramento della civiltà. Tutto ciò era particolarmente evidente nella società islamica ma, dal dibattito politico che si può leggere sui nostri giornali anche cominciava a manifestarsi nella nostra società.
Unica speranza concreta una maggiore integrazione europea ( gli stati uniti d’Europa che, chissà perché, il Prof. Monti non voleva) che potrebbe compensare le nostre difficoltà con quelle, malgrado tutto ben esistenti degli altri paesi d’Europa. Ho già detto che non mi pare di essere riuscito a convincere l’ipocondriaco marchese affascinato come molti da quella parola ambigua che è rivoluzione, oggi in bocca di tutti, sia di quelli che vogliono modificar il registro dei geometri come di coloro che intendono cambiare le regole del mercato ittico.
Varrà la pena che questi concetti sulla rivoluzione vengano chiariti nella loro attuale realtà storica anche ai candidati, attivi e intraprendenti delle primarie del Pd. Cosìcchè quel cupo mito Luxemburghiano venga correttamente reinterpretato e si creino quelle condizioni di equilibrio di ruoli che per il momento sembrano mancare nel largo fronte democratico.

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