Se dovessimo elencare i motivi della inarrestabile crisi sociale e civile che divora il nostro paese, ai primi posti della lista metteremmo certamente il totale disfacimento del concetto di credibilità che invece dovrebbe essere considerato, a buon diritto, uno dei pilastri fondamentali della democrazia moderna e, di più, la base stessa della vita di una comunità civile. La credibilità è infatti una sorta di punto cardinale irrinunciabile per l’orientamento delle nostre scelte di persone e di cittadini, scelte beninteso non compiute con la pancia ma sulla scorta di un ragionamento sufficientemente supportato da motivi logici e da prove che possano fornirci più di un elemento di certezza. E’sin troppo facile notare che, in caso di malattia, cerchiamo di individuare la struttura sanitaria ed il medico in grado di fornirci le più alte garanzie di riuscita nel trattamento e nella risoluzione della patologia che ci ha colpiti, così come in caso di controversia legale cerchiamo di affidarci al professionista che ci offre maggiori certezze di tutela dei nostri interessi, e potremmo continuare questi esempi all’infinito, secondo le nostre necessità quotidiane, aggiungendo che neanche per cose apparentemente più futili – un taglio di capelli, la scelta di un ristorante – ci affideremmo al caso, ma ricorreremmo comunque all’esperienza, nostra o di altri, per operare una scelta consapevole e non impulsiva riguardo ciò che in quel momento ci sta più a cuore. Dunque sarebbe oltremodo ragionevole ritenere la credibilità un requisito, anzi un prerequisito, indispensabile ed irrinunciabile da richiedere alle istituzioni, in generale, ed a coloro che le rappresentano in particolare, poiché la delega che noi affidiamo ai politici con il nostro voto ha un valore abnorme, contenendo in sé la pressoché illimitata possibilità di incidere su tutti i livelli e su tutte le possibili forme della nostra vita di individui e di cittadini facenti parte di una stessa comunità. Questa convinzione, del tutto lapalissiana, è stata però completamente erosa da una intera classe politica che si è dedicata con il massimo impegno solo alla conservazione di sé e del proprio potere, svuotando sistematicamente di ogni significato, e dunque di ogni valore, il rapporto primario con il tessuto sociale che pure sarebbe chiamata a rappresentare, privando costantemente i cittadini di ogni possibilità di controllo e di ogni strumento atto ad operare cambiamenti di rotta e di persone, sottraendosi ad ogni obbligo di verifica, dotandosi di un potere quasi abnorme e del tutto autoriferito che si nutre di sé e sembra vivere di vita propria, del tutto svincolato da qualsiasi possibilità di essere frenato e rimesso in discussione da parte di chi, con il proprio voto, a suo tempo l’ha conferito. Facciamo un esempio banale ma chiarissimo: il deputato della Lega che ha vergognosamente insultato la collega disabile in Aula, durante la squallida bagarre verificatasi nei giorni scorsi, resterà al suo posto, perché il suo partito si è affrettato a difenderlo, e lui se l’è cavata con due banali parole di scusa. Noi cittadini non possiamo dire che uno così, in Parlamento, non ce lo vogliamo a prescindere dal suo colore politico ma solo perché è un miserabile, perché la devastante legge elettorale che il Potere – sostenuto da tutti coloro che lo detengono – si è dato, non ci permette di rimandarlo a casa, solo il suo partito potrebbe scegliere di non ricandidarlo, ma certamente non lo farà.
Dunque, l’assenza di credibilità, resa palese dagli ultimi scontri parlamentari ma in realtà ormai percepita da anni dai cittadini, ci rende impossibile, oggi, affidare una pur minima speranza di riscatto – nostro, sia chiaro – a coloro che sono in grado di praticare solo la via della rissa violenta, becera e sguaiata, che si protrae da tempi lontani e non trova altro sbocco, come se la ragione unica della sopravvivenza delle istituzioni risiedesse in un perenne stato di conflittualità tribale e del tutto primitiva utile solo ad affermare la sterile supremazia di una parte o dell’altra – entrambe egualmente colpevoli di questo esecrabile stato di cose e del degrado indegno del nostro sentimento della democrazia.
Ci fanno dunque amaramente sorridere tutti coloro che, Montezemolo in testa, dopo essere stati conviventi, corresponsabili, persino correi, di questo quotidiano stillicidio che ha minato le basi stesse del concetto di credibilità delle istituzioni e di chi le incarna, oggi si propongono come se fossero una novità, appellandosi addirittura alla capacità di indignazione della “società civile”. E di grazia, gentile nobiluomo, vorrebbe spiegarci su quali basi, e con quali strumenti, dovremmo noi oggi esprimere il nostro pur esasperato sdegno?! Affidando forse l’ennesima delega in bianco ad un esponente delle lobbies di potere quale lei è sempre stato e tuttora è?!
