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La guerra presenta il conto e Meloni risponde con sette giorni di sconto a 17 centesimi al litro

La guerra arriva nelle nostre vite attraverso le bollette, il pieno dell’automobile, il prezzo degli alimenti e gli interessi da pagare alla banca. È una tassa che aumenta di giorno in giorno e che colpisce soprattutto i ceti medi e la parte più debole della popolazione, che pagano i costi sociali dei conflitti in corso.

di Enrico Rossi | 11 Settembre 2026

La guerra arriva nelle nostre vite attraverso le bollette, il pieno dell’automobile, il prezzo degli alimenti e gli interessi da pagare alla banca. È una tassa che aumenta di giorno in giorno e che colpisce soprattutto i ceti medi e la parte più debole della popolazione, che pagano i costi sociali dei conflitti in corso.

Ieri la BCE ha aumentato di un quarto di punto i tassi d’interesse, motivando la decisione con la crescita dell’inflazione alimentata dal conflitto in Medio Oriente.

La BCE prova a contenere l’inflazione rendendo il denaro più costoso e frenando consumi e investimenti.

Per famiglie e imprese questo significa finanziamenti più onerosi: possono aumentare le rate dei mutui variabili e diventare più cari i nuovi prestiti.

Ma aumentare gli interessi non ferma i bombardamenti né risolve le cause politiche della crisi energetica ed economica.

Intanto il Brent ha superato i 105 dollari al barile e il gas europeo gli 80 euro al megawattora.

Il governo Meloni per rispondere a questa situazione ha prorogato di una settimana lo sconto di 17 centesimi sul gasolio, fino al 17 settembre. Il costo è di 86 milioni, coperti riducendo il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica.

Il governo garantisce una risposta solo fino al giovedì successivo. Lo sconto aiuta chi fa rifornimento, ma non risolve il caro energia né riduce la dipendenza dal petrolio. La precarietà della misura riflette l’assenza di una politica energetica strutturale.

Nello stesso decreto Meloni annuncia infatti di voler nominare commissari per accelerare permessi e concessioni destinati all’estrazione di petrolio e gas in Italia. Di fronte a una crisi che mostra i limiti delle fonti fossili, la risposta è insistere su quelle come se avessimo chissà quali giacimenti.

Al contrario, le rinnovabili contribuiscono già ora a contenere il prezzo dell’elettricità, attraverso l’autoconsumo e l’offerta di energia a basso costo. Senza di esse pagheremmo di più.

La direzione da rafforzare è chiara: rinnovabili, accumuli, reti, efficienza energetica e trasporto pubblico. Nell’emergenza servono inoltre sostegni mirati ai redditi più bassi e alle imprese in difficoltà, chiedendo un contributo straordinario a chi realizza extraprofitti e possiede grandi ricchezze.

Nel primo semestre del 2026 i cinque maggiori gruppi bancari italiani hanno registrato 15,13 miliardi di euro di utili netti, Enel 3,74 miliardi ed Eni circa 3,6 miliardi di utile netto.

Accanto a un contributo sugli extraprofitti, è necessaria una patrimoniale progressiva sulle grandi ricchezze esentando la prima casa esente fino a un milione di euro e con un’ulteriore franchigia di un milione sul restante patrimonio netto, con aliquote dallo 0,5% al 3% sulla parte restante.

Ma soprattutto serve un’iniziativa europea per fermare la guerra. La pace è anche difesa dei salari, delle pensioni e del lavoro.

L’Italia può anche in autonomia muoversi sviluppando iniziative diplomatiche: basta corsa al riarmo, basta invio di armi a Kiev, basta bombardamenti in Iran e in Ucraina e si costruiscano incontri e rapporti per giungere al cessate il fuoco e tavoli di confronto per la ricerca di soluzioni di compromesso.

Sette giorni di sconto non sono una politica: sono la misura della sua assenza.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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