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LA LEGGE ELETTORALE NELLA NEBBIA

Per prepararsi alle elezioni politiche del 2027 i partiti stanno seguendo due strade. Quella “scoperta” è la bipolarizzazione politico-ideologica della contesa politica: gli elettori sono chiamati a scegliere tra un futuro luminoso e un fosco declino. E’ un’alternativa da prendere sul serio? No. Il fatto è che i partiti fanno fatica a portare gli elettori alle urne. Pertanto, suscitare entusiasmi, rabbie e paure, nel nome di una “mobilitazione contro”, resta pur sempre una risorsa cui cinicamente attingere. Ma qui soccorre un’altra strada, quella “coperta”. E’ la strada della nuova legge elettorale, che verrebbe cambiata per la quinta volta in trent’anni. Un record mondiale! Coperta, perché se ne discute da tempo solo nelle “camere oscure” dei partiti. La maggioranza ha promesso di uscire allo scoperto tra un mese.

di Giovanni Cominelli | 10 Settembre 2025

Per prepararsi alle elezioni politiche del 2027 i partiti stanno seguendo due strade. Quella “scoperta” è la bipolarizzazione politico-ideologica della contesa politica: gli elettori sono chiamati a scegliere tra un futuro luminoso e un fosco declino. E’ un’alternativa da prendere sul serio? No. Il fatto è che i partiti fanno fatica a portare gli elettori alle urne. Pertanto, suscitare entusiasmi, rabbie e paure, nel nome di una “mobilitazione contro”, resta pur sempre una risorsa cui cinicamente attingere. Ma qui soccorre un’altra strada, quella “coperta”. E’ la strada della nuova legge elettorale, che verrebbe cambiata per la quinta volta in trent’anni. Un record mondiale! Coperta, perché se ne discute da tempo solo nelle “camere oscure” dei partiti. La maggioranza ha promesso di uscire allo scoperto tra un mese.

Perché, di bel nuovo?
Giorgia Meloni teme o una vittoria di misura o un pareggio stentato con “il campo largo”. In ambedue i casi per fare un governo si dovrebbe tornare alle “larghe intese”, aborrite tanto da Giorgia Meloni quanto da Elly Schlein. Perciò i due blocchi stanno tentando “una larga intesa” – ma la Schlein non può confessarlo – sui meccanismi del nuovo sistema elettorale. Quali le ipotesi sul tavolo? Una è il modello “Tatarellum”: la legge elettorale n. 43 del 1995 per le Regioni. Essa prevede che l’80% dei seggi dei Consigli regionali sia attribuito con sistema proporzionale su liste circoscrizionali, con una sola possibile preferenza, mentre l’altro 20% dei seggi venga assegnato quale “premio di maggioranza” alla coalizione o alla lista collegata al presidente della Regione eletto. Il Presidente – oggi chiamato governatore – viene eletto direttamente. Nella proposta nazionale il nome del candidato presidente comparirebbe sulla scheda. I partiti minori, sia nel centro-destra sia nel centro-sinistra, sono ostili: la bipolarizzazione personalizzata rischia di svuotare il loro secchio elettorale. Una seconda ipotesi è quella del ritorno al sistema proporzionale – ma solo con il metodo Porcellum – con un consistente premio di maggioranza: alla soglia del 40% o del 45%?
Per comprendere la novità delle ipotesi, è necessaria una rapida carrellata sui sistemi elettorali finora succedutesi, che altro non sono che meccanismi che trasformano i voti popolari in seggi parlamentari.

Fino al 1993, valeva il sistema D’Hondt, proporzionale con preferenze multiple. Nel 1993 arriva il cosiddetto “Mattarellum” che stabilisce: 75% dei seggi scelto con sistema maggioritario uninominale a turno unico, 25% con sistema proporzionale. Nel 2005, viene sostituito dal cosiddetto “Porcellum”, un nome un programma! Si torna al sistema proporzionale (ma niente preferenze personali: il partito presenta una lista, con gli eleggibili già incolonnati; passano i primi della fila, a seconda della quantità di voti della lista), ma con premio di maggioranza alla coalizione vincente, senza soglia minima da cui farlo scattare (sic!). Dopo dieci anni, nel 2014 la Corte si sveglia dal torpore, dichiara parzialmente incostituzionale il Porcellum. Perciò nel 2015 compare l’ “Italicum”: prevede un premio di maggioranza per la coalizione che superi il 40%. Nel 2017 la Corte costituzionale lo corregge. E qui arriva, perciò, nel 2017, il “Rosatellum bis”, in vigore oggi. Prevede un sistema misto: il 37% dei seggi è attribuito con collegi uninominali (maggioritario secco), il 61% dei seggi attribuito con metodo proporzionale in liste bloccate (residuo del Porcellum), il 2% è riservato alla circoscrizione estero. La soglia di sbarramento sta al 3% per i partiti, al 10% per le coalizioni.
Perché non piace ai partiti il Rosatellum bis? Perché la quota uninominale dei Collegi sfalsa di molto la rappresentanza parlamentare. Per esempio: la Lega ha circa 200 mila voti popolari in più di Forza Italia, ma ha 95 seggi, Forza Italia solo 63.

Basterà questo nuovo meccanismo a riportare gli elettori alle urne? Qui si apre una divergenza seria tra interessi dei partiti e interessi degli elettori.
Ai partiti più che il ritorno degli elettori, interessa distribuirsi i 600 seggi, 400 alla Camera, 200 al Senato. Che siano eletti da 50 milioni di elettori o da 25 milioni fa lo stesso!

Gli elettori vorrebbero poter scegliere personalmente il proprio rappresentante in Parlamento e il Capo di Stato (presidenzialismo) o di Governo (premierato).
Se non possono, votano “con i piedi”, cioè se ne vanno. L’apostasia elettorale sta mettendo a rischio la religione democratica. Se il sistema elettorale sottrae all’elettore la scelta fondamentale, la democrazia politica non sarà salvata dalla drammatizzazione e dalla fanatizzazione dello scontro.
A quanto pare, ambedue le strade proposte all’inizio portano fuori… strada.

Giovanni Cominelli

(da “Solo Riformisti”)

Pubblicato in : AperturaTag: bipolarismo, elezioni politiche, Elly Schlein, Giuseppe Conte, legge elettorlae, partiti minori, sistema proporzionale, Tatarellum

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