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La democrazia del clic

di Fabrizio Binacchi | 24 Marzo 2013

Lo Stato ha deciso di non mandare più a casa in busta il modello cartaceo per la denuncia dei redditi e il pensionato e il lavoratore dipendente pubblico se lo deve andare a trovare in rete. Quando si accorgeranno che non arriva la busta cud per posta inonderanno uffici inps e caf. Ennesima ondata di italica burocratite, l’epatite della democrazia.

images (1)Lo sapevate che pensionati e dipendenti pubblici quest’anno si devono scaricare il cud da internet? Lo Stato ha deciso di non mandare più a casa in busta il modello cartaceo per la denuncia dei redditi e il pensionato e il lavoratore dipendente pubblico se lo deve andare a trovare in rete, nei meandri dei siti pubblici,  isolare e scaricare il documento che certifica i redditi dell’anno prendente. Bella trovata per complicare la vita in tempi di crisi. 12 milioni di italiani aspettano la busta a casa con la certificazione, per poi fare la denuncia dei redditi complessivi, e molti di questi non sanno che il postino quest’anno non suonerà, almeno per questo alla loro porta. E lo stesso Stato che ha introdotto l’innovazione non si è nemmeno tanto preoccupato di informare e diffondere la novità. Che non è da poco. E’ l’ennesimo episodio che fa scattare l’emergenza della cosiddetta democrazia del clic. Ha ragione il professor Scorza, che insegna diritto delle nuove tecnologia all’Università di Bologna, intervistato da Rai Radio1: la banda larga e il diritto ad essere connessi ad internet non sono una questione di mercato ma una problema di democrazia. Tout court. E per i noi patiti di latino anche sic et simpliciter. Insomma la democrazia del clic ha portato i nodi al pettine. Un conto è offrire ai cittadini servizi accessori o complementari via internet, un conto è applicare servizi primari come la consegna e il ricevimento di documenti importanti e fondamentali per la vita democratica. Insomma, un bel problema. E in molti lo si dice da anni, se non decenni. Non è un lusso portare la banda larga e la connessione  a 100 mega, almeno, anche nell’ultimo paese della comunità montana al confine del mondo per 100 famiglie: è semplicemente un dovere dello Stato. E non solo in nome della modernità, ma nel nome dell’appartenenza alla comunità dei cittadini. In fondo ci vorrebbe poco a capirlo, senza ulteriori lezioni di diritto. E invece no. Ancora mezza Italia va due mega, ancora un quinto d’Italia non ha strutture di predisposizione alla banda larga. In tutta questa vicenda del cud elettronico da scaricare ci sono pure risvolti comici se non fossero al contempo drammatici. Il cud da trovare è nel sito dell’Inps. Bene. Già trovare una pagina giusta nel sito dell’Inps ha del miracoloso. Ma mettiamo che si trovi. Per raggiungere quel sito il cosiddetto utente (da utor, mhh) deve avere una posta certificata. Avete letto bene: posta certificata che in Italia abbiamo, credo, in poche centinaia di migliaia. Accreditarsi con un account, trovare una chiave o password, trovare il documento e poi scaricarlo. E poi stamparlo. Ce la vedete la nonna fare tutto questo? Dopo mezza giornata di ricerca, e con l’aiuto dei nipoti tecnologici anche la nonna può esserci riuscita. Ma poi viene il bello “Scusa Enrico, c’è carta nella stampante?” “Ma nonna, che fai, quello è il microonde”. Stato di diritto o stato d’animo? Sempre più il secondo, a vedere certi fenomeni. Adesso che succederà? Che quando si accorgeranno che non arriva la busta cud per  posta inonderanno uffici inps e caf e avremo l’ennesima ondata di italica manifestazione di burocratite. L’epatite della democrazia. Scusate, eminenti burocrati, facciamo una cosa: prima di introdurre la prossima epocale innovazione digitale accertatevi che ci sia la banda larga ma che –banale ma va detto- sia connesso anche il cervello.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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