“Nam myōhō renge kyō”!
Mi ha sempre affascinato sentire i buddisti recitare questa frase infinite volte creando una sorta di litanìa rilassante.
Lo fanno per raggiungere la propria natura illuminata!
Non venerano un Dio o un oggetto sacro ma la propria vita!
Consapevoli che, l’unico mezzo attraverso il quale si può raggiungere i propri obiettivi, è la propria azione compiuta con la consapevolezza della legge di causa ed effetto!
Non sono buddista, sono un “agnostico convinto tendente all’ateismo”.
Ma la filosofia buddista è quella più vicina al mio modo di intendere la vita!
Solo partendo da noi stessi possiamo provare a cambiare gli scenari. Se aspettiamo i cambiamenti dall’esterno ci troviamo in balia delle onde senza poter governare la nave!
Ovvio… accadono cose che non possiamo evitare, succedono fatti (anche tragici) su cui non possiamo intervenire, capitano eventi indipendentemente da noi.
Non abbiamo il controllo su tutto ciò che è “esterno”!
Ma liquidare la questione con un “è il volere di Dio” o con un “Inshallah” libera i credenti dalla responsabilità dell’azione!
Come se; a prescindere da come ti comporti, da come agisci, dalle scelte che fai; il destino di ognuno fosse già scritto.
E lo devi accettare!
Rassegnandoti al fato avverso o godendo i benefici di un percorso favorevole.
Questa “deresponsabilizzazione” ha dato vita ad una nuova religione che consiste nel recitare un’altra litanìa, tutt’altro che rilassante però, anzi direi quasi irritante: la “lamentite acuta”!
Questa dottrina prevede la recita di eventi negativi, soprusi, sfighe di ogni genere e tipo, accadimenti sfortunati, ingiustizie divine e qualunque altra cosa per cui valga la pena di lamentarsi.
Deve essere fatta a cadenza regolare, monotona, continua.
Come un mantra!
Su qualunque cosa, per ogni situazione, relativamente a qualunque evento!
Deve essere eseguita obbligatoriamente in pubblico, facendo in modo di essere ascoltati da amici, conoscenti o anche sconosciuti.
Nei rari momenti in cui non viene praticata può essere rinvigorita andando a ricercare, con un’attenzione minuziosa, un qualsiasi particolare possa ridare nuovo slancio al borbottio, all’autocommiserazione, alla conferma della propria natura!
I più osservanti riescono a sminuire ogni evento positivo in un batter d’occhi.
Dandolo per scontato, bollandolo come caso isolato, paragonandolo a situazioni migliori capitate ad altri o addirittura snobbandolo!
In fondo perché godersi un attimo di gioia se questo comporta il dover rivedere la tua immagine di te?
Dovresti rinnegare le tue tesi, cambiare i tuoi dogma, riponderare i tuoi assiomi!
Meglio non dargli peso e continuare a lamentarsi senza fare niente per provare a cambiare la situazione!
Perché si sa, il cambiamento porta dolore… evidentemente anche se è in meglio!
E poi perché dovrei prendermela con me stesso se posso prendermela con il mondo intero?
#chefantasticastoriaèlavita
Giacomo Vivarelli

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