
(fonte Wikimedia Commons)
Il futuro della Polonia riguarda tutti noi! Usa i tuoi diritti!”, si legge nell’annuncio di ieri del presidente della repubblica polacca Andrzej Duda, con cui ha invitato i cittadini al voto del prossimo 15 ottobre. Il governo guidato dal premier Mateusz Morawiecki del partito nazionalista e conservatore Diritto e Giustizia (PiS) va a caccia del terzo mandato consecutivo, traguardo mai raggiunto da nessuno in Polonia negli ultimi trent’anni. I sondaggi segnalano un calo per il PiS rispetto alle elezioni del 2019, quando vinse con oltre il 43% dei voti, mentre l’opposizione guidata dall’ex premier e già presidente del consiglio europeo Donald Tusk si aggirerebbe intorno al 30%. Uno scenario che farebbe della coalizione di estrema destra “Confederazione”, data attorno al 13%, l’ago della bilancia per la prossima composizione del Sejm, la Camera bassa polacca, e del Senato. Il PiS in questi anni è entrato in uno scontro aperto con Bruxelles, che ne ha bloccato i fondi per la ripresa post-pandemia, ma ha riguadagnato carisma a livello internazionale con la guerra in Ucraina, cui ha sin da subito fornito sostegno. L’invasione russa del vicino polacco ha rinvigorito la retorica nazionalista, che sembra già dominare la dialettica preelettorale dei principali partiti che si contenderanno la maggioranza parlamentare.

L’opposizione ha speranze?
Il principale sfidante del PiS sarà ancora una volta Piattaforma Civica (PO), il partito liberal-conservatore di centro-destra guidato da Donald Tusk che ha già governato il paese tra il 2007 e il 2015. PO sarà il perno della Coalizione Civica (KO), che ad oggi si attesterebbe al 30%, appena sei punti percentuali sotto il PiS, che sembra quindi aver perso circa otto punti rispetto a quattro anni fa. A guadagnarci, sembrerebbe essere il partito Confederazione, coalizione della destra radicale che i sondaggisti danno al terzo posto col 13%, ovvero circa il doppio rispetto al 2019, quando elesse 11 deputati al Sejm. Confederazione scalza così dal podio elettorale polacco Lewica, unico partito di centro-sinistra che può ambire alla doppia cifra e attualmente dato al 10%. Se il 15 ottobre gli elettori polacchi confermeranno queste percentuali, non va escluso che il PiS possa chiedere il sostegno dell’estrema destra, data l’inconciliabilità coi liberali di Tusk. L’ex presidente del consiglio europeo e leader del Partito popolare europeo (PPE), principale forza politica all’europarlamento, è stato attaccato più volte dal premier Morawiecki, col sostegno dei media filogovernativi, che il mese scorso accusava Tusk di agire per conto della Germania: “Credo che in tutta la sua vita il signor Tusk abbia fatto il bene della Germania più che della Polonia”. Dal canto suo, l’opposizione accusa il governo di essere simile a Vladimir Putin e al suo autoritarismo, con cui condivide la retorica contro le persone LGBT e l’erosione dello stato di diritto. Sebbene PO, partito con maggior vocazione europeista, si opponga al matrimonio per le coppie dello stesso sesso, ne sostiene il diritto all’unione civile ed è favorevole alla liberalizzazione dell’aborto, le cui forti restrizioni introdotte nel 2021 hanno portato a proteste di massa contro il governo negli ultimi anni.
Scontro con Bruxelles?
L’erosione dello stato di diritto portata avanti dal PiS ha aperto lo scontro con la Commissione europea. Al momento, Bruxelles ha congelato i quasi 36 miliardi di euro destinati a Varsavia per la ripresa economica dopo la pandemia. Nel report annuale sullo stato di diritto nei 27, la Commissione ha confermato le proprie preoccupazioni per la mancanza di progressi nell’assicurare l’indipendenza dei giudici polacchi dalle nomine e dalle intromissioni del governo, così come per la mancata separazione delle cariche tra ministro della Giustizia e procuratore generale. Al centro dello scontro legale tra Bruxelles e Varsavia, c’è la riforma della giustizia del 2019 che, secondo la sentenza dello scorso giugno della Corte di giustizia dell’UE, viola il diritto dell’Unione, poiché “le misure adottate [con la riforma, ndr] sono incompatibili con le garanzie di accesso a un tribunale indipendente e imparziale”. Tra le altre cose, la riforma introduceva un nuovo organismo, la camera disciplinare nella Corte Suprema, per sanzionare i giudici in base alle loro sentenze, con il rischio che quest’organo influenzasse significativamente le decisioni. La replica del ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro è stata un duro attacco alla corte: “La principale Corte dell’Ue è corrotta. La decisione non è stata presa da dei giudici, ma da uomini politici”. Ma sono stati anche altri i momenti di scontro con Bruxelles, soprattutto in tema di immigrazione, vista la continua intransigenza di Varsavia ad accogliere la propria quota di migranti secondo il meccanismo di ricollocazione previsto a livello comunitario.
Cosa c’entra la guerra in Ucraina?
Il lungo braccio di ferro politico e legale tra istituzioni europee e Polonia ha fatto di quest’ultima una sorta di pecora nera a livello comunitario. Una percezione, però, che sembra essere parzialmente cambiata con lo scoppio della guerra in Ucraina. Il primo ministro Morawiecki e il suo vice Jaroslaw Kaczynki furono i primi leader europei, insieme ai premier ceco e sloveno, a recarsi a Kiev dopo l’inizio dell’invasione russa. La Polonia è poi il secondo paese UE per numero di rifugiati ucraini accolti, circa un milione. In termini pro capite, la Polonia è il paese europeo che ha inviato più aiuti militari all’Ucraina, superata solo dai paesi baltici, e Varsavia è stata fondamentale nel persuadere Berlino per l’invio di carri armati moderni all’Ucraina. Ma oltre al sostegno per il vicino ucraino, la Polonia rappresenta un indispensabile pilastro per il sistema di difesa europeo e il principale paese NATO lungo il confine orientale dell’alleanza, fungendo da collettore e base logistica per i rifornimenti destinati a Kiev. L’importanza strategica della Polonia nell’attuale polarizzazione internazionale è stata confermata anche nei giorni scorsi, quando i mercenari russi della Wagner puntavano al controllo del corridoio di Suwalki, ovvero la strada che collega la vicina Bielorussia all’exclave russa di Kaliningrad. La posizione e il ruolo di Varsavia nell’attuale conflitto saranno i paraventi con cui il governo nazionalista proverà a nascondere i difetti della propria democrazia e l’autoritarismo crescente agli occhi europei, come dimostra la recente adozione di una legge per limitare l’influenza russa ma che potrebbe in realtà servire all’esecutivo Morawiecki per colpire l’opposizione.
Istituto Ispi

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