La bella meteorina della politica, come qualcuno lo ha definito, spadroneggia a destra e a manca con il sorrisetto ebete stampato sul faccino paffutello da infante con molte macchie ma senza paura. I suoi iniziali cinquantanove voti gli hanno fruttato parecchio. Il sogno si sta avverando, e questo ci mette un’ansia senza pari. Siamo sul gobbo di una polveriera globalizzata. Pensare a uno straccio di politica estera espletata e messa in atto da Gigino fa rizzare i capelli anche a Crozza. Mentre Jean Jacques si rivolta nella tomba per l’uso improprio del suo augusto nome.
Quanto alle lotte intestine, sì, perfino loro duri e puri, il deputato campano ortodosso che risponde al nome di un dolcissimo frutto di stagione, ma agro come un limone e amaro come il fiele prende le distanze dal candidato premier. Mentre Beppe, si dice, distribuisce banconote false ai giornalisti: “Ora scrivete quello che dico io”.
Si assiste dunque a show inusitati. Un bambino incravattato si candida a premier con votazione bulgara. Un terzo degli italiani continua imbambolato a votare per un movimento senza programmi definiti. Vero è che gli altri non hanno idee così plausibili , ma almeno le hanno. Alcune comprovate da decenni e ormai sempre più condivise da chi si è finalmente risvegliato da un torpore letargico senza pari. Questi vagolano invece da cerchiobottisti e si crogiolano nella loro crassa ignoranza. O ci sono o ci fanno. Improbabile che non sappiano fare neppure un esame di coscienza. Ma hanno voluto la bicicletta e devono pedalare, coscienti o incoscienti non è dato sapere, diritti a una meta che sarà il loro trionfo o il loro orrido. Quando qualcuno gli toglierà le ruotine batteranno una bella bronciata. E non ci dicano che sono giovani e forti, ma che hanno bisogno di fare stage per imparare a governare. Ormai abbiamo avuto le prove della loro incapacità totale. Come in un tunnel al buio sbandano vieppiù con qualche piccolo crash un giorno sì e l’altro pure, o con uno scontro frontale che li manda in fin di vita dal quale, giovani come sono, si riprendono. L’angelo custode esiste, ama e protegge i pargoli. Sarebbe carino fargli sbattere una musata regalandogli il giocattolino del premeriato. Ma il paese ha bisogno di ben altro, non c’è più tempo di giocare e gongolarsi e trastullarsi sulla giostra. Il principe azzurro sul cavallo bianco non deve più indugiare cavalcando in mezzo ai boschi alla ricerca della bella addormentata. Urge fermarlo, si si, certo democraticamente. Quando la legge elettorale, rosatellum brunellum, quel che serà serà, con o senza bollicine, vedrà la luce.
Ora occorre un cavaliere che raccolga ciò che è sparso e rimetta in ordine i conti. Si, anche il mite e mitico Gentiloni. Uomo di paglia per tutte le stagioni.
Intanto si assiste alla probabile resurrezione della cosa rossa, già pronti un nome, un simbolo. Ce ne dà contezza baffino altrimenti detto il barbiere, mentre altri della cricca ci informano che con il piddì così com’è non ci si può alleare. Quando è arrivato allo stretto di Messina mi aspettavo che berlu richiedesse i diritti di autore. Insiste Massimino digrignando i denti all’indirizzo del suo odiatissimo antagonista.
Carla Ceretelli

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