
La Francia brucia, paralizzata da una miscela esplosiva di declino economico e rabbia cieca, specchio fedele di una civiltà che ha smarrito la propria bussola. Non è più la Cassandra inascoltata a dover gridare la verità; oggi sono i numeri crudi dei mercati e le fiamme delle piazze a sancire il fallimento di un intero sistema.
Guardatela, la Repubblica che si riteneva immortale. È stretta nella morsa d’acciaio del baratro finanziario. Con un debito pubblico fuori controllo e i tassi di interesse che minacciano di strozzare il Paese, il governo guidato dal primo ministro Sébastien Lecornu si è ridotto a presentare una manovra lacrime e sangue. Quarantaquattro miliardi di euro di tagli draconiani e nuove tasse, imposte solo per tentare disperatamente di salvare le apparenze di fronte all’Europa. Il governatore della banca centrale lancia lallarme, lo spread sale, e l’illusione di una crescita infinita si infrange contro la dura realtà di un’economia asfittica. Questo è il prezzo della viltà politica: decenni di spesa allegra e riforme strutturali rimandate per paura di scontentare le piazze hanno ridotto la patria di Voltaire a un gigante d’argilla.
E la risposta delle piazze, puntuale e devastante, non si è fatta attendere. Le oceaniche manifestazioni guidate dai sindacati, dagli studenti e persino dai trattori degli agricoltori non sono più semplici proteste sindacali: sono l’esplosione del risentimento di una popolazione che si sente tradita, ma che rifiuta di guardare in faccia la realtà. Gli scontri di questi giorni, culminati in centinaia di arresti e guerriglia urbana, mostrano il volto di una gioventù che ha sostituito il dibattito democratico con il gessetto e la molotov, spalleggiata da una sinistra radicale pronta a cavalcare il caos pur di abbattere le istituzioni.
È la sottomissione al disordine, l’incapacità di accettare che i sacrifici sono l’inevitabile conseguenza di un benessere vissuto a credito. Leader senza spina dorsale arretrano continuamente davanti al ricatto della violenza stradale, mentre il tessuto sociale si frammenta in fazioni tribali incapaci di dialogare. Se l’epicentro economico e politico della vecchia Europa cede al ricatto della piazza e del debito pubblico, l’intero continente rischia di essere trascinato nel medesimo buio. La Francia odierna è il monito più doloroso: una nazione non muore solo quando viene invasa, ma quando perde il coraggio della verità e la forza di governare il proprio destino.
Giuseppe Basilico

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