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La dipendenza dal viaggio. I nuovi turisti in epoca covid

di Vincenzo Donvito | 28 Settembre 2020
Guida Turistica agli Uffizi durante il Covid (Foto Claudio Tirinnanzi)

Mai visti tanti turisti italiani in giro per l’Italia. Tutti concentrati in un periodo molto ristretto. Ma tanti. Italiani che il covid ha costretto a visitare meglio il proprio Paese. Come quelli che abbiamo visto l’altro giorno in fila davanti ad alcune note paninerie di una strada (via de’ Neri) alle spalle di Palazzo Vecchio a Firenze: da lì fino all’ingresso del museo Galileo, che si affaccia, alle spalle della Galleria degli Uffizi, sul fiume Arno (2-300 metri di coda)… e mancavano, per l’appunto, gli stranieri (a parte qualche tedesco o francese, che trovi ovunque e “con la pioggia e con il vento”)… che a Firenze in genere sono più degli italiani.
Questo per dire che al viaggio non si rinuncia mai. Meno male.
Ognuno a suo modo, ovviamente.
In Australia e in Asia, invece, c’è una moda che (con un po’ di sarcastica polemica) chiamiamo “viaggio nel nulla”. Alcune compagnie aeree vendono biglietti per farsi un “giretto” di alcune ore partendo da un aeroporto e tornando nello stesso. A bordo tutto come un volo tradizionale. Il gusto? L’ebrezza del volo, anche senza destinazione. E sembra che i biglietti si vendano ad esaurimento, e non solo in economy, ma anche business e first class (1). Ma anche in Europa sembra che stia arrivando questa “esigenza”: Oktoberfest è stata rinviata, ma non sugli aerei Lufthansa, che partono e fanno vivere a bordo il clima di festa teutonica (2).
E per quei turisti che hanno anche un sorta di rapporto feticista con i loro mezzi di trasporto, l’australiana Qantas ha messo in vendita i carrelli del servizio bar di bordo (bevande incluse), che al prezzo di 1.500 dollari l’uno sono andati a ruba (3).

E’ innegabile che si sia acuita una sorta di dipendenza dal viaggio. Sia per chi fa la fila di 300 metri per un panino all’ombra di Palazzo Vecchio (4), sia per chi spende migliaia di dollari usando l’aereo come al Luna Park… e non abbiamo al momento notizie di chi magari si è comprato bambole e bamboli simil stuart o hostess per portarseli nelle proprie dimore.

E noi che siamo ancora legati al viaggio come scoperta, esperienza culturale e didattica, occasione di incontri e sensazioni, anche come vacanza… ci era “sfuggito” questo aspetto degenerativo che nasce dal cosiddetto overtourism.
Certo, non sono più gli inglesi che partivano in carrozza a cavalli per andare a fare i turisti in Toscana (5), o i maraja che dalle lontane terre di Aladino o dalle lontane Indie transitavano per le nostre terre (lasciando anche sculture del proprio busto) per andare a trovare le amate francesi o olandesi o inglesi (6).
Il turismo oggi (almeno fino a prima del covid) è per tutti, di tutti e con tutti.
E meno male (aggiungiamo noi).
Solo che questo non lo hanno ancora capito gli organizzatori di viaggi e le località che ricevono visitatori in luoghi concepiti ed organizzati per una quantità di persone 50 volte inferiore (“pecunia non olet”?)… Tanto anche se, per le tante teste davanti e corpi intorno e tempo per fermarsi senza intasare i mulinelli di visitatori, non si riesce a vedere e gustarsi la Gioconda di Leonardo da Vinci al Louvre o la Primavera di Sandro Botticelli agli Uffizi… chi se ne frega… tanto il racconto del turista che torna a casa è del tipo “c’ero anch’io”, non certo la descrizione dei particolari e delle sensazioni della visione (7). E poi i soldi li lasciano lo stesso, anche al venditore di panini con 300 metri di coda…

Alla fine di questa triste fotografia ci facciamo alcune domande: il covid ci sta insegnando qualcosa anche in questo ambito? Siamo pronti domani (8) a riprendere i nostri aerei che non “volano verso il nulla” (1) o qualche riflessione si è aggiunta al nostro innato solletico che non ci fa mai stare fermi nello stesso posto? Riflessione che dovrebbe valere sia per chi viaggia che per chi accoglie, nonché per chi trasporta e organizza?
Alternativa? Rassegnarci alla nostra dipendenza. Alla nostra nuova dipendenza che, sembra, in tanti auspichino sia come la precedente.

1 – qui una panoramica delle “offerte”: https://avvertenze.aduc.it/articolo/volare+verso+nulla_31759.php
2 – aerei che, comunque, volavano per questo motivo anche in periodo no-covid: https://www.aduc.it/notizia/oktoberfest+rinviata+ma+non+sugli+aerei+lufthansa_137366.php
3 – pagabili anche coi punti del programma “frequent flyer”: https://www.aduc.it/notizia/ruba+carrelli+bar+dei+b747+ritirati+dalla+flotta_137365.php
4 – panino che l’amministrazione della città, disperata e incapace di trovare una soluzione alle lamentele di altri commercianti e residenti, vieta di mangiare in quella strada… e in tanti se li vanno a mangiare sotto le vicine logge degli Uffizi (dove non ci sono commercianti e residenti, ma… solo gli ingressi per il noto museo).
5 – Celebrati dal romanzo di Edward Morgan Forester e dal film di James Ivory “A Room with a View” (“Camera con vista”): https://it.wikipedia.org/wiki/Camera_con_vista_(film)
6 – a Firenze c’è un noto busto marmoreo, alla fine del parco delle Cascine, che ha dato il nome ad un gigantesco ponte che gli passa sopra, il ponte all’Indiano.
7 – la sindrome di Stendhal è solo “roba vecchia”, di romanzi che non si leggono più: https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stendhal
8 – il famoso “domani” di ritorno alla “normalità” che tutti agognano facendo finta di non rendersi conto della realtà che stanno vivendo.


Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: aduc, Claudio Tirinnanzi, europa, firenze, notizia, palazzo vecchio, persone, romanzi, soldi, soluzione, stia, stranieri, toscana

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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