
Il portavoce Yahya Saree ha espresso un durissimo monito video rivolto alla leadership saudita, paventando una ripresa su vasta scala del conflitto transfrontaliero: “Avvertiamo il nemico criminale saudita contro qualsiasi ripetizione dei tentativi di violare il nostro spazio aereo o di compiere aggressioni contro il nostro Paese. Tali azioni saranno affrontate con una risposta globale che prenderà di mira i suoi aeroporti e i suoi asset vitali sia a terra che in mare”.
Saree ha inoltre sottolineato che i voli commerciali e di collegamento tra Sana’a e Teheran proseguiranno regolarmente, a prescindere dalle “possibili conseguenze” o dai blocchi imposti dall’asse saudita-statunitense.
Dall’altro lato della frontiera, le autorità di Riad mantengono per ora una linea di forte cautela e non hanno rilasciato commenti ufficiali immediati in merito alle accuse di sconfinamento aereo. Fonti della difesa saudita hanno ribadito l’intenzione di salvaguardare la sicurezza nazionale ma negano di voler alimentare nuove operazioni ostili che possano far collassare la fragile tregua in vigore nella penisola arabica.
Questo picco di tensione interrompe una fase di relativa calma diplomatica sul confine saudita-yemenita, formalmente stabilita a seguito della tregua mediata dalle Nazioni Unite. Negli ultimi anni, l’Arabia Saudita ha cercato di disimpegnarsi progressivamente dal pantano yemenita per concentrarsi sul piano di sviluppo economico interno Vision 2030, un processo favorito anche dalla storica riapertura diplomatica con l’Iran mediata dalla Cina.
Tuttavia, lo scacchiere mediorientale resta altamente infiammabile. Dal tardo 2023 gli Houthi hanno militarizzato il Mar Rosso con attacchi continui contro le navi commerciali in segno di solidarietà con Gaza, attirando i raid di risposta degli Stati Uniti e del Regno Unito. Questo nuovo scontro diretto nei cieli minaccia di riaprire il fronte settentrionale dello Yemen, trasformando nuovamente le città e gli scali aeroporti sauditi in potenziali bersagli dei droni e dei missili balistici di Ansar Allah.
I ribelli Houthi dello Yemen hanno lanciato una dura minaccia militare contro l’Arabia Saudita, avvertendo che colpiranno gli aeroporti e le infrastrutture vitali del Regno se Riad continuerà a violare lo spazio aereo yemenita.
La dichiarazione, rilasciata dal portavoce militare del gruppo Ansar Allah, Yahya Saree, giunge dopo un grave incidente nei cieli di Sana’a, dove i caccia sauditi avrebbero tentato di intercettare e bloccare un volo civile proveniente dall’Iran.Di seguito il resoconto completo e l’analisi della situazione attuale.
Secondo la ricostruzione ufficiale fornita dai media controllati dagli Houthi, l’episodio si è verificato nelle prime ore del mattino nei pressi dell’aeroporto internazionale di Sana’a.
Un aereo passeggeri proveniente da Teheran, con a bordo oltre 200 cittadini yemeniti – tra cui feriti, malati e delegati di ritorno dai funerali della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei – stava iniziando le procedure di atterraggio.
I ribelli accusano i jet da guerra sauditi di aver violato lo spazio aereo per impedire l’atterraggio del velivolo.
La difesa aerea degli Houthi avrebbe risposto attivando le proprie batterie missilistiche terra-aria, costringendo i caccia di Riad a ritirarsi e permettendo all’aereo iraniano di toccare terra in sicurezza.
Non ci sono sorprese in questa terra sventrata, dove la storia si ripete con la precisione feroce di un orologio svizzero. Ci risiamo. Da una parte gli Houthi, con i loro turbanti, i kalashnikov a tracolla e quella retorica infarcita di martirio e fanatismo, pronti a incendiare i cieli per un aereo di linea venuto da Teheran. Dall’altra l’Arabia Saudita, ricca di petrolio e di viltà, che si nasconde dietro un silenzio ipocrita mentre i suoi jet giocano a fare i padroni dell’aria.
È la solita commedia dell’assurdo mediorientale. Una tregua che non è mai stata pace, ma solo una tregua per contare i morti e ricaricare i fucili. Ci raccontano la favola della diplomazia, dei colloqui di Pechino, della distensione. Illusioni da salotto occidentale. La realtà è che l’odio, da quelle parti, è un dovere religioso, una linfa che nutre generazioni di giovani a cui viene insegnato a morire prima ancora che a vivere.
Mentre l’Occidente guarda altrove, distratto o rassegnato, il deserto torna a ruggire. E la minaccia di Yahya Saree non è una messinscena: è la promessa di un’ennesima pioggia di fuoco che cadrà sui palazzi di vetro di Riad, sui pozzi di petrolio, sulle navi che attraversano il Mar Rosso. Perché in questo pezzo di mondo nessuno vuole davvero la pace. Vogliono la vittoria. Vogliono l’annientamento dell’altro. E l’unica certezza, in questa notte araba che non conosce l’alba, è che l’inchiostro dei trattati sarà, ancora una volta, cancellato dal sangue.
Giuseppe Basilico

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