• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Se la politica è inceppata è (anche) colpa del referendum di un anno fa, ma non del suo esito.

Ora i riformisti del no propongano un’assemblea costituente

di Redazione Pensalibero.it | 11 Dicembre 2017

È passato un anno esatto dal referendum costituzionale, ma sembra che si tratti di un’era geologica fa. Ce ne saremmo già dimenticati se non fosse che ogni tanto salta fuori qualcuno a dire che i problemi che il sistema politico vive oggi, e che rischiano di complicarsi maledettamente dopo le prossime elezioni, siano figli della prevalenza del No sul Sì il 4 dicembre del 2016. Errato. I problemi che ci sono e che presumibilmente ancor più ci saranno sono figli di quel referendum, non del suo esito. Sono l’inevitabile conseguenza di aver stressato politica, istituzioni e società in quella competizione, con quei contenuti e in quella modalità. Una scelta a sua volta figlia dell’incapacità di capire il Paese e i suoi orientamenti. Un politico accorto non si avventura in uno scontro di quel tipo – montato a tal punto da farlo diventare politicamente epocale e nello stesso tempo un plebiscito personale – senza aver prima “sentito” i cittadini a cui ci si rivolge.

I lettori che hanno i capelli bianchi ricorderanno che nel 1974 Amintore Fanfani volle trascinare la Democrazia Cristiana nell’avventura del referendum sul divorzio, immaginando che l’Italia stra-cattolica e sede del Vaticano non potesse che esprime una maggioranza di Sì al quesito abrogativo. Diverse personalità Dc – anche con legami profondi oltretevere, come Giulio Andreotti – cercarono di far capire al segretario del partito che non era il caso di avventurarsi su quella strada, ma il Rieccolo fu irremovibile, volle la battaglia campale contro la legge Fortuna-Baslini e ne uscì con una sconfitta sonora dalla quale non si riprese mai più. Curiosamente il risultato, 60% a 40%, fu uguale, 42 anni dopo, a quello del referendum voluto da Matteo Renzi alla Fanfani maniera. Sarà una pura coincidenza, per carità, ma pare proprio volerci dire che c’è una sempiterna maggioranza di italiani che si oppone alle prove di forza (tanto più se su questioni malposte).

Tornando alle conseguenze del 60-40 di un anno fa, sia la frattura che si è consumata dentro il Pd – indebolendolo oggettivamente – sia l’eccessiva dipendenza da Renzi del governo Gentiloni, almeno nella sua prima parte di vita, sia soprattutto la legge Rosato, che ci porta al voto con un ibrido tra proporzionale e maggioritario che somma difetti e limiti di entrambi i sistemi senza averne i pregi, è evidente che siano altrettanti frutti avvelenati della forzatura referendaria, ma soprattutto della maldestra voglia di revanche che quel risultato ha determinato. In questo ha pienamente ragione Carlo De Benedetti quando nella sua urticante intervista al Corriere della Sera di qualche giorno fa afferma che Renzi meglio avrebbe fatto a prendersi un po’ di tempo sabbatico, andando all’estero a studiare come si esercita l’arte suprema del governare. O, al limite, ha ragione Pier Ferdinando Casini quando a Roma Incontra confessa di aver suggerito a Renzi di non dimettersi da presidente del Consiglio: “lo sostenemmo anche noi, a suo tempo, incitandolo però a lasciare la segreteria del Pd”. In tutti i casi, non si rende l’idea di aver capito la lezione se si va raccontando in giro – non si capisce bene, se credendoci o meno – che alle prossime elezioni politiche si può tornare ad unire il “fronte del Sì” di un anno fa. Quel 40% non è stato, e tantomeno è oggi, un’entità politica precisa – come peraltro il No, sia chiaro – ed è probabile che se si rifacesse quella votazione, sarebbe di meno. Meglio per Renzi e per il Pd chiudere definitivamente quel capitolo, dimostrando finalmente di aver elaborato il lutto del 4 dicembre 2016 e di aver capito qualcosa di quel che è successo dopo.

Detto questo, va parimenti detto chiaro e forte che anche il No non è stato capace di elaborare la vittoria referendaria e trasformarla in un successo politico che andasse al di là di quel momento. Dicemmo allora, e ripetiamo oggi con il senno di poi, che in quel 60% vincente c’erano diverse e per molti versi contrastanti componenti. Noi qui ci rivolgiamo a quella non ideologica, che ha detto No ad una riforma sbagliata e ad una concezione fuorviante della campagna referendaria, ma non all’idea che la Costituzione sia intoccabile. Quel doppio No, a merito e metodo, non significava negare la possibilità – noi aggiungemmo anche l’opportunità e per molti versi la necessità – di riformare la Carta, che sarebbe ottuso considerare un tabù. Anche nella prima parte. Dicemmo che occorreva, e diciamo che occorre, ben altro tipo di approccio di quello usato da Renzi. Intanto in termini di metodo. Non si può agire a strappi e in modo scoordinato, chiamando i cittadini a dare una risposta secca, e per di più cumulativa su diversi argomenti. Occorrono, per farlo, un luogo eletto, delle competenze e il tempo dovuto. E l’unico strumento non può che essere un’Assemblea Costituente, da convocare attraverso un voto proporzionale puro in un collegio unico nazionale, integrata da un certo numero di personalità indicate dal Presidente della Repubblica, e dar far lavorare parallelamente alla normale attività parlamentare. Perché non il “fronte del No”, che non esiste, ma la componente riformista di quel voto ha lasciato cadere l’opportunità di dimostrare che il diniego alla riforma Renzi non era viziato da pregiudizi, rilanciando il tema della revisione costruttiva della Costituzione? C’era un anno di tempo, periodo nel quale si sarebbe potuta portare alle Camere la proposta di convocazione dell’Assemblea Costituente facendo così coincidere le prossime elezioni politiche con l’elezione dei “ricostituenti”. Invece, niente.

Almeno ora, però, è lecito attendersi che nella campagna elettorale, chi ha la pretesa di dirsi liberaldemocratico e convintamente europeista e su questa base chiede il voto agli italiani, riapra il discorso della grande riforma costituzionale nel contesto di una proposta di generale rifondazione del Paese. Finora abbiamo solo assistito ad una gara a chi la spara più grossa in un favoloso mondo di promesse elettorali che nulla hanno a che fare con la realtà vera, che mai potranno essere mantenute e che, nel caso lo fossero, aggraverebbero i nostri mali endemici. Attendiamo che qualche voci si alzi, nel frastuono insopportabile.

Enrico Cisnetto

Pubblicato in : EditorialeTag: andreotti, anni, battaglia, campagna elettorale, casini, corriere della sera, costituzione, democrazia, discorso, elezioni, elezioni politiche, governo, intervista, matteo renzi, merito, mondo, pd, presidente del consiglio, presidente della repubblica, referendum, renzi, repubblica, rifondazione, roma, sistema politico

Info Redazione Pensalibero.it

Redazione della testata

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti