Il turismo nei borghi italiani vale più di otto miliardi di euro. I borghi sono una ricchezza. Potenziale e reale. Solo nelle province di Firenze e di Mantova, per dire, ne possiamo contare per difetto un paio di centinaia. La spesa degli stranieri per venire a fare turismo in Italia è poco meno di 40 miliardi. Quasi due manovre economiche. C’è ancora spazio per fare più investimento nell’attrazione nei borghi.
Tra il 2017 e quest’anno abbiamo vissuto la rivincita dei borghi, dalle Alpi alla Sicilia, da Cividale del Friuli a Ceresole Reale, da San Benedetto Po a Greve in Chianti. L’Italia non si fa mancare niente: abbiamo un paese che si chiama proprio Borghi, 2.800 abitanti, sulle prime alture romagnole della provincia di Forlì Cesena.
Montefioralle e Scarperia sono considerati i borghi più belli vicini a Firenze, ma è sempre imbarazzante e ardito direpiù belli perché io mi perdevo nella bellezza, pensata prima ancora che visitata, di Maiano o di Lastra a Signa.
Poi ci sono Certaldo e Castelalfi nomi universali che sono sinonimi di borgo. Castelalfi comune di Montaione già a dirlo è un viaggio. Pensi Certaldo e sei già nell’atmosfera del Medioevo e puoi parlare con Boccaccio. Tra Firenze e Siena c’è Monteriggioni lassù sul colle con la cinta di mura tutta difesa, un simbolo anche grafico urbanistico di borgo. E ancora Montalcino, San Giminiano, Cetona, Volterra e via camminando.
Ci vogliono, tutto sommato, poche cose e tanta intelligenza per fare borgo: bastano una rocca e una torre, una piazza e un portico, una chiesa e un piccolo museo, un ponte storico o una cima memorabile e poi tanta storia e tante storie con cui vestire luoghi e personaggi, idee e sogni, piatti e tradizioni.
Attenzione: il borgo non coincide col paese. Ad esempio Gonzaga, bassa mantovana, ha una buona estensione ma il suo borgo è tutto raccolto tra il Castello, la piazza con i portici e la Chiesa Matildica. Proliferano le Guide dei borghi più belli anche in rete. Per la provincia di Mantova si citano Castellaro Lagusello e Solferino, Torre Oglio e Commessaggio, Sabbioneta , San Benedetto Po, terra polironiana, Volta Mantovana e Castiglione delle Stiviere, primo colli morenici del Garda. Altri esempi di borghi mantovani tutti da scoprire e rivisitare oltre ovviamente alla piccola Atene dei Gonzaga, il polironiano San Benedetto Po, e il papale Castellaro Lagusello, ci sono Solferino, Goito, Curtatone alle porte del capoluogo, con la sua perla di gran richiamo che sono le Grazie sul lago Superiore e il Santuario della Madonna, e poi Monzambano, Cerlongo, Gazoldo degli Ippoliti, Castel Goffredo, Rivarolo Mantovano e chissà quanti leggendo queste righe possono dire, e ardire di dire, anche il mio è un borgo.
Il bello è che ognuno di noi ha il proprio borgo del cuore che può essere il paese in cui siamo nati, che a volte coincide con una sola strada o una piazza. San Prospero è il mio borgo. Poi quando da ragazzo quando stavo dai nonni a Bozzolo era diventato per me un borgo tipico il paese di Don Mazzolari. Poi ho fatto una puntata di Linea Verde a Greve in Chianti e anche quello è diventato un mio borgo. Nostalgia canaglia anche per il borgo marinaro di Cefalù e Verrand in Val d’Aosta.
I borghi non sono gelosi tra loro. Si sommano, non si scontrano.
E anche solo a pronunciare i loro nomi sorridiamo, dentro e fuori. Quando uno dice “vado alle Grazie” la bocca sorride da sé.
Possiamo sbizzarrirci e proporre al turismo internazionale rocche e castelli, percorsi e piazze, piatti e mura da sogno. Abbiamo citato per comodità territoriali quelli di due zone soltanto, immaginate tutti gli altri dal Veneto alla Puglia, dal Piemonte alla Sardegna, dalle Marche all’Umbria. Ne abbiamo fatta di strada nel tragitto della valorizzazione ma secondo le ultime statistiche ci sono ancora 6000 borghi abbandonati che possono essere recuperati. Abbiamo tanta materia prima per il turismo, con un po’ di inventiva e un po’ di manifattura possiamo aggiungere un’altra Italia all’Italia già preziosa e attrattiva che abbiamo sottomano.
Fabrizio Binacchi

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