Abbiamo un disperato bisogno di ricambio, selezione, merito, in una parola: rottamazione e riedificazione su basi nuove, diverse, finalmente credibili e, soprattutto, scelte da noi. Sì, questa è la battaglia di Matteo Renzi – a lui, siamo disposti ancora ad aprire un credito, a Montezemolo certamente no. La “società civile” si esprima dunque su questi temi, e spinga per un rinnovamento totale e per una riscrittura basilare delle regole democratiche – perché il resto, come sempre, fa volume, chiacchiere senza costrutto destinate solo a procrastinare la nostra lenta agonia di comunità senza più un’anima.
ChiBo

L’aristocratico Siracusa ripercorre le strilla di provincialismo rivolte ai fiorentini da chi fiorentino non è , per concludere che cosa ? Che il sistema va bene ,che non c’ é niente e nessuno da rottamare ? Beh ,più che voler rompere il giocattolo ,io lo inviterei ad andar a giocare sul suo uscio , sfogandosi a vituperare il programma PDL (dato che lo ha presentato Berlusconi ) , orfano com’ é di Prodi e dei suoi biascicamenti. Non capisco cosa ci guadagni a beatificare la Casta ed i suoi proclami ( ultimo esempio la proposta di legge sulle Fondazioni di partito ,naturalmente da finanziare ) , ma qualche interesse ( nobile ,per carità ) deve averlo . Beato lui !
Beh, Renzi sembra post ideologico perché è ancora nella fase del “farò”, ma al momento di fare diventerà automaticamente ideologico. E nonostante tanti “al lupo, al lupo!” nemmeno mi sembra che la situazione sia così emergenziale da poter incollare delusi di destra e sinistra. Non metto in dubbio la buona fede dei suoi promotori e in fondo nemmeno di Renzi stesso. Temo fortemente però che si tratti d’un altro capitolo delle “ingenuità” fiorentine, La Pira docet, le ingenuità di questa città che si sente perennemente orfana, e non trovando babbi finisce per concludere con Bartali “ell’è tutto da rifare”. M’ha dato i’ giocattolo? E io lo rompo. E infatti Renzi ha il pallino di rottamare.
Caro Marzio, rovesciando pari pari le premesse, potrei dirti, credendoci, che le argomentazioni da te elencate sono tutti buoni motivi per sostenere Matteo. Che sta fuori dalla Chiesa partito. Che si fa capire da tutti. Che è post ideologico. Che non si tita indietro su nessun argomento. Che non si nasconde dietro a nulla e ci mette sempre la faccia. Ti pare poco? Di questi tempi partitocraaici mummificati, un vero lusso.
Rottamazione è una parola un po’ volgarotta ma suggestiva che però rischia di perpetrare il nuovo delle parole e non dei fatti. E siccome rottamazione è parola anche spiccia, si spaccia bene per bagaglio d’un pensiero pragmatico. Un classico italiano. Vorrei sapere chi dovrebbe votare Renzi. Vogliamo un “peron de noartri” acclamato da tanti descamisados del ceto medio frustrato a sinistra e a destra? Su basi partitiche o movimentiste dovrebbe basarsi l’ascesa di Renzi? Mi sembra movimentiste a giudicare dalla genericità delle aspirazioni e dalla confusione tra pragmatismo vero e integralismo cattolico. Non so quale ingenuo o calcolato incantamento Renzi, in blue jeans perenni da innovatore doc, abbia suscitato tra i laici dell’area fiorentina e nei media in astinenza, mi sembra però agisca nei suoi confronti un’attesa insistita e senza credibiltà, che magari il poveretto nemmeno inseguiva. Insoma Renzi è regista o vittima dell’altrui speranza di recitare prima o poi una particina in chissà quale “team” epocale? Oltre ai tazebao mediatici cosa ha mostrato Renzi a Firenze per essere proiettato sul piano nazionale e internazionale? Torno a dire che quando parla imbarazza, linguaggio, inflessione e argomentazioni sono davvero d’un ragazzotto di S.Lorenzo, il suo libro è un condensato di discorsi da giornalino della terzo liceo, oltretutto d’un provincialismo sconcertante quando s’arrampica per entrare dalla finestra e scoprire poi che la porta del suo nuovo è aperta da quel dì. In conclusione le idee di Renzi mi sfuggono, o sono così nebulose da sembrare pragmatiche. Resta la coazione a ripetere della rottamazione, un po’ ossessiva direbbe l’analista, e troppo propensa a scordare che tra pochi anni il rottamato sarebbe lui.