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La decrescita infelice

Che il governo italiano non abbia le idee chiare, per non dire che non ne ha affatto, lo si evince dalla sua soddisfazione per i complimenti che crede di incassare dall’estero. L’ultimo è quello ricevuto dal giornale conservatore britannico Telegraph, quando se ne è uscito con il pil pro capite italiano che aveva superato quello britannico. I dati della Banca mondiale, indicavano che il Pil pro capite italiano era salito l’anno scorso a 60.847 dollari rispetto a uno britannico di 60.620 dollari. “L’Italia ha un tenore di vita migliore della Gran Bretagna”, questo il titolo sparato in prima pagina dalla testata che ha estasiato la maggioranza di governo. Purtroppo il Telegraph contava di scioccare i lettori inglesi, non di esaltare il governo Meloni..

di Riccardo Bruno | 12 Settembre 2025

Che il governo italiano non abbia le idee chiare, per non dire che non ne ha affatto, lo si evince dalla sua soddisfazione per i complimenti che crede di incassare dall’estero. L’ultimo è quello ricevuto dal giornale conservatore britannico Telegraph, quando se ne è uscito con il pil pro capite italiano che aveva superato quello britannico. I dati della Banca mondiale, indicavano che il Pil pro capite italiano era salito l’anno scorso a 60.847 dollari rispetto a uno britannico di 60.620 dollari. “L’Italia ha un tenore di vita migliore della Gran Bretagna”, questo il titolo sparato in prima pagina dalla testata che ha estasiato la maggioranza di governo. Purtroppo il Telegraph contava di scioccare i lettori inglesi, non di esaltare il governo Meloni..

Abbiamo superato la Gran Bretagna, hanno detto a Palazzo Chigi, ignorando che il Pil complessivo britannico è superiore a quello italiano e che quello italiano è sotto la media europea. Così come il debito pubblico di Roma rimane ben più alto, circa il 130% del Pil contro il 100% del Regno Unito. Quella che è cambiata è la media individuale del Pil, cioè in Italia sta diminuendo la popolazione che in Inghilterra invece cresce rapidamente. L’aumento del pil pro capite significa che la gente se ne va dal paese, ha smesso di fare figli. Solo un governo dove i ministri traducono factory con “fattoria”, può davvero credere che l’aumento del pil pro capite possa essere una notizia positiva.

Bisogna riconoscere che il presidente di Confindustria Orsini ha dimostrato un discreto aplomb, cercando di spiegare al governo la situazione economica per quello che è. Servono otto miliardi per il sostegno all’industria italiana, bisogna disaggregare i costi dell’energia e spingere soprattutto per un impegno dell’Europa. Tradotto, l’Italia da sola sarebbe comunque spacciata. Infatti tutto questo ancora non basterebbe. L’Italia ha bisogno anche di un piano di razionalizzazione della spesa pubblica, un fondo immobiliare, come non si stancava di ricordare il repubblicano Saverio Collura, a tutela del debito. E cosa ha fatto il governo fino ad ora? Prospettato un taglio dell’Irpef. Pensare che l’onorevole Meloni, quando era all’opposizione aveva l’ambizione di abolire le Regioni. Adesso si accontenterebbe di rafforzare i poteri del presidente del Consiglio. Non sapendo poi che farsene, a che servirebbe? Nemmeno a ridurre i capitolati di spesa. La Rai, di cui Salvini voleva abolire il canone. Almeno accorpassero fra loro tre telegiornali, non sia mai le tre reti. Siamo l’unico paese al mondo in cui lo Stato possiede tre reti e tre tg ed anche di questo non c’è di che essere orgogliosi.

L’aumento di un’occupazione a basso costo, i salari più bassi di Europa, altra vanagloria del governo, andrebbe analizzato per settori di impiego. Se sono assunzioni nei ministeri, e negli uffici regionali, come quando il governo Conte assumeva navigator per il reddito di cittadinanza, non stiamo andando da nessuna parte. O meglio, stiamo andando a sbattere.

Riccardo Bruno

(direttore responsabile de La Voce Repubblicana)

Pubblicato in : EditorialeTag: economia nazionale, europa, governo Meloni, palazzo chigi, pil, Regno Unito, salvini, Telegraph

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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