
Non staremo neanche a commentare le parole di Beppe Grillo, i cui sostenitori hanno così elegantemente agito a Torino, perché costui non ci riguarda né ci interessa, dal momento che il suo ruolo di guitto lo relega nella nicchia dell’inconsistenza – ne son passati tanti, passerà anche lui, basta aspettare. Commenteremo invece le parole di Antonio Di Pietro, che siede in Parlamento e che è a capo di un partito che gestisce un non trascurabile serbatoio elettorale, perché questo invece ci riguarda da vicino, e ci tocca tutti come cittadini di questo paese. Dichiara Di Pietro a proposito dei contestatori di Schifani: “Sono semplicemente difensori della legalità, della democrazia e degli onesti cittadini. E’ ora di dire basta a questa ipocrisia imperante. Siccome molti si sono ritrovati ad avere, dalla mattina alla sera, importanti incarichi quali la presidenza del Senato o altre cariche istituzionali, si ritengono immuni da ogni critica”. Ora, questa è l’idea della legalità e della democrazia di Di Pietro, ovvero che sia lecito impedire a qualcuno di parlare, che sia lecito tentare di aggredirlo anche fisicamente, che sia lecito esercitare il diritto di critica non già esponendo civilmente le proprie divergenze di opinione ma lanciando pomodori e stroncando ogni possibilità di dibattito. Ebbene sì, questo è il verbo dipietresco, per il quale il Pd si è abbassato ad una coalizione per un pugno di voti che gli si sta ritorcendo contro come un boomerang, mentre si vede impedito persino in casa propria, alla propria festa, di invitare chi vuole a parlare liberamente e senza temere aggressioni.
Ora, se fossimo elettori del Pd, e non lo siamo, invece di seguire gli sviluppi dei flirt bipolari che Rosy Bindi sta intrecciando con Casini e con Fini, ci chiederemmo non senza sgomento come ed in nome di cosa si sia potuti arrivare ad una alleanza con Di Pietro, e se questa sindrome da ammucchiata bipolare, che non accenna a scemare anzi si sta aggravando di ora in ora, non sia davvero così tossica da rischiare di diventare mortale. Perché se si scelgono compagni di viaggio solo in virtù dei voti che questi portano in dote, poi ci si trova un Di Pietro in casa che sostiene che la legalità e la democrazia si possano e si debbano esprimere con metodi barbari, e dunque perché non torniamo alle manganellate ed alle molotov?! Costano meno delle idee, sono molto meno faticose da elaborare, in compenso agiscono molto più rapidamente. E “senza ipocrisia” – garantisce Di Pietro.
ChiBo

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