La recita dei risultati delle elezioni amministrative del 27-28 giugno 2007 per il Centro-sinistra ma, soprattutto per il nascente Partito democratico, è dolente e lunga come la recita di un rosario. Il risultato è sicuramente funereo al Nord, dove non c’è proprio niente da ridere, compresi i risultati di Genova. Il Centro-destra non solo conquista comuni come Verona, Alessandria, Asti e Monza che erano passati al Centro-sinistra la scorsa tornata elettorale, ma conquista roccaforti storiche della sinistra e riduce ai minimi termini le distanze a Genova e Provincia. Nelle grandi città che contornano Milano, il Centro-sinistra vince solo nell’ex Stalingrado d’Italia, Sesto S. Giovanni, seppur con un calo significativo, mentre perde Rho, da sempre territorio franco, con la sindachessa uscente che non va oltre il 40% dei consensi. Nel complesso, nel Milanese, su 18 Comuni con più di 15.000 abitanti, il Centro-destra ne conquista 8 al primo colpo e va al ballottaggio in altri 5, con i candidati quasi sempre in vantaggio.
Ad uscire con le ossa rotta, anche in molte realtà del Sud, sono soprattutto, però, le forze che stanno cercando di tenere in vita un feto malmesso chiamato Partito democratico. Ma poco hanno da gioire anche le forze riformiste o della sinistra massimalista. I socialisti uniti, alleati, distinti o distanti al Nord, dove si sono presentati, sfiorano le percentuali 0,% del Partito Umanista. Al Nord ed in molti centri minori del Centro-Sud, il Centro-destra vince con distacchi abissali dove già governava e ribalta la situazione dove il Centro-sinistra schierava i sindaci uscenti, come a Marsala. Ad Agrigento, poi, portata ad esempio della capacità di vincere anche in campo avverso, la vittoria è stata determinata da un giovane candidato-sindaco fino a pochi mesi fa segretario dell’UDC di Pierferdinando Casini e Totò ‘vasa vasa’ Cuffaro. Le altre due vittorie di ‘rilevanza nazionale’ di L’Aquila e Taranto, sbandierate forse per infondere un po’ di coraggio alle truppe in rotta, sono in realtà vittorie, immediatamente rivendicate, da Rifondazione Comunista e dalle forze che non si riconoscono nel Partito Democratico.
In soccorso al morale delle truppe è venuto anche il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che, rilanciando il tema del distacco dei cittadini dalla politica, ha indicato nella crescita dell’astensionismo l’elemento caratterizzante del voto. In realtà, anche in questo caso, la generalizzazione produce dei gattini ciechi. Laddove il Centro-destra ha vinto, l’astensionismo, ci dicono le prime elaborazioni sui flussi, è in gran parte addebitabile allo schieramento sconfitto. L’elettorato del Centro-destra sembra aver tirato i remi in barca dove non c’era partita, ma dovunque s’intravedeva uno spiraglio, la sua partecipazione sembrerebbe essere stata forte e convinta.
Sintomatico il risultato di Parma e Piacenza, dove si va ai ballottaggi, che evidenzia, impietoso, la crisi dei DS in una delle Regioni dove prima come PCI, poi come PDS ed, infine, come DS menavano vanto, tranne scivoloni episodici, del radicamento sul territorio corroborato dalla famosa egemonia gramsciana.
Nel Centro-sinistra molti autorevoli esponenti si sono consolati ricordando che anche Berlusconi, ad un anno di distanza dal trionfo del 2001, subì una cocente sconfitta, dimenticando che allora si era nella depressione psicologica ed economica post 11 settembre, mentre oggi siamo dentro una ripresa economica a livello internazionale ed in una situazione dove i 2/3 degli italiani si dicono contenti della propria vita privata.
Romano Prodi, il vero responsabile della sconfitta, tuttavia sa che Silvio Berlusconi può solo, in questo momento, dedicarsi alla propaganda, non avendo l’UDC di Cesa e Casini nessuna voglia di aiutarlo ad aprire una crisi per andare ad elezioni anticipate e riportarlo a Palazzo Chigi. La sinistra riformista dovrebbe avere il coraggio di capire che con l’attuale schieramento rimarrà sempre a percentuali da prefisso telefonico. Senza fare salti della quaglia dovrebbe avviare un percorso istituzionale che legittimi un cambio di maggioranza. La strada era stata quella indicata nell’autunno scorso da Lanfranco Turci (RnP) e ripresa qualche settimana fa da Pierferdinando Casini: chiedere al Presidente della Repubblica di sciogliere il Senato e andare al voto in autunno inoltrato. La maggioranza dei parlamentari non correrebbe il rischio di perdere la pensione e la proposta potrebbe anche non dispiacere a Rifondazione Comunista che sta soffrendo non poco il movimentismo a sinistra di Oliviero Diliberto,
Da ultimo, ma da segnalare il caso del Comune di Legnano, in Provincia di Milano, dove era stata presentata una lista di persone provenienti da differenti esperienze politiche e con una discreta notorietà che, rifacendosi alle note tesi del prof. Pietro Ichino sulla necessità di promuovere il merito e punire i fannulloni a partire dalla Pubblica Amministrazione, si proponeva di agire di conseguenza nell’amministrazione delle cose comunali. L’esito più che deludente del voto, mentre alcuni sondaggi accreditavano un risultato incoraggiante, conferma che tra il dire ed il fare, anche del Nord Italia, c’è sempre di mezzo il mare.
