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La Resistenza interna: oltre la repressione

Nonostante il blackout informativo e la repressione violenta, che ha causato migliaia di vittime dall’inizio dell’anno, il movimento nato dalle proteste del 2022-2023 continua a sfidare il regime. Le donne rimangono il simbolo di questa lotta: il loro rifiuto sistematico dell’hijab obbligatorio è diventato un atto di disobbedienza civile quotidiana che la “polizia morale” non riesce più a contenere totalmente. L’Iran sta affrontando un vero e proprio collasso economico, con un’inflazione che supera il 32% e investimenti esteri quasi inesistenti. Il governo cerca ossigeno in alleanze strategiche con la Russia, come dimostrato dai recenti accordi sul nucleare da 25 miliardi di dollari, cercando di costruire un asse alternativo alle pressioni occidentali.

di Giuseppe Basilico | 23 Marzo 2026

Nonostante il blackout informativo e la repressione violenta, che ha causato migliaia di vittime dall’inizio dell’anno, il movimento nato dalle proteste del 2022-2023 continua a sfidare il regime. Le donne rimangono il simbolo di questa lotta: il loro rifiuto sistematico dell’hijab obbligatorio è diventato un atto di disobbedienza civile quotidiana che la “polizia morale” non riesce più a contenere totalmente. L’Iran sta affrontando un vero e proprio collasso economico, con un’inflazione che supera il 32% e investimenti esteri quasi inesistenti. Il governo cerca ossigeno in alleanze strategiche con la Russia, come dimostrato dai recenti accordi sul nucleare da 25 miliardi di dollari, cercando di costruire un asse alternativo alle pressioni occidentali.
L’arricchimento dell’uranio ha ormai superato le soglie critiche, portando l’Iran a essere considerato uno “Stato a soglia nucleare”. Gli attacchi mirati ai siti di Natanz hanno esasperato la narrativa del regime, che inquadra ogni offensiva occidentale come un tentativo di “disastro ambientale e umanitario” per giustificare risposte missilistiche su larga scala contro basi americane e alleati regionali. Riflettendo sulla resilienza della popolazione civile, stretta tra le sanzioni e la repressione interna, mentre il mondo osserva se Teheran sceglierà la via del compromesso o quella di una “soluzione finale” che potrebbe incendiare l’intero Medio Oriente. L’Iran di oggi non è solo un attore geopolitico turbolento, ma un laboratorio sociale a cielo aperto dove si scontrano due epoche. Da un lato, una leadership teocratica che tenta di mantenere il controllo attraverso la “dottrina della sopravvivenza” (militarizzazione e asse con Russia e Cina); dall’altro, una società civile — la più giovane e istruita del Medio Oriente — che ha superato il punto di non ritorno psicologico rispetto alle restrizioni del regime. Il fulcro del dissenso resta il movimento “Donna, Vita, Libertà”. Nonostante la repressione violenta, la disobbedienza civile è diventata strutturale: il rifiuto del velo non è più solo una protesta simbolica, ma una sfida quotidiana all’autorità che il regime non riesce più a spegnere del tutto senza rischiare un’implosione definitiva. Questo strappo culturale è ormai insanabile. A livello internazionale, l’Iran gioca la carta della “soglia nucleare” come unico deterrente contro un isolamento che sta soffocando l’economia. L’inflazione galoppante e il crollo della moneta hanno ridotto la classe media alla povertà, trasformando il malessere economico in un combustibile perenne per le rivolte. La strategia di Teheran di porsi come perno dell’instabilità regionale (attraverso i suoi “proxy” in Libano, Yemen e Iraq) è il tentativo di scambiare la sicurezza regionale con la propria sopravvivenza politica.
L’Iran non è un monolite (grosso blocco di pietra di un solo pezzo). La vera domanda non è se il sistema cambierà, ma come avverrà la transizione: se attraverso un collasso traumatico sotto il peso di sanzioni e conflitti, o tramite una metamorfosi interna guidata da una popolazione che, pur stremata, continua a rivendicare il proprio posto nel mondo moderno.

Giuseppe Basilico

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Giuseppe Basilico

Giuseppe Basilico è un giornalista pubblicista collaboratore del giornale “Avanti Online”. ” Ho 49 anni vivo a Roccagorga in provincia di Latina. Ho la maturità Istituto d’Arte. Non sono un giornalista (posso definirmi un semplice pubblicista come tanti). La passione inizia attraverso i libri di Oriana Fallaci in tarda età a 45 anni. La mia formazione nasce sulla base di discussioni con la mia docente di giornalismo sulla politica Estera (proprio dalla Fallaci), se non avessi avuto i suoi libri come punto di riferimento non avrei concluso assolutamente nulla. Non avendo disponibilità economiche di frequentare corsi – uscivo da un lungo lutto di mia madre – chiesi a Bobo Craxi di domandare alla testata “Avanti! online” se ci fosse spazio per ospitarmi. Da lì iniziò questa bellissima avventura fatta di interviste e pezzi sul Medio Oriente – Ucraina e che continua con la testata PensaLibero.it. Nel 2016 incontro Cirino Pomicino a Roma in una intervista che verte sulla politica di ieri e di oggi. Credo che sia stato un segnale per annunciarmi alle testate attuali che mi ospitano”.

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