
La Festa e la paura. Interpretazioni del Carnevale (Editrice La Vela). Un nuovo libro di Franco Cardini denso di contenuti, di suggestioni, di interrogativi.
Un saggio che è anche un viaggio nel tempo e nelle diverse culture. Maschere e mascheroni, infatti, anno sempre avuto un significato apotropaico contro gli spiriti maligni e quindi contro la paura. Per gli antichi greci la maschera era un oggetto fondamentale di rappresentazioni mitico rituali dalla quali è scaturita la tragedia ed fungeva da arcaico megafono. Ma quella bocca dalle grandi labbra era per certi versi inquietante.
“Venite pure avanti/ Leggiadre mascherine” . Citando il Don Giovanni di Mozart, Cardini
Rileva, però, che le mascherine non sono affatto leggiadre nemmeno quando sembrano tali perché sono l’altro da Sé, qualcosa di identico e tuttavia sconosciuto (p.24).
La paura, appunto. Che però acquista uno specifico significato in relazione alla festa.
Cardini considera, infatti, il periodo che comincia con l’Avvento e termina con l’Epifania come un tempo denso, un tempo alto, una grande festa. In realtà la festa vera e propria comincia soltanto con il Natale: da allora, si hanno le “dodici notti”, il periodo religioso e festivo che intercorre tra il Natale (25 dicembre) e l’Epifania (6 gennaio) una sorta di continuum che salda quasi l’anno che precede a quello che segue, impedendo di valutare la “rottura” costituita dalla fine e dall’inizio dell’anno. Dopo l’Epifania, se non si può dire che il vero e proprio tempo di festa continui, si ha tuttavia una fase crepuscolare che dura alcune settimane e all’interno della quale- scrive Franco Cardini – si consumano (è il caso di dirlo) i resti dell’anno vecchio, ci si congeda definitivamente da esso e ci si prepara intanto alle fatiche pre-primaverili.
Il Prof. Cardini, illustre medievista prendendo spunto dal Carnevale fa riferimento a vari aspetti del costume e sottolinea che il Medioevo non era negazione e umiliazione del corpo né sottovalutazione di tutto ciò che era fisico. E se per il Medioevo cristiano la verginità e la continenza erano un valore non si può parlare di sessuofobia ma piuttosto di disciplina autocontrollo affinché il corpo non si lasciasse sottomettere dagli impulsi dei sensi.
Scopriamo così come eros e carnalità si esprimessero nella festa del Carnevale mutuata dall’antichità pagana.
Questo libro passa poi a esaminare il rapporto con la modernità e la postmodernità ma gli spunti sono tali che preferisco non togliere al lettore il gusto della scoperta. Evito quindi di spoilerare e mi limito a porre degli interrogativi che sono affrontati dall’autore.
Qual è l’etimologia della parola Carnevale ? E quindi la sua origine? Quale il rapporto tra il Carnevale e la Quaresima? Come recuperare oggi attraverso la festa, il senso della socialità e della vita comunitaria?
Quanto alla relazione con la paura essa deriva anche dalla componente trasgressiva (da qui varie forme di controllo delle autorità laiche ed ecclesiastiche). La scompostezza, in realtà -rileva l’autore – rientrava nell’ordine stabilito. Questo avveniva spesso nel ritualismo romano come quando era costume che i soldati beffeggiassero il condottiero che celebrava il trionfo. Una trasgressione regolata, di un solo giorno, che, quindi, l’ordine costituito lo rafforzava.
Dello stesso segno in epoca cristiana le feste dei folli o dell’asino dove il comportamento trasgressivo era, appunto, giustificato dalla follia. Cardini cita l’offizio dei folli nella Cattedrale di Sens inversione rituale della liturgia (ad es la sostituzione della mano destra con la sinistra).
In queste feste il re di un giorno era destinato ad essere detronizzato per segnalare la morte del Carnevale, soppiantato dalla Quaresima ma il messaggio, spesso era velato di ambiguità. Nel rogo del fantoccio che rappresentava il re Carnevale talora questi riusciva a scamparla e leggiamo che anche i riti di mezza Quaresima avevano una significativa valenza.
Ma oggi -scrive Cardini – il dislivello tra festivo e quotidiano tende ad appianarsi il tempo libero è accompagnato da svaghi a atteggiamenti festosi ma si sta perdendo le dimensione comunitaria della festa. Sono mutate le ragioni storico culturali e quelle piscologiche che la rendevano necessaria.
Di come recuperarla, nell’epoca della riduzione individualistica del tempo a una sola dimensione, quella economico produttiva, parla nell’ultimo capitolo che intitola Inconclusioni
perché non c’è una specifica ricetta anche se indica prospettive e percorsi da intraprendere.
Gabriele Parenti

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