• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

La morte di Massimo Bordin è l’assassinio di Radio Radicale …

La morte di Massimo Bordin è l’assassinio di Radio Radicale siano la molla per dare rappresentanza all’Italia della democraiza e della libertà

di Enrico Cisnetto | 21 Aprile 2019

Sono state spese molte parole, quasi tutte eccellenti, per onorare la memoria di Massimo Bordin, storico direttore di Radio Radicale. Le qualità umane, il valore professionale di un giornalista che ha saputo inventare un genere, il “giornale dei giornali” – con lui Stampa&Regime non era una banale rassegna stampa, ma un modo di costruire un giornale parlato attraverso il collage ragionato e critico della carta stampata quotidiana – la dimensione intellettuale, la profondità culturale, l’impegno civile, il culto e la rappresentazione della Politica nella sua espressione massima. Di lui – amico personale e intensamente partecipe delle nostre attività – ci piace ricordare la cifra con solo qualche semplice parola: profondità, complessità, arguzia, disincanto, anticonformismo, antiretorica, rispetto. Non andiamo oltre, se mai Massimo ci osservasse sarebbe più che imbarazzato dalla quantità di elogi – pur pienamente giustificati – da cui in queste ore è stato ricoperto. E, francamente, vorremmo evitare di accodarci a qualcuno dei “commemorialisti” ad uso microfoni e flash che abbiamo visto esibirsi alle sue partecipatissime esequie laiche. Invece, preferiamo dedicare questa edizione pasquale di TerzaRepubblica a due considerazioni di carattere politico che la morte di Bordin ci induce a fare.

 

La prima riguarda Radio Radicale e il tentativo di silenziarla che una banda non solo di stolti ma anche e soprattutto di “ademocratici” – dar loro la patente di antidemocratici significherebbe gratificarli di un qualche pur bislacco pensiero – sta vergognosamente mettendo in opera. Gente che, pur senza neppure sapere cosa significhi, ha predicato la trasparenza in politica per far fuori “quelli di prima”, ma ora che ha raggiunto il (presunto) potere e crede di essere entrata nella “stanza dei bottoni” di nenniana memoria, da fastidio che si ascolti senza filtri la vacuità degli interventi parlamentari, che si venga a conoscenza di leggi uscite dal Consiglio dei ministri “salvo intese”, buone solo per la propaganda, che si capisca che ci sono ministri e sottosegretari privi della benché minima conoscenza della Costituzione e delle regole della vita democratica. L’obiettivo, nel penalizzare Radio Radicale, è quello, da un lato, di vendere al mercato del consenso il messaggio populista che si fa spending review risparmiando i soldi dei contribuenti e, dall’altro, di soffocare una voce che, in quanto libera e per di più anticonformista, non è disposta ai compromessi con il potere di turno.

 

Francamente, crediamo che tra questo “omicidio democratico” e la morte di Bordin ci sia un nesso preciso, anzi doppio: da una parte, Massimo ha voluto sottrarsi alla vista dello scempio, risparmiandosi la chiusura per mancanza di fondi della “sua” radio; dall’altra, ha inteso lanciare un ultimo disperato appello alla coscienza democratica – residua? – del Paese perché reagisca al becerismo oscurantista. Conoscendolo, pensiamo di sapere che non si sarebbe mai aspettato che la sua scomparsa potesse sollevare la straordinaria ondata emotiva che invece ha generato, ma certo Massimo non era uomo che facesse calcoli o che si spaventasse di una condizione minoritaria, nella quale peraltro ha vissuto con grande fierezza tutta la vita.

 

E tuttavia, visto che la reazione c’è stata – e che reazione! – sia alla sua morte che a quella annunciata di Radio Radicale, ora è venuto il momento di coniugare l’emozione con la reazione. La prima reazione ce l’aspettiamo dal Parlamento, che in sussulto di orgoglio deve opporsi alla decisione che i 5stelle – e probabilmente neppure tutti – vogliono imporre, sapendo che, ove passasse in via definitiva, determinerebbe la chiusura di radio Radicale prima della fine di maggio. Siamo convinti che sulla proposta di rinnovare la convenzione attraverso la quale lo Stato assicura ai cittadini la fruizione del servizio pubblico che la radio creata da Marco Pannella da molti dei suoi 43 anni di vita ha garantito, alla Camera e al Senato si potrebbe formare una maggioranza ad hoc capace di farla approvare. Non si tratta di mettere in discussione la maggioranza e tantomeno di far cadere il governo – ci sono ben altri motivi perché ciò accada – ma di ridare al Parlamento la dignità che dovrebbe essergli propria. È troppo ardito, o ingenuo, sperarlo?

