Da alcuni giorni, tra le varie notizie, appare con notevole rilievo la vicenda che ha avuto come protagonisti una preside e un giovane studente, quali presunti amanti.
Premesso che tutto è da verificare, la vicenda in un mondo normale non sarebbe mai assurta agli onori degli altari mainstream, visto peraltro che non esiste alcuna violazione penale né tanto meno di natura civilistica. Si è eventualmente di fronte a un fatto privato, che qualora veramente accaduto, riguarda i rispettivi ambiti familiari e sociali.
Invece no, ecco nei fatti i ditini puntati, con tanto di nome e cognome, verso la dirigente peccatrice, che qualcuno ritiene abbia esulato del suo ruolo istituzionale. In realtà non c’é nulla che le abbia fatto meritare la lapidazione mediatica che sta subendo e che le lascerà i segni per tutta la vita.
Nessuno che abbia detto, sempre qualora tutto sia vero, che la signora abbia “sbagliato”, soprattutto, a scegliere un giovane, del quale invece non sì è fatto il nome, che la ha triturata mettendo in piazza quanto accaduto. Come pure non si capisce come questa divulgazione non sia stata considerata un atto scorretto se non addirittura spregevole. C’è voluto, infine, addirittura il garante della privacy per ricordare le più elementari regole, bloccando ogni comunicazione al riguardo.
Nel recente passato, di fronte a professori che hanno violentato e sopraffatto contro la loro volontà donne e ragazze, non sono stati pubblicati nomi né tanto meno le foto. Lo stesso dicasi per gli infami datori di lavoro che hanno preteso prestazioni sessuali dalle dipendenti.
Ma in questo caso no, nonostante non abbia violentato nessuno, tutt’al più si può pensare forse a un’azione inopportuna visto il suo ruolo e il contesto nel quale si trovava.
Mi chiedo poi dove sono le femministe, le donne in nero, le immancabili vestali abbigliate di viola e tutte le indignate varie, che a quanto pare non perdono l’abitudine di agire a senso unico alternato.
Un’assenza che non appare neanche paragonabile al solito giochino ispirato al politicamente corretto (o meglio scorretto), ove questo assordante silenzio appare come la solita propaganda, questa volta messa in atto con un omertoso mutismo, di chi è avvezzo ad offendere la verità e gli altri.
Marforius (Nuovo Giornale Nazionale)

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