
Ricorditi di me che son la Pia : in soli sette versi, Dante costruisce una scena di grande fascino che, fin dai primi tempi ha sempre colpito l’immaginario collettivo e ha fatto della protagonista il simbolo della donna vittima “della sopraffazione e del potere.”
Nel recente libro di Sergio Landi La Pia in Dante. Mistero e suggestione tra Siena e Maremma (Effigi Editore) si analizzano le interpretazioni che si sono succedute nel corso dei secoli delle terzine del V Canto del Purgatorio e si costruiscono nuove chiavi di lettura.
Infatti, il breve episodio dantesco è denso di significati, Con più chiavi di lettura.
Si osserva, ad esempio, il sapiente uso dell’articolo davanti al nome, tipicamente toscano, che mostra familiarità (ma forse suggerisce che era stata protagoniste di un caso famoso?) E l’ identità della donna, di cui si conosce solo il nome di battesimo resta un enigma. Che prosegue nei versi successivi quando afferma che la sua vicenda la conosce colui che ‘nnanellata pria / disposando m’avea con la sua gemma. Il nome del marito viene sapientemente celato.
Questo episodio della Divina Commedia, è caratterizzato da un’ indeterminatezza di altissimo valore poetico che unisce mestizia, mistero, pathos. E Il saggio di Landi (autore anche di Dante tra Amiata e Maremma, Effigi 2021) sottolinea che poiché non si possono dare risposte certe ma solo verosimili, occorre analizzare le possibili interpretazioni a cominciare dagli interrogativi di fondo. Perché la Pia fu uccisa? Per un adulterio o per un mero sospetto? (Ma fu davvero uccisa?) Il criptico riferimento al marito e alla fede nuziale fa pensare a un omicidio ma devono essere analizzate anche le ipotesi che si fosse trattato di suicidio o di morte naturale. E quale peccato doveva espiare in Purgatorio?
Ma intanto, chi era la Pia? “Ecco – rileva Landi – che tra la irrisolta attribuzione ai Tolomei o ai Malavolti si presenta, intrigante e semplice, la Pia in Dante, eterno mistero e suggestione”. L’autore avanza poi nel post scriptum un’interessante ipotesi che non riporto per non spoilerare.
Ed è da mettere in risalto anche il capitolo su La Pia nel linguaggio e nell’agire comunicativo di Dante. E soprattutto, cosa ha rappresentato nell’immaginario allegorico del sommo poeta e del suo Metaverso?
Insomma, Dante ci ha lasciato un giallo da svelare: uno dei personaggi più enigmatici dell’intero poema e con significati allegorici e filosofici esaminati in questo libro.
Ove si legge che se “la cronaca dei fatti è avara di verità storica [ … ] la psicologia del Poeta che esce dalle pieghe dei suoi versi è una fonte inesauribile di indagine”.
Inoltre quella della dolente Pia è una storia nella metastoria resa ancora più affascinante dall’alone di mistero che la circonda ( e che emerge anche dalla coinvolgente copertina di questo libro). In ogni epoca ma soprattutto nell’età romantica ha suscitato interesse che ha prodotto romanzi ,tragedie, Maggi drammatici, bruscelli , poemetti melodrammi ( cito ad es. Gaetano Donizetti su libretto di Salvadore Cammarano), Da rilevare i ritratti a cominciare da Luca Signorelli con la tela Pia donna in pianto. E sculture come quella di Pio Fedi (gruppo marmoreo 1861 conservato a Palazzo Pitti) e quella di Alfonso Balzico.
Da rilevare, inoltre il concept album di Gianna Nannini Pia come la canto io 2007 nato dalla collaborazione con la scrittrice Pia Pera. Dove è definita : Dolente Pia innocente è prigioniera/ Col capo chino, la fronte al seno / Pensa a quei giorni del /Passato ricordi in fior.
Tornando al libro di Landi si rileva, infine, in Dante una vita interiore saldamente intrecciata con la vita vissuta. Un’ introiezione delle sue afflizioni con la loro trasposizione poetica. Quindi finzione e verità storica si confondono, s’intersecano, svaniscono nell’ambiguità del mistero.
Interessanti e incisive in questo saggio le Note della dott.ssa Sabrina Rota, Psicoterapeuta, specialista in Psicologia clinica.
Termino sottolineando un capitolo dedicato alla rassegna degli “almanaccamenti” ,una tabella sinottica di varie interpretazioni (Pia calunniata, Pia adultera ecc.) cosi detta sulla scorta della definizione di Croce che, essendo la Divina Commedia” lavoro di immaginazione e appartenendo quel che egli non ha detto all’immaginario, non si può logicamente supporre salvo almanaccando.”
Gabriele Parenti

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