
Le elezioni in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino assestano un altro duro colpo alla CDU del cancelliere Friedrich Merz. Appena due settimane dopo lo shock della vittoria di Afd in Sassonia-Anhalt, il voto in altri due Lander tedeschi conferma il crollo dei cristiano-democratici oltre il livello di guardia. In Meclemburgo, la CDU non supera la soglia di sbarramento al 5% e pertanto non sarà rappresentata in parlamento. A Berlino va meno male, ma il partito si ferma al 18%, ben lontana dall’estrema sinistra di Die Linke che trionfa nella capitale federale con oltre il 25% delle preferenze. “Un disastro di cui mi assumo le responsabilità”, ha detto Merz, aggiungendo tuttavia di non avere intenzione di dimettersi e anzi di volere andare avanti per realizzare le riforme indispensabili per rilanciare l’economia tedesca in affanno. Merz insomma insiste per restare, sia come cancelliere, sia come leader del partito. Ma le pressioni su di lui restano immense mentre dentro al partito cresce la tentazione di sostituirlo, e nomi si sprecano. Ieri Der Spiegel ha elencato ben quattro potenziali pretendenti: Hendrik Wüst, il giovane ministro-presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia, il premier cristiano-sociale bavarese Markus Söder, il ministro degli Interni Alexander Dobrindt (anche lui della CSU) e Boris Rhein, il governatore CDU dell’Assia.

Decisivo il costo della vita
Come già evidenziato in Sassonia-Anhalt, anche in Meclemburgo-Pomerania e a Berlino i timori per l’economia si trasformano in voti di rottura: i partiti centristi e di governo arretrano, gli estremi avanzano. La debolezza dell’economia sta diventando un fattore determinante nelle urne, con elettori di ogni schieramento frustrati dagli alti costi della vita e dall’incertezza economica. La campagna elettorale d’altronde si è svolta sullo sfondo di prezzi del carburante in aumento, legati al conflitto in Medio Oriente, e di nuovi licenziamenti soprattutto nei settori automobilistico. Non è un caso se in Meclemburgo-Pomerania l’AfD abbia incentrato la propria campagna sul tema dell’energia, proponendo la riattivazione del gasdotto Nord Stream, che approda proprio sulle coste del Land, come leva per abbassare i costi. E se l’ultradestra vince soprattutto nelle aree rurali, la sinistra domina nelle città: a Berlino Die Linke – che potrebbe nominare per la prima volta nella storia della città una sindaca musulmana e di origini turche, Elif Eralp – ha costruito la propria scalata alla vittoria sulla crisi abitativa, promettendo nuove case a prezzi calmierati, espropri ai colossi immobiliari e limiti agli affitti brevi. Entrambe le forze politiche hanno registrato un forte aumento di consensi, grazie all’allontanamento degli elettori frustrati dai partiti tradizionali. Due proposte opposte sul piano ideologico, ma con la stessa logica: parlare di bollette e di affitti mentre i partiti di governo parlavano di riforme che gli elettori non vedono ancora arrivare.
Una donna contro il blu
Nonostante il successo, l’AfD non governerà il Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Tutti gli altri partiti rappresentati nel Land si rifiutano di allearsi con l’estrema destra, in base al Brandmauer, il “muro tagliafuoco” che dal dopoguerra tiene i partiti di estrema destra fuori dalle coalizioni di governo tedesche. Il mandato di formare il nuovo esecutivo spetterà dunque con ogni probabilità all’SPD, arrivata seconda e a cui un’alleanza con Die Linke e I Verdi garantirebbe una maggioranza risicata ma sufficiente. A guidarla sarebbe Manuela Schwesig, 52 anni, presidente uscente del Land dal 2017 e già ministra della Famiglia in due governi di Angela Merkel. È lei l’altra novità di questa tornata elettorale: la sua campagna, incentrata su misure di contrasto al carovita – tetto al prezzo dei carburanti, asili nido gratuiti, bus scontati nelle aree rurali – e condotta con lo slogan “die Frau gegen Blau”, “la donna contro il blu” (il colore di AfD) le ha permesso di arrivare seconda con un ottimo 35%, sebbene a livello nazionale il suo partito si attesti su percentuali molto più basse. Un risultato che la colloca tra i pochi dirigenti del partito con un capitale politico spendibile, e che diversi osservatori tedeschi leggono già come una possibile contendente per la guida nazionale del partito o futura candidata cancelliera.
Germania debole, Europa debole
Sebbene Merz abbia fatto intendere che rimarrà al suo posto e continuerà con il suo programma di riforme, le sconfitte di domenica sollevano non pochi interrogativi sulla sua posizione all’interno della CDU, il cui risultato nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore – sottolinea Reuters – ha segnato il peggior risultato mai incassato dal partito in un’elezione regionale. Il duplice smacco elettorale di Merz arriva mentre a Bruxelles cresce la preoccupazione per il ruolo che la Germania può ancora svolgere alla guida dell’Unione. Nel frattempo, l’instabilità politica distrae i decisori di Berlino dallo sviluppo di una visione su come affrontare le grandi sfide geopolitiche che affliggono il continente. Ne risulta, osserva Nicole Koenig della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, una Germania “sospesa tra assertività ed esitazione: pronta a fare della Bundeswehr il più potente esercito convenzionale d’Europa, ma incerta sul rafforzamento del ruolo geopolitico dell’Unione; favorevole a un mercato unico della difesa, ma protettiva verso la propria industria; sostenitrice di una maggiore sovranità europea, ma contraria a un aumento del bilancio comune e all’indebitamento condiviso; promotrice del voto a maggioranza qualificata in politica estera, salvo evitare il dibattito sulle riforme più radicali”. In altre parole, la debolezza di Merz alla guida del membro più grande e potente dell’Ue non è più soltanto una crisi tedesca, è già una crisi europea. E su come colmarla, tanto a Bruxelles quanto a Berlino, per ora non sembra esserci risposta.
Il commento
Di Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca ISPI
“La crescita della Germania (e della CDU) dell’era Merkel era trainata da energia a basso costo dalla Russia e dalle esportazioni. La cancelliera poteva limitarsi alla politica dei piccoli passi. Questo è un lusso che Merz non può più permettersi. Per rilanciare la crescita dovrebbe fare grandi riforme, rischiando però così di inimicarsi ancora di più l’elettorato. È un rebus condiviso da molti partiti moderati in giro per Europa. Difficile trovare la quadra, ma di certo l’immobilismo non è un’opzione: sarebbe il regalo migliore agli estremismi.”
Alessia De Luca

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