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I 250 anni di un’America divisa

Scorrere il sito della Casa Bianca alla vigilia del 4 luglio mostra con chiarezza la posta in gioco per le celebrazioni del 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Tra i contenuti in evidenza compare un video in cui Donald Trump, aprendo la serie “The Story of America” prodotta insieme all’Hillsdale College, ateneo conservatore legato all’amministrazione, racconta l’epopea nazionale come un’ininterrotta sequenza di conquiste: dalla frontiera del Far West alla corsa allo spazio, dalla sconfitta dei “tiranni” alla prima bandiera piantata sulla Luna, per poi concludere invitando gli americani a preparare “il più grande compleanno mai visto”. Il video convive con una sezione dedicata ai “365 giorni di vittorie” – un bilancio dei successi del primo anno di mandato – e un dossier che ribattezza l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 come una data “che vivrà nell’infamia”: non riferita all’assalto stesso, ma a chi lo ha indagato.

di Alessia De Luca | 4 Luglio 2026

Scorrere il sito della Casa Bianca alla vigilia del 4 luglio mostra con chiarezza la posta in gioco per le celebrazioni del 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Tra i contenuti in evidenza compare un video in cui Donald Trump, aprendo la serie “The Story of America” prodotta insieme all’Hillsdale College, ateneo conservatore legato all’amministrazione, racconta l’epopea nazionale come un’ininterrotta sequenza di conquiste: dalla frontiera del Far West alla corsa allo spazio, dalla sconfitta dei “tiranni” alla prima bandiera piantata sulla Luna, per poi concludere invitando gli americani a preparare “il più grande compleanno mai visto”. Il video convive con una sezione dedicata ai “365 giorni di vittorie” – un bilancio dei successi del primo anno di mandato – e un dossier che ribattezza l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 come una data “che vivrà nell’infamia”: non riferita all’assalto stesso, ma a chi lo ha indagato. Il confine tra memoria storica e propaganda scompare, al punto che numerosi artisti chiamati ad esibirsi per le celebrazioni hanno deciso di declinare l’invito. E almeno sette Stati, quasi tutti guidati da democratici, hanno rinunciato a un padiglione ufficiale: la motivazione dichiarata sono i costi, ma alcuni funzionari si sono detti preoccupati dal carattere troppo partigiano dell’evento e da un racconto dell’America che sembra ridursi a cristianesimo, bandiere, nazionalismo e fedeltà al presidente.

Due regie per due narrazioni?

Il primo nodo riguarda la regia delle celebrazioni per il 250° anniversario. Nel 2016 il Congresso l’aveva affidata a una commissione bipartisan, America250. Nel gennaio 2025 Trump ha istituito con un ordine esecutivo una struttura parallela, Freedom 250, guidata da funzionari vicini alla Casa Bianca. Un rapporto pubblicato ieri dai democratici della Commissione Risorse Naturali della Camera accusa Freedom 250 di aver “dirottato” fondi destinati all’anniversario, traendo in inganno i donatori. Secondo la ricostruzione, la maggior parte dei finanziamenti stanziati per il 250° sarebbe confluita “verso soggetti ed eventi legati all’amministrazione”, incluse società già coinvolte nell’organizzazione del comizio del 6 gennaio 2021. La risposta repubblicana non si è fatta attendere: il tempismo con il quale il rapporto è stato pubblicato, alla vigilia del 4 luglio, dimostrerebbe l’intento di “calunniare” l’amministrazione e “spaccare il paese”. Il rapporto non è stato adottato ufficialmente dalla commissione e resta un documento di parte democratica. Ma fotografa un sospetto politico già diffuso a Washington: la festa dei 250 anni dall’indipendenza degli Usa sarebbe stata ‘sequestrata’ a scopi propagandistici e per esaltare l’immagine personale del presidente degli Stati Uniti.

Un anniversario ‘trumpizzato’?

