Dopo al tragica morte dell’ispettore Raciti, politici, responsabili e protagonisti del mondo del calcio hanno partecipato alla noiosa processione di frasi fatte e di buoni propositi. Il minuto di silenzio è stato fatto? Sì? Tacca! Il discorsino sulla questione del calcio malato è stata detta? Sì? Tacca. Che è colpa di tutti se siamo in questa situazione? Sì? Tacca. Che bisogna prendere provvedimenti…non è accettabile…le istituzioni hanno il dovere…occorre ripensare a…Tacca.
Ma in concreto cosa è successo? A parte il consueto fumo negli occhi, è davvero cambiato qualcosa? Gli episodi di cronaca ci raccontano il contrario: poco tempo fa sono state trovate quattro molotov nello stadio di Castellamare di Stabia, appositamente portate per il derby Avellino-Juve Stabia. Insieme agli ordigni c’era un biglietto con scritto: “…cerchiamo di far fare la stessa fine di Raciti ai lupi. Attenzione a luce blu che controlla il campo. A morte lupi forza Stabia”. Circa un mese fa, invece, il presidente di una squadra di calcio dilettantistica è morto, dopo essere intervenuto per sedare gli animi durante una rissa scoppiata a fine gara. Gli è stato fatale un calcio nel collo. A Binasco, nel Milanese, un arbitro di appena 18 anni è stato aggredito e picchiato da alcuni “tifosi” scontenti della direzione di gara tra la squadra locale e il San Genesio. In Appignanese-Acquaviva il direttore di gara è costretto a rifugiarsi negli spogliatoi dopo un rigore contestato dalla squadra locale. Situazione analoga in Porto d’Ascoli-Montottone dove a seguito di un’espulsione l’arbitro viene ripetutamente spintonato dai giocatori della squadra ospite. In Piane di Morro-Pagliare giocatori e la dirigenza locale circondano il direttore di gara che riceve un colpo basso. Intervenuti i carabinieri, l’ambulanza lo ha trasportato in ospedale. Castignano – Spinetolese: qui un arbitro è stato preso a schiaffi e insultato dai tifosi locali. Anche nel prestigioso Torneo di Viareggio una intera squadra argentina è stata portata nella stazione dei carabinieri per i soliti motivi; e il marcio arriva fino al calcio amatoriale Uisp dove in S.Marco – Trieste l’arbitro viene colpito da un violento calcio alla gamba e riporta la frattura del malleolo.
Sono soltanto esempi di una diseducazione diffusa. Ma il nodo più fastidioso è l’atteggiamento delle istituzioni, che credevano che con un paio di rimedi in ferro e acciaio potessero mettere a tacere odi radicati nelle coscienze di teppisti, ma anche di persone normali. Va tutto bene quando c’è da incriminare un pregiudicato che provoca tafferugli allo stadio. Il problema, serio e irriverente, nasce quando in un piccolo paesino sperduto, si decide di offendere e pestare una persona che in quel momento ricopre un ruolo che su ogni giornale e trasmissione sportiva, viene giudicato, accusato, col coro di polemiche e dita puntate contro. Questa aggressività, come un virus, si diffonde in tutti gli ambienti al punto da convincere tifosi, giocatori e dirigenti, di poter, nel giusto, arrabbiarsi ferocemente contro una persona che ha una sua vita personale, calpestata per motivi di centimetri di fuorigioco o per l’ esposizione di cartellini colorati di rosso o di giallo. Un indottrinamento dall’alto, che la politica crede di frenare installando tornelli allo stadio, quando solitamente il grosso degli incidenti avviene fuori, lungo le strade, quando i pullman dei tifosi entrano in contatto, nelle autostrade, alle stazioni ferroviarie. Muore un poliziotto. Lo “sport” si ferma, la politica si indigna. Si alzano voci bianche di pietismo e pentimento, occorre fermare il campionato. Una domenica di stop, con alcuni giornalisti che vanno in giro a chiedere come stanno le persone senza il loro passatempo domenicale preferito..evocando nostalgia irrispettosa verso il dolore di una famiglia. Passano un paio di giorni, i presidenti di alcune squadre scalpitano per far tornare a giocare, i soldi persi iniziano a gravare, il presidente della Lega Calcio Matarrese annuncia che “show must go on”, che morti se ne vedono dappertutto. Si torna a giocare subito e quella domenica, all’Olimpico di Roma, un gruppo di tifosi fischia durante il minuto di raccoglimento per Raciti. Tutti condannano. Ma ormai il peggio è passato, la coscienza è pulita, le buone azioni sono state fatte, il lutto elaborato. Ora si può tornare a ignorare tutto, il riconoscimento al morto è stato fatto. La violenza continua ad esistere perchè nessuno ha deciso di far niente e nei campi dilettantistici intanto il virus continua a diffondere tutti i suoi effetti tra l’indifferenza generale. L’importante è che tutto questo non venga alla ribalta, in silenzio, chiudendo gli occhi, si può continuare..perchè se invece del povero presidente della squadra locale, fosse morto un presidente di Serie A, molto probabilmente il campionato sarebbe stato sospeso. Perchè nel calcio ci sono morti di serie A e di serie B. E la “lezione Raciti”, a quanto pare, non è servita, per colpa soprattutto della pressappochismo delle istituzioni.
Stefano Casati

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