
La parola genocidio è diventata un giocattolo nelle mani della propaganda, la si lancia addosso a Israele a ogni guerra, come se fosse un sinonimo di strage, come se bastasse contare i morti per trasformare un conflitto in sterminio pianificato.
Ma il diritto è un’altra cosa: genocidio è l’intento specifico di cancellare un popolo, di distruggerlo in quanto tale. E se questa definizione la prendiamo sul serio, chi la incarna meglio di chi ha scritto nero su bianco, nel proprio statuto, la volontà di eliminare Israele dalla carta geografica? Hamas non vuole una convivenza, non vuole uno Stato accanto all’altro: Hamas proclama la cancellazione di Israele e la cacciata degli ebrei, ovvero l’essenza stessa di un progetto genocidario.
Il 7 ottobre non è stato solo un massacro: è stato un manifesto programmatico, un “vedete cosa faremo se possiamo”. Famiglie bruciate, bambini rapiti, civili sgozzati: non errori militari, ma la messa in scena di un odio etnico-religioso.
Questo è genocidio per intento, per ideologia. Israele, invece, combatte Hamas dentro Gaza, con conseguenze drammatiche sui civili, conseguenze che il diritto internazionale dovrà giudicare e che nessuno nega. Ma il suo scopo dichiarato non è cancellare i palestinesi, bensì distruggere Hamas. La differenza è enorme: da una parte un movimento che sogna l’eliminazione fisica di un intero popolo, dall’altra uno Stato che, con tutti i suoi errori e crimini possibili, combatte per la propria sopravvivenza. Che poi piazze e slogan gridino “genocidio a Gaza” è l’ennesimo paradosso del nostro tempo: la parola viene usata per accusare chi difende la propria esistenza, e mai per descrivere chi proclama apertamente di voler annientare l’altro.
È la stessa follia linguistica che rovescia carnefici e vittime. Ma la verità resta: se oggi esiste un progetto genocidario in Medio Oriente, non è a Gerusalemme, è nei tunnel di Gaza, nelle scuole trasformate in arsenali, nei proclami di Hamas. E continuare a ignorarlo non è pacifismo: è complicità con l’unico genocidio davvero annunciato.
Nico Kir

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