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La prima vittoria è riformatrice

La prima caratteristica politica della sconfitta della maggioranza di governo nella tornata elettorale di sabato e domenica scorsa è che essa è avvenuta in una realtà da sempre legata alla sinistra come la Toscana rossa. Nel secolo scorso Pci e Partito socialista potevano vincere da soli e oggi il Pd raccoglie un dato superiore alla media nazionale del 35 per cento, avendo in eredità un gruppo dirigente corroborato da un’azione di governo quasi centenaria. Lo stesso governatore Giani proviene dal partito socialista italiano ed inizia la sua attività di amministratore pubblico nel 1990. Da notare che Giani ha alle spalle una carriera di studi, non esce dall’improvvisazione agitatrice del comizio di piazza.

di Riccardo Bruno | 15 Ottobre 2025
Eugenio Giani durante la conferenza stampa per la vittoria alle elezioni regionali in Toscana del Presidente Uscente della Regione Toscana Eugenio Giani nella sede del Partito Democratico a Firenze in Via Forlanini Firenze 13 Ottobre 2025

La prima caratteristica politica della sconfitta della maggioranza di governo nella tornata elettorale di sabato e domenica scorsa è che essa è avvenuta in una realtà da sempre legata alla sinistra come la Toscana rossa. Nel secolo scorso Pci e Partito socialista potevano vincere da soli e oggi il Pd raccoglie un dato superiore alla media nazionale del 35 per cento, avendo in eredità un gruppo dirigente corroborato da un’azione di governo quasi centenaria. Lo stesso governatore Giani proviene dal partito socialista italiano ed inizia la sua attività di amministratore pubblico nel 1990. Da notare che Giani ha alle spalle una carriera di studi, non esce dall’improvvisazione agitatrice del comizio di piazza. La seconda caratteristica è che questa di ieri è stata una vittoria del centro sinistra in senso classico, dal momento che la lista costruita da Italia viva, socialisti, partito repubblicano e +Europa, supera il nove per cento dei consensi, rendendo il movimento cinque stelle residuale. Allora meglio i verdi.

C’è poi una terza caratteristica, il minimo assoluto di partecipazione al voto che consiglierebbe di aprire una riflessione sulla percezione popolare dell’ente regionale in quanto tale. Dovessimo interpretarla alla lettera questa percezione, le Regioni sarebbe ora di abolirle e risparmiare almeno un turno elettorale ad una nazione che è abbastanza stufa di recarsi alle urne ogni anno. Se invece le Regioni dovessero restare, ecco una ricetta per il centrosinistra che prevede un leader di origine riformista ed un’alleanza riformatrice. Il presidente Giani non si è cinto con la bandiera palestinese, né si è messo a far proclami a favore della flottiglia e amenità simili. Non perché non abbia sensibilità nei confronti delle sofferenze di una popolazione, ma semplicemente perché non sono questioni di sue competenze. Cosa importa ai cittadini della Toscana se il futuro governatore riconosce, o non riconosce, lo Stato, che non c’è, di Palestina? I cittadini della Toscana saranno interessati alla viabilità delle strade, che i ponti non gli cadano addosso, la manutenzione degli argini regga, il buon funzionamento dell’attività scolastica, della sanità regionale. Una volta assicurato tutto questo il governatore riconosca quello che gli pare.

Sembra una cosa da niente, ma la forza della Toscana social comunista, che nel novecento a volte ha trovato il Partito repubblicano al suo fianco, altre volte all’opposizione, è sempre dipesa da un’idea di governo che incontrava il consenso popolare. Il suo perseguimento è stata ancora alla base del successo ottenuto ieri capace finalmente di raddrizzare le due pesanti sconfitte appena subite in Calabria e nelle Marche. Sarebbe però un errore tragico per l’opposizione, non rendersi conto della differente composizione degli ingredienti rispetto alle scelte della politica nazionale. Questa si affida su un dato che in ogni tornata elettorale appare immaginario, il tredici per cento che i sondaggi continuano imperterriti a stimare il movimento di Giuseppe Conte che senza Grillo, oramai non prende da nessuna parte il cinque e che alle politiche ha avuto il nove. Il movimento cinque stelle non è in crescita è dimezzato. In Toscana poi si è vista tornare a crescere l’area riformista che la segreteria nazionale del Pd nemmeno prende in considerazione. E pure è l’area riformista che in Toscana ha consentito di vincere le elezioni. Un grazie sincero agli amici repubblicani della Toscana che si sono impegnati a costruirla con successo. Sono stati favoriti anche dal candidato.

Riccardo Bruno

(direttore responsabile “La Voce Repubbicana”)

Pubblicato in : EditorialeTag: centro sinistra, Conte, elezioni Toscana, Giani, PCI, Riformisti

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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