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La guerra non si combatte con le polizie e senza allearsi concretamente contro il nemico

di Claudio Bellavita | 27 Marzo 2016

Parigi, poi Bruxelles, poi, molto probabilmente, Londra, Roma, Francoforte, Milano, Berlino, Madrid, tutti i luoghi simbolo dell’Europa sono a rischio di un attacco generalizzato che assomiglia più ai bombardamenti indiscriminati della seconda guerra mondiale che al terrorismo che abbiamo conosciuto, che aveva delle rivendicazioni, sia pure deliranti, e individuava degli obiettivi simbolici e circoscritti. Il terrorismo delle BR, della RAF, anche quello dei fascisti era gestito da gruppi di fanatici  molto limitati come numero di militanti attivi e di sostenitori di retrovia: un insieme che è stato abbastanza facile infiltrare, anche se ancora adesso non sappiamo come sostenevano le ingenti spese: mantenere in clandestinità oltre 1000 persone in Europa non è uno scherzo.

Ma la rivolta dei giovani arabi è molto diversa, è un fenomeno di massa che parte dalla condizione di pesante discriminazione della maggior parte di loro, nei loro paesi e ancora di più in Europa. In Europa gli arabi di seconda e terza generazione constatano quotidianamente di essere discriminati solo in base al loro nome e cognome, nel lavoro e nella rappresentanza politica. Oltre il 10% della popolazione francese è di origine araba, in particolare algerina: forse che lo è il 10% dei parlamentari e degli insegnanti? Stesso discorso per la Germania , dove per loro fortuna prevale l’immigrazione turca e curda, non coinvolta nei miti dell’arabismo. Percentuali maggiori ci sono in Gran Bretagna, dove prevalgono i pakistani e in Olanda gli indonesiani: la discriminazione è la stessa, ma manca il risentimento per l’insediamento di Israele e l’odio verso i ceti dirigenti dei loro paesi, che esiste in Egitto e nei paesi arabi. dove si assiste quotidianamente allo sperpero delle risorse nazionali per mantenere uno stato corrotto e un esercito imbelle, che si fa battere vergognosamente in tutte le occasioni e non riesce neanche a mantenere  l’ordine pubblico senza torture e massacri.

 

A differenza del terrorismo, cui ci richiamiamo nella speranza di riuscire a batterlo una seconda volta, qui sappiamo benissimo, ma non osiamo dirlo, chi paga e chi coordina: il movimento wahabita, sunniti settari legati all’interpretazione letterale del Corano, di cui la monarchia saudita è il principale braccio politico e l’Isis, che si è proclamato stato, quello rivoluzionario. I wahabiti stanno conquistando lo Yemen e attraverso il collaterale movimento salafita controllano la maggioranza dei “fratelli mussulmani” che quando li lasciano votare , prendono la maggioranza in Egitto e  il GIS in Algeria (dove c’è stata  una sottaciuta guerra civile di 10 anni ferocemente combattuta dall’oligarchia militare dopo che il GIS aveva preso il 90% dei voti nelle uniche elezioni libere di quel paese). I salafiti costituiscono anche una cospicua e combattiva minoranza in Tunisia e Libia, mentre per ora non se ne sente parlare in Marocco. Noi continuiamo a parlare di “scafisti” in termini di polizia, e non ci rendiamo conto che, come è successo ai tempi di Maometto, stiamo perdendo il controllo della metà delle coste del Mediterraneo.  E non osiamo parlar male del decadente regime politico algerino, che da 5 anni non riesce neanche a sostituire un presidente moribondo, ma continua a fornirci il gas in concorrenza con la Russia, e tanto meno dell’Arabia che ci fornisce il petrolio al costo più basso.

 

PS: scrivo da Torino, dove non vedo traccia di candidati rumeni e marocchini (insieme, oltre il 10% della popolazione) nelle liste del PD  e dei principali partiti. Mentre la città è piena di “faccioni” che proclamano “nei servizi prima vengono gli italiani”: è il faccione dell’Europa che si autocondanna, per imbecillità e impotenza politica…

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, bruxelles, discorso, elezioni, europa, francoforte, germania, giovani, gran bretagna, guerra mondiale, la germania, lavoro, libia, madrid, massa, milano, movimento, olanda, parigi, persone, polizia, rappresentanza politica, regime, roma, seconda guerra mondiale

Info Claudio Bellavita

claudio bellavita, dirigente Stet-telecom in pensione, è anche stato amministratore di banche. Ora si occupa di politica locale (capogruppo pd circoscrizione centro di Torino) e scrive. La sua “tutta la storia del mondo in un pomeriggio” uscita come e-book su Amazon è in testa alla classifica del settore educazione, e verrà adottata dal liceo italiano di Parigi e consigliata come lettura alle matricole di ingegneria gestionale del Politecnico

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