
Il governo spagnolo è fortemente diviso e perplesso sull’ipotesi di un invio di truppe spagnole in Ucraina. “Ci opponiamo all’invio di truppe in Ucraina previsto da Sanchez. La Spagna è un popolo di pace, del ‘no’ alla guerra!’ Non faremo da sicurezza privata a Trump mentre gli Stati Uniti e Russia si spartiscono colonialmente l’Ucraina”, ha scritto Ione Belarra, segretaria generale di Podemos, in un post su X. Anche Enrique Santiago, deputato di Sumar e portavoce della Sinistra Unita (IU), ha chiarito che “l’invio di truppe è possibile solo dopo un accordo di pace e un mandato delle Nazioni Unite”. E dopo il necessario sostegno del Congresso. Tuttavia, il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, ha precisato che quando è lo stesso Paese a sollecitare l’invio di militari, come nel caso dell’Ucraina, non c’è bisogno di un mandato delle Nazioni Unite. Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez, ha annunciato che contatterà “la maggioranza dei gruppi parlamentari” per discutere se Madrid invierà truppe in una missione di pace in Ucraina, una volta che sarà stabilito un cessate il fuoco. “Il governo di Spagna proporrà di poter aprire la porta a una partecipazione di capacità militari in Ucraina”, ha spiegato Sanchez dopo la riunione dei Volenterosi a Parigi, ripreso ieri dai media iberici. Zelensky ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero, come nel caso della cattura del leader del Venezuela Nicolás Maduro, condurre un’operazione militare contro il leader ceceno Ramzan Kadyrov (Ramzan Kadyrov ha sostituito Alu Alkhanov come presidente, poco dopo aver compiuto 30 anni, l’età minima per avere l’incarico. È stato impegnato in violente lotte di potere con i comandanti ceceni Sulim Jamadaev (morto nel 2009) e Said-Magomed Kakiev per l’autorità militare generale, e con Alkhanov per l’autorità politica. Dal novembre 2015 è membro della Commissione consultiva del Consiglio di Stato della Federazione Russa. Nel corso degli anni Kadyrov ha ricevuto varie critiche per il modo autoritario con cui gestisce la Cecenia, ed è stato accusato varie volte di omicidi e torture somministrate soprattutto nei confronti degli omosessuali e oppositori politici; i casi più famosi sono l’assassinio di Boris Nemcov, oppositore russo che spesso criticava e accusava Kadyrov, e il tentato omicidio del dissidente Tumso Abdurachmanov. Kadyrov è stato soprannominato dai media occidentali “Il macellaio di Groznyj”. Nonostante le denunce pubbliche non si fermano le persecuzioni contro le persone accusate di essere gay in Cecenia. In Cecenia la violenza contro le donne è diffusa. La violenza domestica è un problema. I delitti d’onore continuano a essere perpetrati e vi sono motivi per credere che negli ultimi anni il loro numero sia aumentato) per fare pressione su Vladimir Putin affinché ponga fine alla guerra. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha dichiarato di “non aver ricevuto una risposta chiara” dai suoi alleati europei su come avrebbero reagito concretamente in caso di un altro attacco russo contro l’Ucraina dopo la fine della guerra. “E’ una domanda molto difficile. Ed è esattamente la domanda che ho posto a tutti i nostri partner. “Ieri a Parigi, la coalizione dei Volenterosi ha avanzato l’ennesima proposta che avvicina l’Europa a un confronto diretto con la Russia. Cercando di stabilire una presenza militare in Ucraina, i Paesi dell’Europa occidentale stanno creando il rischio di una guerra diretta con la Russia”. Lo scrive in un tweet il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, invita gli Alleati a continuare a contribuire alla difesa di Kiev dopo l’incontro della coalizione dei Volenterosi di ieri a Parigi. “Il segretario generale ha accolto con favore i progressi sugli aspetti pratici volti a garantire una fine giusta e duratura della guerra contro l’Ucraina, elogiando il lavoro degli Stati Uniti per promuovere la pace e l’impegno degli Alleati a contribuire alle garanzie di sicurezza”, si legge in una nota. Il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, in un’intervista all’emittente pubblica Rne, ha auspicato che “l’Onu sia coinvolta” in una futura missione di pace nel Paese, come ha chiesto anche il partito della confluenza di sinistra Sumar, alleato dei socialisti nel governo progressista minoritario. Albares si è detto convinto che gli spagnoli sosterrebbero la presenza di truppe per garantire la pace, già attualmente impegnate in altre missioni, fra cui quella Unifil in Libano. Pur chiarendo che “per ora c’è solo una bozza di piano”, in mancanza di un cessate il fuoco.
Giuseppe Basilico

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