Il venir meno delle infinite e mondiali relazioni umane, sentimentali ed elettive del canuto leader con chiunque conti nel mondo costituirà una ovvia debacle, cui anche un Bordin potrà opporre fievole resistenza.

Come recita lo slogan, “Radio Radicale è nel Palazzo ma fuori dal palazzo” perché sta oltre Tevere. Un giorno il gruppone di Torre Argentina dovrà comunque fare i conti con la fase postpannelliana.
Il venir meno delle infinite e mondiali relazioni umane, sentimentali ed elettive del canuto leader con chiunque conti nel mondo costituirà una ovvia debacle, cui anche un Bordin potrà opporre fievole resistenza. Esiste sempre la possibile trasformazione in fondazione commemorativa, con tutti i gadget ed eventi del caso, che seguirebbe esperienze già attive, come quelle dei Basso, Brodolini, Buozzi, Craxi, Gramsci, Nenni, Spirito. Stanzani che apparteneva alla vecchia guardia anticlericale era del ’23 e non c’è più. Le speranze che la tignosa secca, antipatica, arrogante Emma possa prendere il posto del vate radicale sono nulle malgrado il parrucchiere ed i corsi di sorriso. Classe ’48, sembra la sorella maggiore del Marco al netto delle diete. Il venir meno dei radicali non dalla scena politica da cui sono scomparsi come i verdi da dieci anni, ma dall’incubazione assistita grazie all’aiuto ed al finanziamento terzo avrà effetti diversi. Per gran parte dei partiti, disturbati solo all’idea di formare quei pochi che sappiano leggere o scrivere, se non da primattori almeno da portaborse, sarà la fine di una fornitura continua ed ininterrotta di giovani politici capaci. Ad accusare il colpo sarà soprattutto la destra cui i radicali hanno fornito quasi tutte le teste pensanti, dopo che la produzione socialista, a 22 anni dalla scomparsa, si è interrotta del tutto. Per i cittadini italiani che devono caricarsi di gran parte del finanziamento della Chiesa, ma che poi possono contare sui miliardi che la Chiesa medesima attira dal mondo e che investe e conserva tramite banche italiane, la fine del suo piccolo antagonista anticlericale sarà un piccolo sollievo, un risparmio milionario diretto e miliardario indiretto di costo della politica. L’evento potrà forse, nel vuoto creatosi, far tornare in vita l’anticlericalismo originario, coniugato sui tempi, che ormai non esiste più. Soprattutto indurrà i tanti liberali e laici che militano in qualche modo a sinistra additando appunto l’esempio pannelliano, a smettere di ingannare se e gli altri, e soprattutto gli elettori. Poche cose fanno tanto a pugni con il realismo laico quanto le attese provvidenziali, delle utopie cercate nei destini del mondo, nell’insistenza della preghiera come della supplica per cambiare le sorti. Nell’originaria carica anticlericale Pannella tacciò i governi permissivi cattolici, assieme ai loro alleati laici, come fascisti, introducendo un senso allegro, astorico, strumentale, offensivo e superstizioso del termine. Tanto da andare al congresso dell’Ms per difenderlo dal fascismo. Quando cattolici e comunisti sembrarono avvicinarsi diede del fascista ad entrambi. Crollati sotto i colpi togati, per un certo periodo Pannella non sapeva a chi dare del fascista. L’avrebbe dovuto dire dei togati, ma non era il caso dopo che li aveva sfidati con Tortora e Negri. Non osò farlo, a tutto tondo dei comunisti, che sarebbero stati gli unici a meritarselo. Lo diede a tutti i dittatori del mondo nella convinzione che questi ne sarebbero stati indifferenti. Dimentico degli amici laici che l’avevano aiutato, cui consigliò pazienza e galera, fu l’inventore della presidenza Scalfaro cui diede dopo il solito anatema. Gran frequentatore dell’Onu, non si accorse mai che si trattava di un gran covo di fascisti, né di ciò l’avvisò Emma, viaggiatrice imperturbabile di paesi arabi prerivoluzionari. Per tutto il tempo si erano meritati del fascista tutti i nemici del drogato, e tutti i suoi amici, frequentatori e fornitori. Negli ultimi anni ha dato del fascista, ma anche del salvatore della patria a tutti, ai Presidenti, al Pd, al Pdl, a Berlusconi ed ai suoi nemici, a seconda l’aiutassero o no, gli passassero una sigaretta o no. I laici dovrebbero essere primi a valorizzare il merito ed il senso di responsabilità, Per il laicismo pannelliano, sia le donne incinte che i fidanzati o i drogati sono tutti bimbi eterni incapaci di intendere o di volere, incaute vittime di un mondo rapace. L’unica soluzione è far fare lori ciò che vogliono nella convinzione che qualche ricco o istituzione pagherà. D’altronde i radicali al contrario dei comunisti non hanno mai combattuto i ricchi sia perché li finanziavano, sia per questo loro ruolo sociale. La battaglia per l’amnistia, secondo uno schema laico, è la riduzione dell’enorme potere togato di riempire le carceri di persone in attesa di giudizio, di fare della giustizia strumento di politica interna, estera ed industriale e di criminalizzare persone e gruppi della partitica. Pur di sopravvivere negli scranni e nell’etere purtroppo i radicali hanno rinunciato a queste battaglie proseguite da Mellini. Anzi, dopo l’abbandono delle loro file di Capezzone e Della Vedova si sono fatti paladini di un vuoto legalismo formale caricato al veleno da inchieste anti berlusconiane, degne del famoso Pool. La Chiesa per sua natura si affida alla carità ed alla provvidenza, non intendendo risolvere queli he sono i naturali peccati umani. Così hanno fatto i radicali che per risolvere il problema giustizia si appellano a togati e loro amici. Un giorno, speriamo lontano, potrebbero anche imboccare la via di un nuovo culto religioso, laico o forse no, con tanto di mausoleo come quello di Padre Pio. Intitolato alla sete agra marciana. Bevi l’infuso agro e sarai salvato e amnistiato.

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