
E’ un primo interrogativo, al quale la logica, che è in lei, fornisce una pronta e rapida risposta, in forma poetica: Sospesa/ seduta lì, in bilico,/ tra la pittura e la scultura,/ non potendo essere/ né l’una né l’altra/ perché, in fondo,/ nient’altro era che magia/ e infinita Poesia.
L’arte è rappresentazione e l’arte della pittura e della scultura “danno” entrambe una forma d’immagine, che a Filomena manca parzialmente, avendo scoperto all’età già di quattro anni di avere un occhio pigro, che ora andava sforzato, e di avere già sforzato, l’altro occhio, che ora andava protetto e quindi bendato. Per la rappresentazione di se stessa, a lei sembrerà che non resti altra migliore possibilità che darsi alla poesia e che la poesia dia quindi l’immagine di quella che è La nudità dell’anima.
La sua, è dunque un’opera di vita, che dall’ambito della propria dimora si dipana attraverso una matassa di idee alla ricerca dell’Io (o animo), che certifichi l’esatta immagine e somiglianzacon l’altro: L’uomo, solo debellando l’ignoranza del proprio animo, potrà far sì che i lembi di quelle profonde ferite che hanno cincischiato il mondo, un giorno possano riappiccicarsi l’uno sull’altro.
Attraverso le idee, l’animo dell’autore emerge sospeso tra ricordi, il desiderio di essere una stella, la preghiera di un Amore qualeprivilegio che non poss(a) più conceder(s)i, crepuscolo, pioggia,fragore, il troppo perdono a Dio e infine la ritrovata Bellezza di vivere … Ma immediatamente, solo un attimo dopo, ecco l’eterno ritorno di una Bambina in nero/Ascoltando (di nuovo) la pioggia.
Credo che, in fondo, Filomena non abbandoni mai l’insegnamento di Anassimandro, agli albori della Filosofia: Ma da ciò da cui per le cose è il nascere, nasce anche l’uscire verso di esso, secondo il necessario; esse si rendono infatti l’un l’altra giustizia e ammenda per l’ingiustizia secondo l’ordine del tempo (trad., M. Heidegger). E pertanto, pare proprio che ribadisca con Eschilo, che “il dolore, che getta nella follia, deve essere cacciato”. Da e attraverso il suo animo.
… Ma come?
Vorrei poter suscitare negli altri esseri umani le emozioni che essi,/ per primi, mi hanno regalato/ (…)Scrivere, cantare, suonare, sognare:/ Così provo a saldare il mio debito con l’Umanità.
E allora, un solo suggerimento, comunque sia. Un giorno potrebbe capitarti di nuovo di affacciarti su quell’abisso, che tu dici del tuo cuore; oppure di sentirti quel vuoto/ Immobile/ E non colmabile/ Che risucchia ogni cosmo scintillante; oppure ancora di vedere Il Buio/ Un mondo/ Disperso nel nulla; ma, in fine, sempre come tu dici: Sotto questo mondo sprofondare con le tue ossa/ Scavare una fossa profonda/ Per lanciarci dentro tutta te stessa.
Non sarà né ieri, né oggi, né domani; perché altro viceversa è il tuo e il nostro destino di uomini. Eternamente (e nonEternaMente, come dapprima tu ancora dici): Tre volte il fè girar con tutte l’acque;/ a la quarta levar la poppa in suso/ e la prora ire in giù, com’altrui piacque,/ infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso (Inferno, XXVI, 139-142). E’, questo, il regno del gorgo inghiottitore, gurges mirabilis, il Maelstrom o Ogigia, il Mulino di Amleto, il Sampo che ha tre radici, l’Euripo dell’Oceano, ovvero il Caos (che precede Kronos).
Angelo Giubileo

Lascia un commento