
È inutile attendersi una presa di posizione di Meloni che smentisca Salvini in merito all’attacco da lui scatenato contro il diritto di sciopero e alla sua volontà di precettare i sindacati e i lavoratori.
Chi tace acconsente.
D’altra parte la destra erede di una certa storia del Paese non ha mai amato quel diritto, che venne abolito nel 1925 da una fascistissima legge e ripristinato solo con la Costituzione Italiana.
Sono andato a ricercare la relazione del deputato Giuseppe Di Vittorio alla Costituente, di cui faceva parte, proprio su questo argomento.
Poiché molti personaggi di destra citano a sproposito il grande segretario della CGIL è bene tornare alle fonti del suo pensiero per evitare ogni strumentalizzazione.
“Del diritto di sciopero
Il diritto di associazione comporta la libertà d’azione delle singole associazioni, per l’adempimento dei loro compiti e per la realizzazione degli scopi pei quali sono state costituite. Le libertà sindacali, che si riassumono nella piena libertà di riunione, di discussione, di manifestazione, di astensione dal lavoro, ecc., comportano il diritto di sciopero. Questo diritto non è più contestato da nessuno, ad eccezione dello sciopero relativo a servizi pubblici.
Da parte di coloro che sostengono doversi vietare per legge lo sciopero dei servizi pubblici, si osserva che tali scioperi non sono leciti in quanto hanno la conseguenza di danneggiare la massa dei cittadini estranei alla contesa. Un’altra osservazione degna di rilievo è che gli impiegati pubblici, avendo uno statuto giuridico particolare che li lega allo Stato o ad altri enti pubblici, non dovrebbero in alcun caso poter scioperare.
L’una e l’altra osservazione sono di peso e vanno tenute nel debito conto. Ma esse non sono tali da giustificare la negazione del diritto di sciopero ai lavoratori dei servizi pubblici.
In linea di principio, lo Stato, gli Enti e le Ditte private esercenti un servizio pubblico, sono dei datori di lavoro come tutti gli altri e, come gli altri, possono trovarsi in conflitto d’interessi coi propri lavoratori.
Se si toglie a questi lavoratori il diritto di sciopero, quale altro mezzo veramente efficace rimane loro, per far valere i propri diritti?
È attraverso lo sciopero che i lavoratori — poveri e deboli, isolatamente — affermano la propria potenza e l’indispensabilità della loro funzione sociale. In tutti i paesi civili, il diritto di sciopero è considerato sopratutto un mezzo di difesa dell’integrità della personalità umana. Il divieto di sciopero, per qualsiasi categoria di lavoratori, è una mutilazione della personalità; è incompatibile col principio della libertà del cittadino, e si riallaccia piuttosto a quello del lavoro forzato, che presuppone una condanna.
Il divieto di sciopero in qualsiasi servizio, infine, formerebbe delle categorie di cittadini minorati, privati di determinati diritti, che sono riconosciuti ad altri cittadini.
Uno Stato democratico ha il dovere di riconoscere e di garentire il diritto di sciopero a tutti i lavoratori, senza nessuna eccezione.
L’affermazione di questo principio non può significare, per altro, che non si debba tener conto delle obiezioni cui abbiamo accennato. Dato il fatto che lo sciopero in un servizio pubblico può danneggiare un gran numero di persone estranee alla vertenza, occorre una remora che ne freni l’uso e ne eviti gli abusi. Ma questa remora non può consistere nel diniego d’un diritto incontestabile, ma bensì nella coscienza civica degli stessi lavoratori dei servizi pubblici i quali sono consapevoli delle conseguenze particolarmente gravi del loro sciopero. Un’altra remora spontanea è costituita dall’interesse che hanno i lavoratori di altre branche di lavoro di evitarne gli abusi (dato che sarebbero fra i danneggiati) e che sono rappresentati dalla stessa organizzazione sindacale intercategoriale. L’efficacia di queste remore libere e spontanee è comprovata dal fatto che la Confederazione Generale Italiana del Lavoro ha sancito spontaneamente nel proprio statuto sociale — approvato all’unanimità dal suo primo congresso nazionale — il principio che lo sciopero nei servizi pubblici sia da evitare in tutta la misura del possibile e che comunque vi si possa far ricorso soltanto dopo aver esperito invano tutti i tentativi di conciliazione e previa autorizzazione del Comitato Direttivo Confederale; cioè, della suprema direzione della Confederazione Generale Italiana del Lavoro. Questa remora, oltre che la sola possibile, in un regime democratico, è anche la sola efficace”.
Il pensiero di Di Vittorio è chiaro e non si presta certo alle strumentalizzazioni da parte di chi vuole oggi assestare un colpo ad un fondamentale diritto costituzionale.

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