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La lunga stagione artica

Gli europei non hanno mai cercato di comprendere il valore strategico dell’intervento statunitense in Vietnam e altrettanto hanno fatto verso uno eventuale in Groenlandia. In fondo all’epoca si trattava solo della difesa dell’Indocina, non certo del regime corrotto di Saigon, già rassegnato al suo destino e pazienza. Oggi purtroppo la sottovalutazione è più grave e riguarda la salvezza non dei trichechi sulla banchisa, quanto del mondo occidentale nel suo complesso. Trump ha sbagliato nel dire che la Groenlandia era una priorità per la sicurezza americana e a Davos si è corretto. La Groenlandia è una priorità per la sicurezza del mondo occidentale.

di Riccardo Bruno | 23 Gennaio 2026
Il sottomarino K 19 della vecchia Unione Sovietica

Gli europei non hanno mai cercato di comprendere il valore strategico dell’intervento statunitense in Vietnam e altrettanto hanno fatto verso uno eventuale in Groenlandia. In fondo all’epoca si trattava solo della difesa dell’Indocina, non certo del regime corrotto di Saigon, già rassegnato al suo destino e pazienza. Oggi purtroppo la sottovalutazione è più grave e riguarda la salvezza non dei trichechi sulla banchisa, quanto del mondo occidentale nel suo complesso. Trump ha sbagliato nel dire che la Groenlandia era una priorità per la sicurezza americana e a Davos si è corretto. La Groenlandia è una priorità per la sicurezza del mondo occidentale.

Si dovesse fare una simulazione di un attacco russo in Groenlandia, l’obiettivo più appetibile non sarebbe una qualunque città degli Stati Uniti, nemmeno si trattasse di New York. Sarebbe Londra. A parità di distanze la capitale inglese è più esposta in quanto l’unica base Nato nella leggendaria isola di Thule, protegge la costa occidentale e lascia parzialmente scoperta quella orientale.

L’aspetto più incredibile della vicenda è che i greci del trecento avanti Cristo conoscevano la Groenlandia quanto noi. Nessuno saprebbe esattamente dire quanto vi sia di acqua o di terra sotto la calotta polare che la ricopre. C’è chi sostiene che la Groenlandia non sia un’isola, una lastra di ghiaccio, come ha detto Trump che certo non è un geografo. La Groenlandia potrebbe essere un arcipelago. Nel caso in cui un sommergibile nucleare riuscisse a percorrerne le acque sotto la crosta di giacchio, per apparire all’improvviso rompendo la banchisa, quanto tempo ci vorrebbe per accorgersene? Successe con il K 19 negli anni settanta del secolo scorso, l’unico esempio conosciuto di un test balistico di successo. Il battello sovietico testò un missile balistico in emersione, incastrato fra i ghiacci. Non avvenne in Groenlandia ma ai suoi confini in un’isola ancora norvegese. Se il K 19 non fosse poi andato in avaria, nessuno ne saprebbe niente. Dato per scontato che da allora la marina russa non abbia fatto particolari progressi, al contrario, bisogna per lo meno preoccuparsi di quelli eventuali della marina cinese. I cinesi checché ne dica la diplomazia scandinava sono attivissimi, secondo i rilevamenti, nell’area della Groenlandia. Magari i cinesi hanno saputo raccogliere le informazioni topografiche che mancano in occidente e girate ai russi, o ai nord coreani o se le tengono per se stessi, nel caso di una prossima occasione.

In Europa si à perso completamente il senso strategico militare e già con Napoleone. A Waterloo l’imperatore francese vedendo lo schieramento di Wellington disse, non ha studiato Cesare, si trova con il bosco alle spalle! In verità era Napoleone a non aver fatto un sopraluogo del terreno. La foresta alle spalle di Wellington non aveva sottobosco, era perfettamente penetrabile da un reggimento, come da una batteria da 1redici. La Groenlandia potrebbe rivelarsi altrettanto letale,

Europei e americani, la Nato insomma, dovrebbero piantarla lì e mettersi intorno ad un tavolo per decidere come colmare una lacuna clamorosa del loro sistema difensivo. Non si tratta certo di mandare qualche corvetta danese o un pugno di soldati a presidiarne non si sa cosa. Si tratta di installare delle basi di rilevamento sonar, scandagliare i fondali per sapere della autentica navigabilità sottomarina, schierare due portaerei sulla costa. E fatto tutto questo porsi il problema di chi e come si paga. Trump è un bieco affarista.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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