Sergio Vicario
Commento Nando Pagnoncelli
Caro Sergio,
l’analisi è in larga misura condivisibile anche se impietosa e un po’ troppo severa…
Qualche riflessione in ordine sparso:
1. Mi pare che il tema dell’antipolitica sia stato eccessivamente enfatizzato: globalmente il calo di affluenza è di circa 2,5% alle comunali (più che doppio alle provinciali). Tre elettori su quattro che si recano alle urne mi paiono comunque un buon segno…
2. nelle analisi del voto comunale dobbiamo sempre considerare la specificità locale in termini di temi/problemi, candidature, coalizioni (a verona di è semplicemente ricompattato il CD in precedenza diviso), presenza di liste locali e, importantissimo, l’astensione di lista (da 5% a 15% degli elettori vota per il candidato ma non per la lista rendendo ancor più difficili i confronti con le altre elezioni)
3. Rimane apertissima per il centrosinistra la questione settentrionale che ha il suo fulcro nel rapporto con i ceti produttivi i quali se in passato hanno mostrato qualche apertura di credito verso il CS, mostrano con grande evidenza di non voler fare sconti a nessuno. Credo che le questioni: fisco, infrastrutture, burocrazia e sicurezza – a livello locale e nazionale – siano cruciali. Inseguire i ceti produttivi su questi temi potrebbe essere tuttavia controproducente in termini elettorali (rispetto alla base elettorale del CS) se non si affrontano anche i temi delle “regole” (sicurezza/immigrati; ma anche evasione fiscale, emersione del nero, ecc.)
4. E’ probabile che in questa tornata si sia manifestato un consistente flusso elettorale da sinistra a destra. Lo verificheremo con l‘analisi dei flussi nonappena i dati delle singole sezioni dei vari comuni saranno disponibili
5. Parma non mi pare una anomalia: pur essendo una città con orientamento a sinistra da due legislature è stata amministrata da una giunta di CD (con lista civica Civiltà parmigiana di Ubaldi); il CD va al ballottaggio con Vignali mentre 5 anni fa Ubaldi vinse al primo turno; in tutte le altre tornate elettorali (europee, regionali e politiche Parma ha continuato a votare a sinistra. E’ la conferma delle specificità locali di cui sopra.
Ciao a tutti
Nando
Commento Enrico Castrovilli
Caro Sergio, grazie del tuo testo. Condivido la tua analisi, che potrebbe essere anche più impietosa.
Quello che fa davvero specie è la mancata analisi all’interno del centro-sinistra delle cause dello smottamento elettorale. Ma il centro-sinistra è avviluppato nella scomposizione/ricomposizione di sigle politiche nessuna delle quali discute di politica vera, di analisi della realtà, dei suoi cambiamenti, delle prospettive utili.
Probabile a breve una crisi politica (sul caso Visco o su qualcos’altro). Si dovrebbe aprire uno spazio maggiore per le forze dotate di più capacità di analisi.
Ciao,
Enrico
Commento di Valerio Federico
Analisi precisa e condivisibile. Grazie per il tuo contributo
>Il grosso degli italiani al nord sta bene e da il consenso a chi tutela,
> meglio di altri, questa condizione di benessere. Dell’integrazione degli
> immigrati e della politica estera se ne fottono.
>
> Al sud non vedo novità: chi “gioca” meglio vince.
>Che ne pensi Sergio? sono troppo cinico e/o superficiale?
> Valerio Federico
Controreplica di Sergio V a Valerio Federico
Il 03/06/07, Sergio Vicario
>
> Sono perfettamente d’ accordo.Non è cinismo, ma sano realismo. Quando
> l’Istat mette in evidenza che oltre il 70% degli italiani è felice della propria vita (la famosa società dei 2/3), solo la voglia di farsi male ed i
> paraocchi ideologici ti portano a sostenere che i ceti di riferimento per
> il
> cambiamento siano i ‘poveri’. Io continuo a pensare che la pecora (la
> società capitalista) vada trattata bene affinché produca più lana, anche
> per scaldare i poveri.
.
> Ciao, Sergio

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