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La rapida attuazione del piano di pace dipende dai comportamenti di Hamas nella Striscia di Gaza

Nessuno ne parla, ma gli Stati Uniti hanno affidato ad Hamas un compito delicatissimo in queste prime settimane di cessate il fuoco a Gaza ovvero garantire l’ ordine pubblico (in inglese policing) nella parte del territorio (circa il 60%) non controllato dalle forze armate israeliane dopo il loro ritiro parziale dalla Striscia. L’ annuncio è stato fatto dal Presidente Donald Trump in persona e non a caso lanciato dall’ agenzia di stampa turca Anadolu. Lo scorso week end nella Striscia le  sparatorie tra  Hamas e  bande rivali  hanno provocato 27 morti e numerosi feriti e la decisione americana riflette una scelta   pragmatica perché il caos a Gaza avrebbe potuto provocare il  deragliamento del processo di pace appena avviato.

di Marco Mayer | 15 Ottobre 2025


Nessuno ne parla, ma gli Stati Uniti hanno affidato ad Hamas un compito delicatissimo in queste prime settimane di cessate il fuoco a Gaza ovvero  garantire l’ ordine pubblico (in inglese policing) nella parte del territorio (circa il 60%) non controllato dalle forze armate israeliane dopo il loro ritiro parziale dalla Striscia. L’ annuncio è stato fatto dal Presidente Donald Trump in persona e non a caso lanciato dall’ agenzia di stampa turca  Anadolu. 

https://www.aa.com.tr/en/americas/trump-says-us-gave-hamas-approval-for-policing-for-a-period-of-time/3715632.

Lo scorso week end nella Striscia le  sparatorie tra  Hamas e  bande rivali  hanno provocato 27 morti e numerosi feriti e la decisione americana riflette una scelta   pragmatica perché il caos a Gaza avrebbe potuto provocare il  deragliamento del processo di pace appena avviato. A questo punto su Hamas grava una responsabilità enorme : gestire senza vendette e ritorsioni questa primissima fase mentre vengono negoziate  le modalità del suo completo disarmo della Striscia. Le laceranti divisioni politiche all’interno dell’ ala militare creano grandi preoccupazioni, ma su quanto accade in questi giorni a Gaza tutti dovrebbero accendere i riflettori, manifestanti Pro-Pal compresi. Dopo Ia storica  firma dell’accordo di Sharm El Sheikh Hamas deve sapere di avere addosso gli occhi del mondo.  I precedenti non sono esaltanti. In Libano Hezbollah dopo la tregua del  2006 ha continuato a sparare missili contro Israele e non ha rispettato la risoluzione ONU sul disarmo nonostante l’ invio dei contingenti militari di UNIFIL.  In  Kosovo nel luglio 1999 subito dopo  il cessate del fuoco i  miliziani dell’ UCK solo nella regione militare  (KFOR WEST)  di Pec/Peja hanno cacciato più di 50000 serbi dalle loro case e li hanno costretti a scappare per sempre in Serbia e in Montenegro. Questa volta tuttavia ci sono buone speranze che il cessate il fuoco a Gaza  funzioni in modo accettabile.  A parte le promesse di impunità, salvacondotti ed esilio ai dirigenti di Hamas sopravvissuti alla guerra ci sono due grandi novità. Il successo dell’incontro a convocato a  Sharm El Sheik del Presidente degli Stati Uniti e dal Presidente dell’Egitto con la grande maggioranza dei leader dei paesi arabi e musulmani apre una fase del tutto inedita per il futuro politico ed economico del Medio Oriente (compresa la gestione delle ingenti risorse energetiche presenti nel mar mediterraneo).  La seconda novità é di carattere tecnologico-militare. Le forze armate di Stati Uniti, Israele, Turchia, Qatar e altri paesi arabi hanno costituito in Israele ed in Egitto due centri di monitoraggio del cessate al fuoco a Gaza dotati delle tecnologie più sofisticate. Hamas sa che ogni sua mossa sarà attentamente valutata e ogni tentativo di boicottare gli accordi verrà stroncato sul nascere.

Marco Mayer 

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: ISLAM, ostaggi, Palestina, Trump, usa

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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