I media italiani hanno dedicato poca attenzione alle audizioni e poi alla fiducia alla nuova Commissione così come al processo delle audizioni, salvo per quella della vice-presidente Mogherini, in quanto italiana: una straordinaria prova di miopia e provincialismo.
Il Parlamento europeo ha dato la fiducia alla Commissione Juncker, portando alla nascita del nuovo esecutivo europeo. Il primo esecutivo esplicitamente “politico” della storia dell’Unione Europea. Juncker ne è il Presidente in virtù del fatto di essere il candidato presentato dal partito che alle ultime elezioni europee ha ottenuto il maggior numero di seggi – sebbene sia piuttosto distante da una maggioranza assoluta – in conformità con le prassi vigenti nella maggior parte delle democrazie europee, ma non in Italia. La Commissione ha avuto la fiducia dei gruppi politici dei popolari, dei socialisti e democratici, e dei liberal-democratici, che formano de facto una coalizione europeista a sostegno della nuova Commissione, e che hanno dimostrato un buon livello di compattezza – maggiore che in passato quando molte più defezioni si erano manifestate nella fiducia a Barroso su cui diversi gruppi si erano profondamente spaccati.
Sembrerebbe tutto normale, e simile all’Italia, ma non è così. Questo voto avviene dopo un lungo processo di audizioni degli aspiranti Commissari europei e dei Vice-presidenti della Commissione, proposti da Juncker d’intesa con i governi europei, di fronte al Parlamento europeo. Le sue commissioni permanenti hanno “interrogato” i vari commissari, per verificarne la preparazione rispetto ai dossier loro assegnati, scrutinandone storia e comportamenti per verificare che non avessero conflitti d’interesse, scheletri nell’armadio, o posizioni pregresse non condivisibili. In Italia il Parlamento non ha alcun potere del genere. Il Presidente del Consiglio e i ministri che si è scelto si presentano tutti insieme al Parlamento per ottenere la fiducia, e la sua maggioranza deve digerire tutto il pacchetto, incluse talvolta scelte infelici, contraddittorie, viziate da conflitti di interesse, o da posizioni pregresse non condivise. Il Parlamento non ha strumenti nella fase di creazione di un governo se non la bocciatura dell’intero esecutivo, difficilmente praticabile per una maggioranza che non voglia suicidarsi politicamente.
Spesso in Italia il Parlamento europeo è considerato poco importante, e i partiti vi riciclano le seconde file e/o coloro che hanno perso la loro posizione locale o nazionale alle ultime elezioni. Si tratta di uno straordinario errore di valutazione, come mostra con grande chiarezza un confronto tra il Parlamento europeo e il Parlamento italiano sia nei loro poteri di controllo che in quelli legislativi. I media italiani hanno dedicato poca attenzione alle audizioni e poi alla fiducia alla nuova Commissione – il fatto politico più importante di ieri, ma oscurata in Italia dalle dichiarazioni del Presidente Renzi su ciò che intende fare al Consiglio europeo, dove però si decide in 28! – così come al processo delle audizioni, salvo per quella della vice-presidente Mogherini, in quanto italiana: una straordinaria prova di miopia e provincialismo. Questa procedura mostra la forza del Parlamento europeo, che ha costretto Juncker a modificare la composizione della sua Commissione e l’assegnazione dei portafogli inizialmente prevista. Si tratta di un potere di controllo preventivo sull’esecutivo molto incisivo, simile a quello esercitato dal Senato americano sulle nomine governative appannaggio del presidente. Naturalmente, richiede che i parlamentari europei studino i vari dossier nel dettaglio e siano in grado di mettere in difficoltà gli aspiranti commissari, ma questo è ormai un dato accertato.
Egualmente sul piano legislativo con il Trattato di Lisbona il Parlamento europeo ha acquisito poteri paritari con il Consiglio – che riunisce i ministri nazionali – nella legislazione europea, che è ormai maggioritaria rispetto a quella nazionale, almeno in termini di individuazione di obiettivi comuni, dentro i limiti dei quali si esplica la potestà legislativa nazionale di dettaglio. A livello europeo non esiste il voto di fiducia su un singolo provvedimento, e il Parlamento europeo non può essere obbligato ad approvare provvedimenti contradditori, non condivisi, onnicomprensivi. Il suo potere legislativo è reale e manifesto. Al contrario in Italia il Parlamento ha ormai perso la sostanza della potestà legislativa, mantenendo piuttosto una capacità di interdizione e di veto. Infatti in Italia abbiamo strumenti come la conversione di decreti legge in scadenza, unita alla possibilità di reiterazione dei decreti da parte del governo; voti di fiducia su maxi-emendamenti, e poi sull’intero provvedimento; leggi delega al governo, spesso piuttosto vaghe, affinché legiferi con decreti attuativi, unite al fatto che spesso le stesse leggi delega vengono approvate con il voto di fiducia. Tutto ciò è frutto di regolamenti parlamentari che rendono la procedura legislativa italiana particolarmente farraginosa e hanno portato a inventarsi modi di aggirare de facto il Parlamento. Questo lo ha reso sempre più irresponsabile, come mostra l’attuale perdurante stallo rispetto all’elezioni dei giudici costituzionali di nomina parlamentare, che da un lato paralizza l’attività parlamentare, e dall’altro non assicura il plenum di un organo costituzione fondamentale per il funzionamento democratico dello Stato.
Eppure i media italiani ci riferiscono meticolosamente tutto ciò che accade nel Parlamento italiano, ovvero principalmente dichiarazioni di parlamentari, e quasi nulla di ciò che avviene nel Parlamento europeo, ovvero nelle ultime settimane un’intensa attività politica di controllo sui futuri componenti dell’esecutivo europeo, ed in generale un’attività legislativa cospicua, costante e con un notevole impatto sulla vita dei cittadini. Il Parlamento europeo va di moda solo nel quadro di campagne scandalistiche, come l’ultima inchiesta pubblicata in tutta Europa sul fatto che molti parlamentari europei abbiano anche altri incarichi. Sarebbe interessante avere gli stessi dati rispetto ai parlamentari nazionali. Ma forse sarebbe più difficile perché la regolamentazione europea impone un alto livello di trasparenza su questi temi. Detto questo, rimane auspicabile una più stringente regolamentazione degli incarichi esterni sia a livello europeo che italiano. Allo stesso modo spesso si critica l’accesso delle lobby al Parlamento europeo e alla Commissione, facilmente ricostruibile in virtù del fatto che a livello europeo esiste una regolamentazione e un registro delle lobby di cui l’Italia ancora non si è dotata. Le lobby esistono anche da noi – si tratta di un mercato in espansione – ma possono più facilmente muoversi nell’ombra del vuoto normativo italiano.
Quando si critica l’Unione sarebbe sempre opportuno fare un confronto con il proprio Paese per valutare davvero il livello di virtù relativa, e prima di emettere giudizi paradossali. In questi giorni il Parlamento europeo ci mostra cosa sia davvero il controllo parlamentare di un esecutivo, ma perché ciò possa contribuire in modo significativo al rafforzamento della democrazia europea, servirebbe che i media riportassero ciò che accade, i nodi cruciali sui vari dossier e i vari aspiranti Commissari.
(Centro Studi sul Federalismo)

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