
Il principale consigliere politico di Putin, Alexander Dugin, non è particolarmente originale. La sua teoria, “più caos c’è meglio è”, la “controrivoluzione reazionaria”, è più o meno la stessa di Sorel, l’ispiratore del Mussolini del primo dopoguerra. Utile a portare al servizio del Cremlino le organizzazioni più svariate e contraddittorie, dai Lupi di Zaldostanov, ai naziboslcevichi di Limonov, sino alla Wagner di Prigozhin. Un modo per depotenziare la protesta interna iscrivendola a libro paga, che ha funzionato. Molto più interessanti le capacità russe di penetrare nei social occidentali, che, come sappiamo da Edward Snowden, esule in Russia dal 2013, hanno attinenza ai sistemi di sicurezza dei singoli Stati.
Quando si parla di spese per la difesa degli Stati europei o della Nato, non si deve pensare necessariamente a carri armati, aerei, droni e munizioni. Principalmente bisogna investire in intelligence, anche per poter monitorare minacce associative come quella scatenatasi a Milano domenica scorsa. Tutto sembrerebbe partito da un messaggio su Tik Tok, una piattaforma cinese. I tumulti di Parigi potrebbero essere nati con la medesima dinamica. Non c’è bisogno di una complessa organizzazione politica a tirare le fila. Basta una manina su un telefonino o un computer che schiaccia un tasto. Tutto il resto viene da solo. Uno dei minorenni fermato a Milano, ha spiegato di non avere particolari rimorsi di coscienza. Lui seguiva, noi, ha detto, parlava al plurale, “seguiamo la massa”. Come diceva Togliatti? Le masse hanno sempre ragione.
Potendo disporre di gente come Dugin e Snowden, Putin non ha bisogno di muovere truppe contro l’Europa, anche perché quelle impiegate in Ucraina, si sono rivelate tragicamente insufficienti. Basta un fiammifero per scatenare un incendio, soprattutto se da cinque anni a questa parte in Italia c’è chi sostiene che la Russia ha ragione, che i palestinesi hanno ragione, che l’Iran è stato aggredito, che Trump minaccia la democrazia. Trump, non Putin, non Xi, non gli ayatollah. Non sono i nemici della democrazia a minacciarla, sono gli stessi democratici ad averla compromessa. Miglior successo sul piano politico Putin bastonato sul campo, non poteva auspicarlo. Il Cremlino vi ringrazia.
A proposito della democrazia americana, tutti i principali network ritengono che Trump prenderà un bagno a metà mandato, perché, pensate, la democrazia americana, tanto compromessa, chiede un voto per il Congresso in modo da controllare le politica presidenziale. E badate che secondo i sondaggi il calo di popolarità di Trump non dipende dalle guerre, dai dazi, dalle bizzarrie caratteriali e meno che mai dai rischi per la democrazia. La maggioranza degli americani sembra convinta che il presidente si faccia gli affari suoi. Prima se stesso, i suoi amici, i suoi famigliari e non l’America. Se tutto va come deve andare tempo due anni Trump sarà il ricordo di una discussa epopea statunitense, come quella di Obama, di Bush, di Regan e persino quella brevissima di Kennedy. Allora è probabile che se non Putin, almeno Xi, sia ancora al comando come un eterno Bokassa.
In Italia avremo sempre quelli che ci spiegheranno che la democrazia è in crisi e per una volta avranno ragione. Pensano di poter convivere con i tiranni.
Riccardo Bruno
Direttore politico de “La Voce Repubblicana”

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