Forse tra qualche anno ci accorgeremo veramente il lascito di Mario Draghi.
E dovremo davvero ringraziarlo, più di quanto ne siamo stati capaci adesso.
Quando qualcuno, appena dichiarata l’ emergenza sanitaria pandemica a fine febbraio 2020 , auspicava un governo di salute pubblica e di unità nazionale veniva preso per visionario.
Noi eravamo fra quelli, e ne siamo orgogliosi.
Ci arrivammo poi al “ governo di tutti”, anche se in enorme ritardo e solo grazie al coraggio di Matteo Renzi e di pochi altri.
L’unica che, coerentemente e forse calcolando bene, ne rimase fuori fu la nuova premier Giorgia Meloni.
La statura internazionale di Mario Draghi, il suo rapporto di forza con il mondo finanziario e con l’Unione europea, la conclamata amicizia con gli USA lo hanno messo in condizione di ben operare fin da subito.
Ricordiamolo.
Quando si insediò, la vaccinazione stava fallendo. Il faccendiere Arcuri fu mandato a casa e al suo posto arrivò il generale Figliuolo che in poco tempo avviò la più grande somministrazione di vaccini mai vista nella storia, facendo ripartire la Nazione.
Quindi l’avvio di una seria programmazione governativa di lungo periodo che fosse in grado di recepire nel migliore dei modi il famoso PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dal Recovery Fund messo in piedi dall’Unione Europea e che ha nel nostro Paese il maggior beneficiario.
E avviando nel contempo tutta una serie di provvedimenti che tamponassero la più grande emergenza mai vista, con continui scostamenti di bilancio ed aiuti alle imprese.
Si poteva fare meglio ? Forse.
Ma solo chi è intellettualmente disonesto potrebbe dire che tutto ciò, nelle condizioni in cui versavamo in quei mesi drammatici, avrebbe potuto gestirlo tranquillamente l’ avvocato Giuseppe Conte e la sua banda.
Poi, per non farsi mancare niente, lo scorso Febbraio, proprio quando l’economia dava segnali di crescita con un pil previsto a + 6% e stavamo uscendo da due anni di pandemia, l’invasione russa di un libero Stato come l’ Ucraina mette in discussione la nostra vita, il futuro dell’ Europa e la tenuta delle democrazie occidentali.
Le conseguenze della guerra, unite alle speculazioni sempre pronte, rimettono indietro le lancette della storia, mettendo in seria crisi energetica e economica il vecchio continente e non solo.
Mario Draghi, pur con qualche errore e con mille difficoltà , riesce a tenere botta e far contare l’Italia. Mette in piedi in prima persona relazioni internazionali tralasciate da troppo tempo e garantisce autonomia al Paese, oltre che un ritrovato rispetto nel contesto geopolitico mondiale.
Infine, nonostante sia ormai alla fine del mandato , ottiene quel che ormai nessuno sperava più : quel famoso “ price cap” ( tetto ai prezzi )per il gas facendolo digerire ai tedeschi .
Una misura vitale ed indispensabile per la nostra economia, per le imprese e per le famiglie.
Non è poco, come lascito.
E non è un caso che nel passaggio rituale della campanella, insieme agli applausi al Presidente del Consiglio uscente e al suo saluto a mani alzate , si sia percepito un velato ringraziamento perfino di Giorgia Meloni, l’unica che si era opposta al suo governo.
Francesco Carbini

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