
Non ce n’è uno “normale”, verrebbe da dire. Ma la verità, forse più scomoda, è che la responsabilità non è solo dei leader: è anche nostra, degli elettori. L’Europa che fino a ieri si proclamava “verde” – con auto verdi, case verdi, aziende verdi – sembra cambiare rotta con sorprendente rapidità. Basta una nuova crisi internazionale e si torna a parlare di nucleare che verrà definito anch’esso “verde” o quasi. Nel frattempo l’Unione Europea ha già messo sul tavolo centinaia di miliardi per la difesa e firmato contratti capestro per il gas statunitense a prezzi molto più alti di quelli che pagava alla Russia. Naturalmente l’Unione Europea non paga di tasca propria: paghiamo noi cittadini. Gli stessi che dopo essersi indebitati per adeguare le proprie case agli standard “green” scoprono ora che la transizione energetica può includere nuove centrali nucleari. Magari vicino ai quartieri dove abitano. Il clima è cambiato, si dice. E con esso sembrano cambiare anche le priorità politiche. Le crisi internazionali hanno il potere di rimescolare rapidamente le carte. Lo abbiamo visto con la pandemia. Oggi è una guerra “improvvisa” a farlo. E il rischio è che della promessa di “Europa verde” resti poco più che il ricordo, mentre le villette appena ristrutturate restano a testimoniare i sacrifici dei cittadini. Anche dall’altra parte dell’Atlantico la situazione appare inquietante. È difficile non interrogarsi su un mondo in cui il presidente degli Stati Uniti può prendere decisioni dalle conseguenze economiche devastanti senza che i nostri servizi europei sappiano nulla. E quando pochi giorni dopo l’Iran arriva a dettare condizioni sulla navigazione nello stretto di Hormuz la sorpresa di chi non aveva previsto una simile reazione appare sconcertante. Nel frattempo la guerra in Ucraina continua sotto i colpi della Russia di Putin, mentre molti osservatori temono che prima o poi – forse prima – la Cina possa tentare l’annessione di Taiwan aprendo un altro fronte potenzialmente sanguinoso. In uno scenario simile nessuna grande potenza può davvero rivendicare una piena superiorità morale: chi è senza peccato scagli la prima pietra. E allora la domanda è inevitabile: chi è il responsabile di questo caos? La risposta più facile è indicare i leader politici, ma sarebbe troppo semplice. I leader arrivano al potere perché qualcuno li vota. Trump è stato eletto da milioni di americani. Netanyahu è stato scelto dagli elettori israeliani attraverso un processo democratico. Per questo la responsabilità ricade anche su di noi. Noi che scegliamo la classe dirigente, noi che premiamo discorsi e promesse. E finché non lo ammetteremo continueremo a dire che non ce n’è uno “normale”.
Angelo Santoro

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