
Era prevedibile che, dopo aver avviato la corsa al riarmo, l’Europa decidesse di attenuare in modo sostanziale gli obiettivi di lotta ai cambiamenti climatici.
Ieri, come riporta il Manifesto, per la prima volta un provvedimento legislativo – non una semplice mozione – passa al Parlamento europeo con una maggioranza alternativa alla cosiddetta “maggioranza Ursula”; nasce, infatti, la nuova maggioranza blu e nera.
Il Partito popolare europeo sceglie di votare insieme all’estrema destra: i Conservatori di Ecr (con Fratelli d’Italia), il nuovo gruppo dei “Patrioti” (Lega, Le Pen, Orbán) e gli alleati sovranisti dell’Esn.
È con questi voti che viene approvato il primo pacchetto sulla “semplificazione” delle norme di sostenibilità, che in realtà è una deregulation sulla rendicontazione di sostenibilità sociale e ambientale da parte delle multinazionali.
Socialisti e sinistra votano contro, rivendicano di non voler fare da foglia di fico. Ma la verità è che la diga è saltata: il Ppe ha mostrato a tutti che, quando serve, è disposto a stare stabilmente con l’estrema destra neofascista, neonazista e nazionalista.
Mentre a Belém, alla Cop30, si discute di come tenere l’aumento di temperatura sotto 1,5 °C e gli scienziati ripetono che continuare a estrarre carbone, petrolio e gas significa “auto-distruggerci”, l’Unione europea arriva al vertice con un profilo sempre più basso.
Con il Green Deal del 2019 l’Europa rivendicava una leadership mondiale sulla transizione climatica e sulla difesa di standard sociali.
Invece, ora si inchina ai diktat di Trump con una maggioranza di centrodestra e nera che ci porta dritti verso l’età del fuoco: quella delle armi e insieme quella del surriscaldamento del clima.
Ho sempre pensato che il Pd e i socialisti non avrebbero dovuto sostenere la maggioranza Ursula al Parlamento europeo, finendo per assecondare una svolta a destra e per fare gli alleati minori nella nuova compagine.
Infatti, quella di Ursula è una maggioranza, a guida della destra popolare, che prima ha deciso per il riarmo e poi l’abbandono delle politiche per la difesa dei lavoratori e dell’ambiente, e per l’accoglienza dei migranti.
Dopo la giornata di ieri e la scelta del Partito popolare europeo si ripropone una domanda a tutti i socialisti e a tutte le forze progressiste europee: quanto ancora accetteranno di reggere il moccolo a Ursula von der Leyen?
Il tempo è scaduto.
A mio avviso sono più che maturi i tempi per rompere un’alleanza perversa e innaturale e costruire una piattaforma che si opponga alla guerra e al riarmo, e promuova invece uno sviluppo basato sui diritti dei lavoratori e sulla tutela dell’ambiente.
La pace, il contenimento dei cambiamenti climatici, i diritti dei lavoratori, la salute delle persone e dei territori non possono attendere ancora.
O si scelgono davvero questi obiettivi, o li si sacrifica – consapevolmente – sull’altare del riarmo e dei profitti delle multinazionali.
Enrico Rossi

Lascia un commento