“ Ehi tu, moccioso malpagato, tu che ti sei messo in malattia per stare accanto ai tuoi cari, settimana prossima stai in ferie, così impari! Buone vacanze ahahahhahhahaha!”.
A prima vista sembrerebbe una situazione surreale, eppure è ciò che è realmente accaduto nelle aziende rimaste aperte durante la fase 1. E ci sono tutti i presupposti affinché si ripeta nella cosiddetta fase 2.
Le ferie obbligatorie (nella maggior parte dei casi 4 settimane annue) e retribuite, come sancito dall’articolo 36 della nostra Costituzione, sono un diritto inderogabile del lavoratore. Non possono essere convertite in denaro, salvo il caso di improvvisa cessazione del rapporto di lavoro; tuttavia, a chi spetta organizzarne il cronoprogramma?
Al datore di lavoro, il quale, se ne ricorrono le necessità produttive, può unilateralmente stabilire le concessioni delle stesse. Così, a chi ha presentato il certificato medico (anche a chi è andato regolarmente a lavoro, ma non gli converrebbe), il titolare dell’impresa potrebbe tranquillamente prolungare la pausa lavorativa, senza che nessuno possa dire nulla, in modo tale da essersi tolto un pensiero dalla testa e ritrovarsi il lavoratore a disposizione nei periodi più fertili.
Un sopruso o un male necessario? Dipende dalle situazioni, e dalla diligenza del datore di lavoro.
Alessio Di Massimantonio

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