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La globalizzazione è genocidio spacciato per ordine mondiale

La globalizzazione, che sembrava la migliore strada asfaltata verso la civiltà e la pace, si è rivelata la più grande truffa culturale, politica, economica e finanziaria dell’umanità. Venduta come pacifica, produttiva e solidale composizione e cooperazione economica di tutti i popoli del mondo; è stata realizzata disarticolando e sparpagliando le famiglie, con figli e nipoti partiti in giro per il mondo a caccia di lavoro e guadagno, fino a rendere le famiglie e i popoli economicamente benestanti, ma politicamente inoffensivi o letteralmente impotenti.

di Franco Luceri | 20 Giugno 2026

La globalizzazione, che sembrava la migliore strada asfaltata verso la civiltà e la pace, si è rivelata la più grande truffa culturale, politica, economica e finanziaria dell’umanità.

Venduta come pacifica, produttiva e solidale composizione e cooperazione economica di tutti i popoli del mondo; è stata realizzata disarticolando e sparpagliando le famiglie, con figli e nipoti partiti in giro per il mondo a caccia di lavoro e guadagno, fino a rendere le famiglie e i popoli economicamente benestanti, ma politicamente inoffensivi o letteralmente impotenti.

Ma Albert Camus ci aveva messo in guardia sui pericoli della globalizzazione con parole inequivocabili:

“Ciò che divide i popoli non sono i confini ma le barriere fra le menti”.

E quelle barriere anti globalizzazione non c’è ancora pedagogia che le sposti un millimetro più in là. Sono no global a tempo pieno e indeterminato.

Una barriera indistruttibile si può trovarla anche fra due pedagogisti mentre si dicono d’accordo su tutto e si stringono la mano.
Aver pensato che la “globalizzazione” potesse garantire pace e prosperità tra tutti i 200 popoli del mondo, è stato a dir poco azzardato e devastante.
Se la vita dei popoli dipende dalle scelte ideologiche dei Trump, Putin, Netanyahu, XI Jinping, meglio accontentarsi di come stiamo, perché potremmo stare peggio.

La complessità globale è un concetto imponderabile per qualunque cervello umano. Soprattutto in democrazia, dove pochi soggetti veramente capaci e veramente onesti non servono a niente.

Nel 1848 Marx ed Angels, nel Manifesto del Partito Comunista, avevano previsto la globalizzazione del mercato, con l’espansione della borghesia su tutto il globo. E l’espansione c’è stata, ma bellica: tutti contro tutti. 

È servita per concentrare il potere in quattro super potenze mondiali Intoccabili, ma in competizione o guerra fra loro H24.

E quindi, la globalizzazione che avrebbe dovuto essere culturale, politica, economica, finanziaria, pacifica e solidale, ora è a mano armata, feroce, criminale e genocida. È soltanto concentrazione di potere totalitario.

Dalle superpotenze continueremo a subire sfruttamento, fame, pandemie (e vaccini “miracolosi”) carestie, sconvolgimenti climatici, dittature e guerre. Tutto studiato scientificamente, perché i potenti del mondo economico e finanziario conservano e consolidano il potere, soltanto divisi in blocchi contrapposti e in guerra senza esclusione di colpi.

La globalizzazione è servita a riaccendere la guerra a 360 gradi, tra est-ovest e nord-sud. È tutto qua il “dis-ordine” mondiale globalizzato. Fatevelo bastare com’è.

Il mondo della cultura ha capito, dopo secoli di istruzione annacquata, di non essere in grado di far convivere pacificamente due esseri umani. E così negli anni 80, alla fine della guerra fredda, ha pensato di camuffare gli effetti della propria invalidità pedagogica, inducendo la politica a cimentarsi nella globalizzazione dei popoli del mondo. 

E ora, davanti allo spettacolo pietoso dei fallimenti politici mondiali, quelli pedagogici nazionali ci sembrano persino successi strepitosi. 

E siamo disposti a riconoscere ai nostri “SOTTUTTOIO” della cultura, il diritto di dubitare della salute mentale di Trump e della intelligenza della nostra Premier Meloni, che nel burrascoso disordine mondiale, si vede costretta ad aggrapparsi alla ciambella di salvataggio americana, sempre sperando che non sia bucata.

Franco Luceri

Pubblicato in : Editoriale

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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