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La porta aperta dalla bocciatura del MES

L bocciatura del MES  potrebbe divenire l’occasione per promuovere una più profonda revisione del MES  in ambito europeo, al fine di liberare questo meccanismo  da organismi estranei alle decisioni dei cittadini UE.

di Raffaello Morelli | 24 Dicembre 2023

Dal punto di vista degli europeisti liberali, la sonora bocciatura alla Camera della ratifica del MES (per 112 voti e non per una dozzina come ha scritto il Punto del Corriere)  è un passo positivo per lasciare aperta la porta ad una revisione di questo Trattato così da farlo rientrare nel filone UE  imperniato sui cittadini.  Oggi, come è noto, il MES è invece imperniato, nei casi di crisi, sulla Triade costituita, oltre che dalla Commissione UE, dal FMI (del tutto estraneo all’Europa) e dalla BCE (che comprende solo la maggioranza dei membri UE). Il MES perciò , al momento, non rispetta il rapporto con i cittadini europei.

Per di più la bocciatura non provoca neppure sostanziali controindicazioni (nonostante gli alti lamenti del PD e delle burocrazie  fuori la cabina di regia).  Lo ha spiegato con netta e pacata chiarezza il Presidente dell’ABI Patuelli (forse deludendo l’intervistatore di Repubblica). “La questione non è entrare o meno nel Mes. Anche con il voto della Camera l’Italia continua a rimanere nel vecchio Mes con tutti gli altri Paesi”. Né l’attuale riforma del MES servirebbe alle banche italiane a fronte di future crisi, dato che “tutte le crisi bancarie dal 2015 a oggi sono state affrontate con risorse nazionali”.

Insomma, anche sul MES il punto vero è un altro. In Italia, larga parte  delle strutture pubbliche non stanno attente al rispetto delle idee liberali. Per cui, non importa curarsi dei cittadini ma adeguarsi a cosa scelgono le elites, nazionali ed europee. Quindi non colgono l’importanza di portare lo strumento MES nell’ambito dell’UE dei cittadini e vogliono solo  irrobustire gli strumenti che rafforzano la gestione degli Stati di potere in loro  mano (così come la logica della riforma  MES ora bocciata dalla Camera italiana). Ne è un esempio la proposta avanzata dopo la bocciatura dal prof. Monti, che pure è persona preparata.

Il Professore, prima sconsiglia che il Governo denunci formalmente il Trattato MES varato dai Governi precedenti, e poi suggerisce che il Presidente Meloni  proceda alla ratifica MES contestualmente ad una delibera Parlamentare in cui si decida che “Il Parlamento impegna il governo a non richiedere l’attivazione del Mes senza specifica autorizzazione del Parlamento”.  In apparenza una simile proposta soddisfa la necessità di coinvolgere la massima rappresentanza dei cittadini, il Parlamento, così rendendo la ratifica del MES una proposta sostanzialmente  differente da quella bocciata.  Al tempo stesso, tuttavia,  la proposta Monti dimostra l’incapacità di  capire che la questione MES non è un affare interno italiano, bensì una questione chiave del come intendere l’UE. Un grande disegno innovativo  – che, come negli originari Trattati di Roma, puntava a costruire nel tempo un’istituzione di nuovo tipo affidata alle scelte dei  cittadini europei  –,  oppure un sorta di super Stato tradizionale di potere – che, come da Maastricht in poi, salvo il periodo Covid, si affida alle solite elites politico  burocratiche – e non si preoccupa abbastanza dei cittadini restando chiuso nei corridoi di Bruxelles? 

Per tali motivi,  gli europeisti liberali – i quali sono decisi sostenitori della maggiore integrazione delle Istituzioni europee  –  ritengono che la bocciatura del MES  potrebbe divenire l’occasione per promuovere una più profonda revisione del MES  in ambito europeo, al fine di liberare questo meccanismo  da organismi estranei alle decisioni dei cittadini UE.   

Raffaello Morelli

Pubblicato in : EditorialeTag: banche, bce, bruxelles, cittadini europei, commissione, crisi, fmi, governo, integrazione, istituzioni europee, italia, Liberali, meloni, monti, parlamento, pd, punto di vista, repubblica, roma

Info Raffaello Morelli

Per lunghi anni esponente del Partito Liberale Italiano, del quale è stato Vicesegretario nazionale, è stato Consigliere Regionale per la Toscana. Tra i promotori del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati e di quello per la riforma Democratica, nonché del referendum per la Riforma ELettorale del 1992. E’ stato vice Presidente del Comitato contro il referendum Renzi del 2016 e componente del Comitato per il SI alla Riduzione dei parlamentari nel 2021.

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