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La Repubblica romana: un esempio da non dimenticare

di Enrico Martelloni | 15 Febbraio 2012

Celebrare in ritardo il 9 febbraio 1849 potrebbe far sorridere. C’è in questo un motivo di verità. Ho pensato che questa volta altri avessero preso l’impegno di ricordarlo. Il centocinquantesimo dell’unità d’Italia è appena trascorso e sullo slancio di un nuovo patriottismo, credevo che avremmo avuto a seguire una prolusione di bardi capaci nell’esercizio della rievocazione storica e del suo significato.  Mi sono sentito timoroso, col dubbio di restare noioso al lettore dopo un’indigestione di Risorgimento. La coscienza degli italiani non ha una presa profonda per queste cose. Il motivo di questo disinteresse è il medesimo cui il Risorgimento e Mazzini combatterono: l’indifferenza alla fratellanza, all’unità degli italiani, al progresso, alla solidarietà tra vicini. Siamo litigiosi, con scarsa capacità ad unire forze finanziarie ed economiche per risollevare il paese. I concetti di principio, dove la faziosità politica dovrebbe scomparire, trovano sempre insidiosi paladini. La nostra Storia sembra fatta più per dividere che unire, al contrario di quello che accade in altri paesi del mondo dove anche loro hanno avuto momenti dolorosi e cruenti. Espressione di questa condizione nazionale, il suo carattere reazionario, forgiato e piegato alle tante forme di superstizione, servitù, ignoranza, esasperata individualità, opportunismo spicciolo. Non solo. La politica di Metternich aveva imposto in Europa, l’idea dell’Italia come espressione geografica. L’Italia, aiutata della natura del suo territorio, era anche quello, ma politicamente era limitata dai piccoli regni a diventare unita. In mezzo a questi, lo Stato Pontificio che da secoli era causa della disunità. Anzi, viveva grazie a quello. La repubblica romana, cui tutto il mondo di allora s’interessò, per il carico di progresso civile e democratico, dovrebbe essere patrimonio di tutti gli italiani come grande esempio di volontà civile. Non dovrebbe essere confinata ai soli repubblicani e a pochi altri che ne comprendono il carico sociale. Per tutti coloro che si sentono democratici, socialisti, radicali, liberali, il 9 febbraio 1849 dovrebbe essere riconosciuto come festa nazionale, almeno nei loro cuori. Ricordare che quei giorni prepararono il paese cento anni dopo a riconoscersi democratico e a passare da un’infausta dittatura che il regno avallò, ad un paese libero. Ora bisognerebbe che questa nostra Italia capisse che non c’è tempo da perdere, il buon esempio di quei giorni non va dimenticato.

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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