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LA LEGGE BAVAGLIO DEI SOLITI UNTORI

La domanda è: quale danno crea all’opinione pubblica venire a conoscenza di fatti con qualche mese (tanto devono durare le indagini) di ritardo? La risposta è semplice, nessuno. Qual’è il danno per un cittadino che non si può difendere per delle informazioni divulgate che lo riguardano? Enorme.
Di Tommaso Crudeli

di Tommaso Crudeli | 24 Maggio 2010

Maurizio Crozza, che insieme a Beppe Grillo e Marco Travaglio è ormai diventato uno degli intellettuali comico-giocosi di punta dell’opposizione, volendo dare pubblica testimonianza nella sua trasmissione della sua avversità al progetto di legge sulle intercettazioni ha detto: “se questo progetto diventasse legge dovremmo comprare i giornali all’estero perché quelli italiani avrebbero tutte le pagine bianche”. E giù tutti a ridere.

Perfetto, la profondità del suo ragionamento comico-intellettuale non gli ha consentito di accorgersi che questa è proprio la tesi di chi è favorevole alla legge e che da tempo sostiene che i giornali sono diventati gli acritici uffici stampa delle procure.

Intrigante la tesi dell’ideologo Crozza, niente ricerca delle notizie, niente verifica sulle fonti, niente inchieste giornalistiche, niente opinioni, niente commenti. Solo bollettini di arresti e trascrizioni di intercettazioni: ecco la nuova frontiera giornalistica che ci attende. I primi a contestarlo dovrebbero essere proprio i giornalisti, ma figurati, impegnati come sono a difendere la non venale libertà di espressione per Santoro, dove lo trovano il tempo.

In questa gara al ragionamento acritico si è distinta Repubblica che da qualche giorno fa precedere ogni articolo giudiziario con la specifica che in futuro non sarebbe più pubblicabile. In realtà il progetto di legge non vieta la pubblicazione ma ne differisce nel tempo la possibilità, non più durante l’indagine ma qualche mese dopo, durante il processo. Si noti che il differimento della pubblicazione non è relativa a quando avvengono i fatti, perché le indagini sono necessariamente successive, spesso anche di anni, al loro accadimento. Il differimento quindi si riferisce solo alla discrezionale volontà di chi queste notizie le detiene, generalmente la procura. Il progetto di legge intende quindi solo riportare il termine alla fase in cui le parti sono tutelate da una parità che è disciplinata dai codici di rito.

E poiché in questo caso sono in contrasto due diritti costituzionalmente tutelati, quello all’informazione e quello della segretezza delle comunicazioni è opportuno fare un comparazione sulle conseguenze di ciascuno. La domanda è: quale danno crea all’opinione pubblica venire a conoscenza di fatti con qualche mese (tanto devono durare le indagini) di ritardo? La risposta è semplice, nessuno. Qual’è il danno per un cittadino che non si può difendere per delle informazioni divulgate che lo riguardano? Enorme.

La storia del costituzionalismo liberale insegna che il processo diviene pubblico proprio per questo, perché la pubblicità del processo è la garanzia per il cittadino, non più suddito, che il potere non abusi su di lui e che il diritto alla difesa sia garantito. Divulgare sui media stralci di informazioni propalate dall’accusa, nella fase non pubblica delle indagini, in cui non esiste difesa né informazione per il cittadino indagato è l’esatto opposto, azzera la difesa e rende depotenziato il processo.

In buona sostanza si tratta di comportamenti che hanno in spregio l’individuo e la sua sacralità. Ciò avviene oggi in Italia, senza che ne sia avvertita la brutalità, essenzialmente perché il nostro non è Paese di individui ma di categorie: editori, giornalisti, magistrati, imprenditori, dipendenti pubblici etc. E la categoria degli indagati e degli imputati non esiste, non ha diritti, nessuno la difende e soprattutto può solo subire.

Tommaso Crudeli

Pubblicato in : Primo piano

Info Tommaso Crudeli

Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    30 Maggio 2010 alle 19:28

    Una piccola annotazione aggiuntiva alle crudeli analisi di Tommaso : si è dimenticato (quel “si” è riferito agli avanguardisti della “giustizia” di piazza ) che il rispetto della persona ( certo,degli altri) vuole il presupposto di innocenza ,fino alla sentenza. Con i quotidiani che con la scusa dell’informazione fanno il Pubblico Ministero ,come si fa ?

    Rispondi

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