Su una cosa gli osservatori paiono concordi: in un momento in cui gli americani sono chiamati a riflettere sul senso stesso della loro identità nazionale, Trump sta sfruttando la visibilità dell’evento per rilanciare la sua immagine personale. Il 4 luglio, negli Stati Uniti, è sempre stato caratterizzato da orgoglio nazionale, bandiere, parate, veterani, e famiglie nei parchi. Quest’anno su tutto questo aleggia una presenza incombente: quella di Trump. Il lancio delle iniziative per il 250° è coinciso, secondo le rilevazioni, con gli indici di gradimento al livello più basso mai toccato da Trump in entrambi i suoi mandati. Quale occasione migliore, dunque, per costruire una narrazione che ne aumenti la visibilità e nel glorifichi i successi? La Casa Bianca ha organizzato le celebrazioni lungo una geografia di luoghi evocativi e fortemente simbolici. Prima il North Dakota, a Medora, per l’inaugurazione della biblioteca presidenziale dedicata a Theodore Roosevelt. Poi il South Dakota, con i fuochi d’artificio a Mount Rushmore. Quindi l’evento clou dell’intera organizzazione, si terrà nella capitale, dove Trump terrà un discorso al National Mall intitolato “Saluto all’America”. Su tutto, fuochi d’artificio promessi come “i più grandi di sempre”, sorvoli militari, acrobazie aeree e una scenografia costruita per fondere simbolismo Maga, patriottismo e campagna elettorale.

Una frattura vista da lontano?

Vista da questa parte dell’Atlantico, la contesa sulle celebrazioni per i 250 anni appare come l’ennesimo sintomo di un dissidio più profondo. In molti Paesi europei gli Stati Uniti sono considerati sempre meno considerati affidabili e aumenta la percentuale di cittadini che ritengono che il Vecchio Continente dovrebbe comunque dipendere meno da Washington. C’è una sorta di risentimento strisciante nelle capitali europee, dove i festeggiamenti organizzati per l’anniversario americano coincidono con un contesto di crescente instabilità globale alimentata dalla Casa Bianca. Cinquant’anni fa il bicentenario dell’America si celebrava in un clima diverso: la guerra del Vietnam che aveva spaccato il paese era finalmente conclusa e l’allora presidente Gerald Ford aveva promosso una legge sui diritti civili. La sentenza Roe vs Wade era stata approvata tre anni prima. La Corte Suprema degli Stati Uniti annoverava giudici brillanti e le istituzioni godevano di una credibilità oggi logora. Certo i problemi non mancavano ma prevaleva la sensazione che le cose potessero migliorare. Oggi, che la ricorrenza fondativa della democrazia americana diventi essa stessa terreno di scontro politico, fin dal racconto ufficiale della storia del Paese, racconta le fratture che attraversano il paese in maniera più eloquente di qualunque sondaggio.

Il commento

Di Gianluca Pastori, ISPI Senior Associate Research Fellow

“Il 250° anniversario dell’indipendenza trova gli Stati Uniti alle prese con un intreccio di contraddizioni che la presidenza Trump riflette e amplifica. Lo scontro sui poteri del presidente è forse l’aspetto più evidente di questa situazione, che tuttavia riguarda anche altri ambiti, dai temi identitari alla giustizia sociale, fino alla ricostruzione dell’esperienza storica e dei simboli del paese. Su questo sfondo, non stupisce che le celebrazioni e gli eventi ‘di contorno’ organizzati dalla Casa Bianca ruotino tutti – anche nei loro aspetti più ‘kitsch’ – intorno a ‘una certa idea d’America’ che il presidente si propone di rappresentare e che ha avuto una chiara espressione nel suo discorso di insediamento. D’altra parte, non stupisce nemmeno che questa narrazione sia messa apertamente in discussione da un’opposizione che, se sembra fare fatica a trovare un’espressione politica ufficiale, rimane viva in ampie fette della società civile e nei contropoteri, come gli Stati e il sistema delle corti, che hanno costituito sinora i più efficaci ‘checks and balances’ alle ambizioni della Casa Bianca”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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