Se tutto il buono ha origine dalla buona cultura, politica in primis, perché della cattiva il mondo intellettuale non è disposto a riconoscersi la paternità?
Nelle dittature, la “qualità” della politica dipende da un ristretto gruppo di matti criminali che fingono di mettere il potere al servizio del popolo, ma solo per abusarne di più e meglio; mentre la politica democratica rispecchia fedelmente la qualità della cultura. Buona, se il popolo è reso consapevole dall’istruzione e dalla libera informazione quotidiana; o cattiva, se è scimunito e indotto a l’autolesionismo.
Se la cultura esalta nella massa la sua naturale bestialità, invece di indurre intelligenza; la politica che scaturisce da quel popolo, anche se democratica a 24 carati non può che essere demenziale.
Quindi le dittature sono un prodotto politico “geneticamente puro”, nel senso che bestie si può anche nascere e tali si resta in assenza di vera cultura. Mentre le democrazie sono “culturalmente modificate”. Se la cultura induce saggezza, ne consegue politica saggia. Se induce stupidità, la massa non può che generare politica acefala.
E se tutto il buono ha origine dalla buona cultura, politica in primis, perché della cattiva il mondo intellettuale non è disposto a riconoscersi la paternità? No anche quella, anzi soprattutto quella, è figlia deforme dell’istruzione e dell’informazione.
E’ figlia mal riuscita proprio di quei professori, giornalisti, professionisti, sindacalisti e burocrati, che a colpi di contorsioni linguistiche, falsificazioni e faziosità imperante, ci convincono giorno dopo giorno che lo schifo politico (in Italia lungo sette decenni) non ha alcun rapporto di parentela con la loro eccellenza culturale.
Loro sono tutti da premio Nobel: ma se prestati un annetto (ma anche meno) alla politica, si auto declassano (salvo eccezioni) a primatisti mondiali di “PREMIO IGNOBEL”, producendo sfascio della migliore qualità.
Insomma, vediamo di ficcarcelo nella zucca. All’origine di tutto c’è istruzione e informazione. Il resto, come dicono dalle mie parti, se pure si sviluppa in politica, giustizia, burocrazia, mercato, finanza, fisco, sindacalismo ecc, è sempre “pelo dello stesso cane”.
Come dire, gli intellettuali facciano pure la loro parte, da classe dirigente quali sono; i fruttivendoli, gli imbianchini, i meccanici, i fabbri, i falegnami, i calzolai, i manovali non ambiscono certo contendergli il potere: ma parlando o scrivendo di politica evitino di fingersi scandalizzati. Perché se tutto il bene del mondo è ovvia conseguenza della loro cultura; addebitarne tutto il male alla politica, (più esattamente al Premier del governo ladro) è autentica truffa, posto che anche quella è fatta solo da professionisti, da “tecnici” che a Roma ci vanno magari con un vestito diverso, ma con la stessa zucca infarcita di “scienza o fantascienza” che gli ha reso prestigio e arricchimento da professionisti o burocrati.
Perciò rassegniamoci. Dove è grandiosa la cultura di un popolo e schifosa la politica, quel popolo si crede vittima del Premier truffatore di turno (in Italia, ieri Berlusconi oggi Renzi) che dice e non fa; ma è doppia vittima di truffa e furto culturale continuati e aggravati, perché gli intellettuali, fanno salti mortali per far vedere al popolo, solo ciò che conviene alla loro congrega o al loro personale portafoglio.
Posto che l’unico soggetto politico privo di potere operativo reale e autonomo è proprio il Premier, lui da megafono annuncia riforme, poi la classe politica le boccia, e per i fessi che stanno a bocca aperta aspettando che gli cala la disinformazione, la colpa di chi vuoi che sia? Ieri del pluri pregiudicato Berlusconi, oggi del super sbruffone Renzi.
Ma lo avrebbe capito pure lo scemo del paese che nelle dittatura si dice poco ma si fa molto, perché il potere di fare lo hanno pochi; mentre nelle democrazie, si parla fino allo sfinimento, ma si fa poco, (e ahinoi in Italia niente) perché il potere di fare lo hanno troppi marpioni.
Non a caso il grande Musil amava ricordarci che: “quando saremo tutti colpevoli sarà la democrazia”. Come dire che il Premier farabutto o fanfarone è il giusto agnello sacrificale gettato in pasto ai popoli creduloni indotti a diffidare della politica, ma a credere ciecamente agli sciampisti della cultura, che li sottopongono al quotidiano lavaggio del cervello.

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