 

Ma a reagire dovrebbe essere anche la società civile. Per esempio, perché la Confindustria – che attraverso il Sole 24 Ore possiede una radio che, tra le tante cose apprezzabili e utili che trasmette, ogni sera ammorba gli sventurati ascoltatori che fossero educati e privi di perversioni con indecenze di cui la gran parte degli stessi imprenditori iscritti alla confederazione si vergogna profondamente – non si fa carico del problema, lanciando una sottoscrizione tra i suoi aderenti e le sue strutture di territorio e di categoria per sostenere Radio Radicale? Per farlo ci possono essere molti modi. Uno tra i tanti, per esempio, potrebbe essere quello di acquistare, ma nello stesso tempo lasciare in uso in comodato gratuito o per una cifra simbolica, il vero patrimonio – prima di tutto culturale, poi economico – di Radio Radicale, e cioè il suo straordinario archivio, forse il più vasto e completo che riguardi la vita democratica del nostro Paese. Magari mettendolo in una fondazione in cui far confluire altri archivi simili, così da organizzarne al meglio la custodia e la fruibilità. Insomma, possono essere molte le idee, se solo s’intuisce il valore per la nostra comunità e per le nostre istituzioni di uno strumento che contribuisce come pochi a tener viva la democrazia. È troppo confidare in una presa di coscienza della borghesia del fare del proprio ruolo sociale, e di un conseguente agire?

 

Dicevamo che c’è poi un secondo motivo di riflessione che dobbiamo alla memoria di Bordin. Alla sua commemorazione, svoltasi presso la Facoltà Valdese di Roma nel simbolico giorno della Via Crucis, c’era una grande folla. Non tutta, anzi, strettamente radicale (peraltro le famiglie che si richiamano al Partito Radicale di Pannella sono ormai molte, e pure in aspro conflitto tra loro). Una folla politicamente composita, certo. Con alle spalle storie e percorsi diversi, certo. Ma sicuramente accomunata da una medesima concezione della libertà, della democrazia, del diritto, della giustizia. Gente che con tutta probabilità, con una politica ridotta a strumento di esaltazione dell’ignoranza e dell’incompetenza, si sente orfana, non rappresentata. Non crediamo si tratti solo di una piccola minoranza di iniziati. Al contrario, pensiamo che quella folla rappresenti la punta di un grande iceberg, fatto dei tanti italiani e delle tante italiane che vorrebbero poter disporre di partiti, dotati di solide radici culturali, capaci di rappresentarli. Teoricamente ce ne vorrebbero diversi, in grado di esprimere, anche senza l’eccesso di frazionismo che spesso ha caratterizzato la politica italiana nel passato, le diverse anime che albergano nella società. Ma il meglio è nemico del bene, e la storia si fa se si è capaci di praticare l’arte del possibile nelle condizioni date. Dunque c’è un’Italia che vuole e merita almeno un partito che degnamente rappresenti lo spirito liberale, inteso nel senso più ampio, alto e pieno del termine. Che si sappia battere contro l’oscurantismo populista, lo squadrismo dell’ignoranza e le retrograde velleità sovraniste. Perché, come ha detto con straordinaria efficacia il 95enne Emanuele Macaluso nel ricordare l’amico Bordin, “saranno in molti a rimpiangerlo, escluso gli imbecilli”. Ecco, oggi gli imbecilli sono politicamente rappresentati, gli altri, quelli che rimpiangono e rimpiangeranno uomini come Bordin, no. È ora di dar loro una casa.

 

Ciao Massimo, speriamo che laddove sei ora ti sia risparmiato lo spettacolo dell’imbarbarimento della politica che ogni giorni hai dovuto documentare e commentare. La terra ti sia lieve.

 

Enrico Cisnetto

 

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, confindustria, consenso, considerazioni, consiglio dei ministri, costituzione, democrazia, espressione, governo, macaluso, marco pannella, mercato, pannella, parlamento, partito radicale, politica italiana, populista, regime, roma, servizio pubblico, soldi, tutta la vita

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti