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La Corte Suprema, massimo potere e minima legittimità

I membri della Corte creano poca fiducia per la schiacciante maggioranza conservatrice (6 a 3). Tre dei 6 di orientamento conservatore sono stati nominati da Donald Trump. Di Domenico Maceri

di Domenico Maceri | 19 Luglio 2022

“Perderanno non solo la loro libertà ma anche la loro vita”. Così i tre giudici della minoranza alla Corte Suprema Elena Kagan, Stephen Breyer e Sonia Sotomayor nel loro dissenso sulla sentenza che ha revocato il diritto costituzionale all’aborto. I tre giudici hanno continuato attaccando la decisione come “catastrofica” per le donne anche perché “riduce i diritti delle donne come cittadini liberi ed uguali”. Allo stesso tempo i tre giudici hanno aggiunto che la decisione “mina la legittimità della Corte”.

La Corte Suprema come arbitro della Costituzione e della legalità fa affidamento alla sua legittimità e credibilità per le decisioni. Ha bisogno della fede dei cittadini di seguire anche se di non accettare totalmente le sentenze. Come altre istituzioni anche la Corte Suprema ha negli ultimi tempi perso credibilità come ci confermano i sondaggi. Secondo l’agenzia Gallup solo il 25 percento degli americani approva l’operato della Corte Suprema, un calo di 11 punti dall’anno scorso. Dal punto di orientamento politico i democratici sono al livello di gradimento più basso (21%), seguiti dagli indipendenti (25%), e finalmente dai repubblicani (37%).

Il calo di fiducia sulla Corte Suprema si spiega anche con il loro recente operato. La fuga di notizie del mese di maggio che ha rivelato la bozza del testo della revoca dell’aborto, confermato il mese dopo, ha creato l’immagine di una Corte in disordine. Il suo presidente, il giudice John Roberts, ha lanciato un’indagine ma ancora non si sa se i responsabili della fuga siano di parte di un giudice conservatore o liberal. Comunque sia, la fuga di notizie ha creato l’immagine di una Corte incapace di gestire le sue attività.

I membri della Corte creano poca fiducia per la schiacciante maggioranza conservatrice (6 a 3). Tre dei 6 di orientamento conservatore sono stati nominati da Donald Trump, un presidente eletto da una minoranza del voto popolare, e persino macchiato da due impeachment. Due delle nomine di Trump sono avvenute in modo anomalo e fortunoso. Uno di questi scanni si considera “rubato”. Quando il giudice conservatore Antonin Scalia morì inaspettatamente nel 2016 l’allora presidente Barack Obama nominò Merrick Garland per sostituirlo. Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky, allora presidente del Senato, non sottomise la nomina alla conferma. Con una trovata originalissima e senza precedenti storici McConnell spiegò che in un anno di elezione presidenziale non si potevano confermare giudici della Corte Suprema perché gli elettori meritavano prima di scegliere il nuovo presidente. Una volta eletto presidente Trump ritirò la nomina di Garland sostituendola con Neil Gorsuch, giudice di orientamento conservatore.

Una seconda nomina di Trump, Amy Coney Barrett, avvenne anche in maniera fortuita ma anche per il machiavellismo e ipocrisia di McConnell. Quando la giudice liberal Ruth Baines Ginsburg morì nel 2020, Trump nominò Coney Barrett per sostituirla. L’elezione del 2020 era già in corso ma questa volta McConnell decise di non seguire la sua regola applicata nel caso di Garland. L’altra nomina di Trump avvenne in maniera abbastanza tradizionale. Il giudice della Corte Suprema Anthony Kennedy andò in pensione nel 2018 e Trump lo sostituì con Brett Kavanaugh. La conferma fu molto contenziosa perché durante le audizioni Kavanaugh fu accusato di tentato stupro quando era studente al liceo. Alla fine però prevalse e fu confermato.

Queste tre nomine di Trump, al di là di consolidare la maggioranza di orientamento conservatore, hanno macchiato la Corte Suprema. Tutti e tre avevano promesso che la sentenza sull’aborto era legge stabilita e non sarebbe stata toccata. Difatti, tutti e tre hanno votato per la revoca. Da aggiungere anche l’attivismo politico di Ginni Thomas, moglie di Clarence Thomas, uno dei giudici della Corte Suprema più conservatori. La Thompson ha partecipato ai futili sforzi di ribaltare l’esito dell’elezione presidenziale del 2020 tentando di mantenere Trump alla Casa Bianca. Per le sue attività politiche la commissione parlamentare sugli assalti al Campidoglio il 6 gennaio 2021 la Thomas dovrà presentarsi a testimoniare. Non si vuole suggerire che il marito abbia agito in qualche modo inappropriato ma sembrerebbe improbabile che i due non abbiano discusso l’elezione. È stato suggerito giustamente che Thomas dovrebbe ricusarsi da decisioni che possano essere legate a queste attività.

Thomas ha persino additato che al di là della sentenza sulla revoca dell’aborto, altre decisioni meriterebbero essere rivedute. Queste includono il diritto alla contraccezione e i matrimoni dello stesso sesso, i quali secondo lui, si basano sulla stessa erroneità del diritto all’aborto. In effetti, con la loro maggioranza schiacciante i giudici possono “governare” il Paese, riportandolo a quello che Trump aveva detto essere l’età dell’oro, ossia gli anni 50 quando gli afro-americani e le donne avevano pochissimi diritti. Difatti, la loro teoria giuridica di originalità, ossia di ritornare alle origini delle intenzioni dei padri fondatori, andrebbe più indietro. Non applicano però questo approccio sul diritto del possesso di armi da fuoco che i padri fondatori immaginavano come un moschetto che spara una pallottola alla volta invece dei fucili semi automatici, spesso usati nelle troppo frequenti sparatorie attuali, che sparano dozzine di pallottole in pochi minuti.

Con il Paese diviso in 2 in maniera polarizzata i giudici riempiono lo spazio vuoto dell’incapacità del governo. Nonostante il controllo del Partito Democratico del potere esecutivo e legislativo Joe Biden ha grandi difficoltà a contrastare il potere repubblicano riflesso dal potere giudiziario. Una soluzione sarebbe quella di seguire l’esempio di Franklin Delano Roosevelt il quale minacciò di ampliare la Corte poiché le toghe negli anni trenta gli stavano bloccando la sua agenda politica. La minaccia funzionò e i giudici fecero marcia indietro anche perché Roosevelt aveva una maggioranza schiacciante e avrebbe potuto farlo. Biden si trova in una situazione diversa. Al Senato esiste un pareggio di 50 a 50 senatori dei due partiti anche se in caso di voti equivalenti la vicepresidente Kamala Harris può esprimere il voto decisivo a favore dei democratici. C’è però lo scoglio del filibuster, la regola al Senato della super maggioranza di 60 consensi per procedere alle votazioni di disegni di legge. I repubblicani hanno fatto e continuano a farne ottimo uso per bloccare l’agenda di Biden. L’attuale presidente spera di mantenere la maggioranza alla Camera e ampliare la maggioranza al Senato dopo le elezioni di midterm del mese di novembre. In un esito ottimista Biden potrebbe nei suoi due ultimi anni di mandato agire per limitare il potere della Corte Suprema che però continuerà per molti anni tenendo presente che i giudici hanno l’incarico a vita e le recenti nomine di Trump sono relativamente giovani.

Domenico Maceri

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, barack obama, campidoglio, casa bianca, commissione, costituzione, elezioni, giovani, governo, obama, orientamento, partito democratico, pensione, responsabili, senatore, soluzione

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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