Gli Italiani non si sono fatti convincere ma non significa che gli abrogazionisti debbano rinunciare a modificare la legge n. 40. Senza una casa comune, laici e socialisti non contano e non conteranno mai.
Il rapporto fra votanti e astenuti (25% a 75%) è tale da rendere inequivocabile la prima verità portata alla luce dai referendum sulla procreazione assistita. La maggioranza degli italiani non se l’è sentita di dire no ad una legge dai contenuti complessi, a furor di popolo. Ciò non vuol dire che la legge sia condivisa: semplicemente non hanno fatto breccia gli argomenti dei referendari. E non possono esserci scuse più o meno pretestuose :il card: Ruini e la Chiesa dei quali nessuno disconosce l’importanza ed il peso, altre volte sono stati battuti. In questa occasione, poi, il loro attivismo ha avuto come contrappeso tutta la stampa che conta, schieratasi, in primis Il Corriere della Sera e Repubblica, dalla parte degli abrogazionisti.
Anche volendo tener conto dell’alta percentuale di astensionismo cronico (della gente cioè che non è andata a votare per semplice ignavia), niente autorizza a pensare che la maggioranza degli italiani sia per abolire, in tutto o in parte, la legge 40.
Questo non significa che i favorevoli all’abrogazione debbano rinunciare a lottare per ottenere le modifiche ritenute necessarie. Al riguardo sono da valutare senz’altro positivamente i toni sobri e pacati dei commenti da parte dei principali esponenti del fronte del no (che in questo caso coincide con gli astensionisti).
Ci sono poi altri insegnamenti che si possono trarre e che riguardano essenzialmente i laici e i socialisti.
1)- E’ illusorio pensare che il richiamo a comuni principi produca un qualche risultato, rebus sic stantibus. Sparpagliati come sono in vari partiti e in vari schieramenti, laici e socialisti hanno perso ogni minima influenza sulle cose italiane. Senza una casa comune autonoma non contano e non conteranno mai. Non può riuscire loro quello che riesce ai cattolici, per i quali il forte cemento è comunque costituito da una forte Chiesa.
2)- Per i radicali diventa vitale ripensare il loro modo di essere. Non basta suggerire temi e contenuti. E’ necessario pensare anche a strumenti e alleanze. E, qualche volta, impegnarsi anche su temi e battaglie proposte da altri. Nessuno può pensare di avere l’esclusiva delle battaglie giuste.
3)- Il fattore tempo non è da sottovalutare. La situazione è in movimento e i due poli stanno evidenziando tutte le loro contraddizioni. Giocare un ruolo, oggi, da parte del mondo laico e socialista in unità di intenti è possibile. Domani, chissà.
Nicola Cariglia

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