I comunisti non perdono oggi, ma persero sempre, perdendo il coraggio delle idee e conservando le poltrone.

Renzi è il primo, a rompere veramente. Prima di lui non incarnarono la rottura né Dario Franceschini (ora renziano, prima democristiano, ma subito dopo l’arrivo alla guida del partitone di sinistra immediato interprete di mitologie e iconografie del mondo comunista, compreso il giuramento sulla Costituzione, inevitabilmente “nata dalla Resistenza”, cosa che non è), né Guglielmo Epifani (che era socialista, ma anche capo della Cgil, sindacato a maggioranza comunista, nonché consegnatosi alla Fiom, rossa per antonomasia). Nessuno può chiedere a Renzi di rinnegare un’ideologia di miseria e oppressione, perché la cosa non lo riguarda. E, del resto, il fatto che se ne parli ancora, nel 2013, è il più clamoroso fallimento della classe dirigente che fu comunista, dato che i D’Alema, i Veltroni, i Bersani e compagnia stonante non sono stati capaci di chiudere una storia, che era anche quella di ciascuno di loro. Essi non perdono oggi: persero sempre, perché persero il coraggio delle proprie idee e della propria storia.
E’ un errore, però, credere che gli eredi di quella storia si debba cercarli solo fra i votanti per Gianni Cuperlo. Quelli potremmo definirli “nostalgici”, ma di una stagione che interamente condivisero con i tanti Peppone che da tempo vedono il pericolo dell’estinzione e si rivolgono al sindaco di Firenze per garantirsi la sopravvivenza. Non è affatto un caso che, nel discorso d’investitura, Renzi non abbia risparmiato critiche alla Cgil, perché sa che quella partita è ancora aperta. E sa che quegli avversari deve sconfiggerli ora, altrimenti sarà lui a uscirne cotto. Saprà fare altrettanto con le Coop? Saprà dire che l’interesse del consumatore è che ci sia concorrenza, sicché le licenze per l’apertura dei supermercati, nelle regioni rosse, non possono più servire per bloccarla? Oltre a Cavalli e ai finanzieri, farà visita anche a Capriotti? Renzi ha la stoffa per sparigliare, non ci rinunci.
La nostra politica è terribilmente lenta. I comunisti spariscono venticinque anni dopo il crollo del muro di Berlino e quaranta dopo la loro cancellazione dal resto delle democrazie europee. La lentezza è il vero nemico di Renzi. Osservi quel che sta succedendo nelle piazze. Ricordi di non avere potuto mettere piede a Genova, bloccata dai lavoratori dell’azienda trasporti (contro una privatizzazione che era falsa). Avverta il consenso di molti attorno alle piazzate di pochi. Percepisca il modo in cui il malumore e la paura si stanno spostando contro l’euro (e non che ne manchino le ragioni, ma manca la lucidità dell’interesse nazionale), così come contro tutto e contro tutti. A cavalcare questa roba si fa presto, cadendo prestissimo nel baratro. Per contrastarla servono scelte riconoscibili, nette e prudenti. Nel senso di togliere lestamente molta greppia ai lestofanti. Renzi non è partito lunedì, corre da tempo. E quella in cui si trova è una tappa intermedia. La lentezza può cancellarlo. La stabilità di un governo inesistente è l’esatto contrario di quel che serve. Credo lo sappia.
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I comunisti non perdono oggi, ma persero sempre, perdendo il coraggio delle idee e conservando le poltrone. |

I comunisti, come li chiamate, sono quelli che per primi hanno mandato i figli a studiare all’estero. Andati in pensione giovani hanno cambiato regione e vivono di rendita, andando ogni tanto a fare un affaretto con i loro ex collaboratori. Molti ex sindacalisti poi diventati consiglieri di amministrazione di aziende inesistenti, parlamentari europei o italiani, etc. Di chi è la colpa di tutto questo, la nostra che in pensione non ci andremo per pagare i debiti che questi si stanno godendo.